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La nuova corsa alla Luna: perché il 2026 sarà l'anno della Cina
Di Alex (del 16/02/2026 @ 11:00:00, in Scienza & Spazio, letto 27 volte)
Rappresentazione artistica del lander lunare cinese Lanyue in fase di atterraggio al Polo Sud della Luna con due taikonauti a bordo
Mentre l'Occidente celebra il ritorno di Artemis II, Pechino gioca una partita silenziosa ma letale. Il 2026 non sarà ricordato solo come l'anno del "ritorno" americano, ma come il momento in cui la Cina ha dimostrato al mondo che la sua Luna, quella del Dragone, è molto più vicina di quanto si creda. Ecco il piano dei taikonauti per conquistare il Polo Sud lunare, un test alla volta. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
La foto che la Nasa non vorrebbe mai vedere
C'è una foto scattata nel 2019 che ancora oggi brucia come acido negli uffici di Washington e Houston. Mostra un piccolo rover, lo Yutu-2, che lascia le sue impronte sulla regolite del lato nascosto della Luna. Un posto dove nessun uomo, nessuna macchina americana o sovietica, era mai arrivato prima. Quella foto è stata il primo avvertimento.
Il secondo è arrivato il 7 agosto 2025, quando la Cina ha acceso i motori del lander Lanyue in un sito di prova nello Hebei, simulando un atterraggio e un decollo perfetti dalla superficie lunare. I cinesi non stanno solo partecipando alla corsa allo spazio. La stanno vincendo, un test alla volta.
Mentre i media occidentali puntano i riflettori su Artemis II – la missione Nasa che a febbraio porterà quattro astronauti in orbita attorno alla Luna per la prima volta dopo 50 anni – la macchina spaziale cinese macina risultati concreti, lontano dai clamori mediatici.
La strategia del Dragone: non una bandiera, ma una base
Quando gli astronauti di Artemis II saliranno a bordo della capsula Orion a febbraio, faranno un viaggio spettacolare, ma fondamentalmente identico a quello di Apollo 8 nel 1968: un sorvolo, uno sguardo, un ritorno a casa. Servirà a testare i sistemi, certo. Ma non lascerà nulla di permanente sul suolo lunare.
La Cina, al contrario, non ha alcuna intenzione di limitarsi a sfilare. La sua filosofia è radicalmente diversa: ogni missione è un mattone, ogni test è un passo verso l'insediamento permanente. L'obiettivo dichiarato è il 2030, ma gli esperti sospettano che il cronoprogramma segreto sia più stretto. E il 2026 è l'anno in cui tutti i tasselli del puzzle inizieranno a incastrarsi.
L'hardware della vittoria: Lanyue, Mengzhou e il Lunga Marcia 10A
Dimenticatevi il confronto con le vecchie Shenzhou. La nuova architettura lunare cinese è un mostro di efficienza tecnologica, progettata da zero per la Luna e non per l'orbita bassa terrestre.
Lanyue ("Abbracciare la Luna"): Questo non è un semplice modulo di discesa. È una casa, un laboratorio e un razzo di risalita lungo 9 metri, capace di trasportare due taikonauti e un rover. Il test di agosto 2025 nello Hebei non è stato un semplice collaudo: è stata la prima simulazione al mondo di un ciclo completo di atterraggio e decollo extraterrestre per un veicolo con equipaggio. Hanno ricreato la gravità lunare, la polvere, l'ambiente. Ha funzionato.
Mengzhou ("Nave dei Sogni"): Mentre Lanyue porta giù, Mengzhou porta su. La nuova capsula, che sostituirà le Shenzhou, è il cavallo di battaglia per il viaggio Terra-Luna. Nel 2026 è previsto il suo battesimo del fuoco con la missione Mengzhou-1. Partirà dal nuovissimo spazioporto di Wenchang, agganciata a un razzo Lunga Marcia 10A, e dovrà dimostrare di poter eseguire un docking automatico con la stazione Tiangong.
Lunga Marcia 10: Il razzo che porterà tutto questo sulla Luna è un colosso alto 90 metri, progettato per trasportare 27 tonnellate verso il nostro satellite. A febbraio 2026, la Cina ha annunciato il completamento con successo dei test del sistema di salvataggio di emergenza per questo lanciatore, una tecnologia fondamentale per garantire la sicurezza degli equipaggi in caso di avaria al decollo.
Chang'e 7: la caccia al ghiaccio nel buio eterno
Mentre gli ingegneri testano i veicoli con equipaggio, gli scienziati preparano il terreno. In autunno, la sonda robotica Chang'e 7 punterà dritta al Polo Sud lunare, il grande premio di questa nuova corsa allo spazio.
Perché il Polo Sud? Perché lì, nei crateri in ombra perenne dove il sole non sorge mai da miliardi di anni, si nasconde l'oro del futuro: il ghiaccio d'acqua.
Chang'e 7 non è una semplice sonda. È un'armata tecnologica. Trasporterà un orbiter, un lander, un rover e una componente rivoluzionaria: un "hopper", una sonda capace di saltare letteralmente dentro e fuori dai crateri bui, impossibili da raggiungere per un rover tradizionale. Il suo compito? Cercare e analizzare le "sostanze volatili", il primo passo per trasformare l'acqua lunare in carburante per razzi e ossigeno per i futuri taikonauti.
E, cosa non meno importante, Chang'e 7 porterà con sé sei strumenti scientifici internazionali, da Egitto, Italia, Russia, Svizzera e altri. Pechino costruisce alleanze mentre costruisce la sua base.
Il contesto: l'Occidente inciampa, il Dragone corre
Il paragone con il programma Artemis Usa è impietoso. Non per i tecnici Nasa o Esa, che sono eccellenti, ma per l'architettura mostruosamente complessa su cui gli americani hanno deciso di puntare.
Il problema Starship: Artemis III, il tanto agognato sbarco sulla Luna con equipaggio, non può avvenire senza Starship di SpaceX. E Starship, il razzo più grande mai costruito, si sta rivelando un'incognita titanica. Deve dimostrare non solo di volare, ma di essere in grado di fare rifornimento in orbita, un'impresa mai tentata prima a questa scala. Ogni test che fallisce, ogni esplosione a Boca Chica, allontana la data del 2028, spalancando le porte alla Cina.
Il "Piano B" Bezos: L'ex amministratore Nasa Sean Duffy ha minacciato di passare al lander Blue Moon di Jeff Bezos se SpaceX continua a ritardare. Ma Blue Moon è ancora in fase di sviluppo avanzato, non pronto per il 2028. È un'ammissione di vulnerabilità.
La macchina cinese: Al contrario, la Cina procede con una linearità invidiabile. I pezzi sono stati progettati insieme per funzionare insieme. Il lander Lanyue è già stato testato a terra. Il razzo Lunga Marcia 10 ha già superato i test critici. La capsula Mengzhou volerà quest'anno. E c'è di più: la Cina ha già una rete di telecomunicazioni operativa, Queqiao-2, un ponte radio che garantisce le comunicazioni anche dal lato nascosto e dal Polo Sud, un'infrastruttura che l'Occidente sta ancora costruendo.
Oltre la tecnica: la formazione dei taikonauti
Un programma lunare non si fa solo di metallo e carburante. Si fa di uomini e donne pronti a sopportare l'insopportabile. Mentre i candidati astronauti occidentali si addestrano nei centri Nasa, i taikonauti cinesi hanno appena concluso un'esperienza che sa più di film dell'orrore che di corso di preparazione.
A gennaio 2026, 28 taikonauti sono stati calati nelle profondità delle grotte carsiche di Wulong, nello Chongqing, per sei giorni e cinque notti di isolamento totale. L'addestramento in grotta non è una novità, ma i cinesi lo hanno portato a un livello superiore. Niente supporto esterno, niente comunicazioni. Solo buio, freddo, umidità, percorsi impervi e la consapevolezza che un errore potrebbe essere fatale.
Hanno dovuto esplorare, mappare, gestire le risorse, convivere con la paura. L'obiettivo, ha spiegato il vice capo progettista Wu Bin, è "affinare le capacità di risposta al rischio, di lavoro indipendente, di collaborazione di squadra e di resilienza psicologica in ambienti estremi". L'eroe nazionale Ye Guangfu, che ha partecipato come comandante dell'addestramento, ha sottolineato che questo metodo "enfatizza lo stimolo delle capacità indipendenti degli astronauti". Un addestramento che forgerà taikonauti più autonomi e pronti a prendere decisioni in frazioni di secondo sulla superficie lunare.
Conclusione: chi semina bene, raccoglie la Luna
La narrazione occidentale ama rappresentare la Cina come inseguitrice, come un Paese che cerca di "battere" gli Usa sulla Luna. È una narrazione comoda, ma sempre più falsa. La Cina non sta inseguendo. La Cina sta costruendo un sentiero parallelo, e in alcuni tratti, come la definizione delle architetture di missione e la creazione di infrastrutture orbitali, è già in vantaggio. Nel 2026, mentre i quattro astronauti di Artemis II torneranno a casa con le loro foto spettacolari, in Cina si testerà la capsula che porterà i taikonauti, si poserà una sonda rivoluzionaria al Polo Sud e si formeranno gli equipaggi che, entro il 2030, pianteranno la bandiera del Dragone sulla Luna. La competizione fa bene. Ma se dovessimo scommettere su chi, tra qualche anno, controllerà le risorse del Polo Sud lunare, il consiglio è di non guardare a ovest. Guardate a est. Il Dragone sta atterrando.
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