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La crisi umanitaria delle deportazioni negli Stati Uniti e le conseguenze globali
Di Alex (del 21/01/2026 @ 20:00:00, in Geopolitica e tecnologia, letto 94 volte)
Famiglie separate e retate dell'ICE negli Stati Uniti durante le operazioni di deportazione di massa
Gli Stati Uniti stanno attraversando una delle più drammatiche crisi migratorie della loro storia, con deportazioni di massa che stanno lacerando famiglie, paralizzando interi settori economici e minacciando la leadership scientifica americana. Le conseguenze si ripercuotono ben oltre i confini nazionali, investendo Europa e resto del mondo.
La macchina delle deportazioni in azione
Nei primi sei mesi del 2025, la popolazione immigrata negli Stati Uniti è diminuita di circa 1,4 milioni di persone, segnando un calo storico senza precedenti dalla Grande Depressione degli anni Trenta. Il Dipartimento della Sicurezza Interna ha arrestato oltre 359.000 migranti irregolari nei primi 200 giorni del 2025, di cui 332.000 già rimpatriati, mentre circa 1,6 milioni di persone hanno scelto di lasciare volontariamente il Paese.
Gli immigrati senza documenti sono almeno 14 milioni di persone, anche se in quasi un caso su due sono negli Stati Uniti da almeno vent'anni, perfettamente integrati nelle comunità locali. Le retate dell'ICE non risparmiano nessuno: famiglie con bambini piccoli vengono separate durante le operazioni quotidiane, creando un clima di terrore nelle comunità ispaniche e non solo.
La legge approvata prevede circa 350 miliardi di dollari per il programma in materia di frontiere e sicurezza nazionale, con l'obiettivo di espellere circa un milione di persone all'anno. L'amministrazione offre agli immigrati privi di documenti 1.000 dollari e un viaggio pagato se accettano di lasciare volontariamente gli Stati Uniti, mentre chi viene sorpreso rischia l'arresto immediato e la deportazione.
Il dramma umano delle famiglie separate
Le storie personali dietro i numeri sono devastanti. Mario, immigrato dal Perù nel 2002, è stato fermato dall'ICE mentre faceva commissioni a San Francisco con la figlia neonata, preso in custodia e successivamente deportato in Honduras. La sua compagna Rosa e i bambini si sono ritrovati improvvisamente soli, con la casa amorevole e stabile che avevano costruito distrutta in un istante.
I genitori lavorano con angosciante incertezza se torneranno o meno a casa, i bambini vanno a scuola con il terrore di trovare una casa vuota. Le routine quotidiane si trasformano in fonti di ansia costante, con intere comunità che vivono nell'ombra per evitare i controlli. Lillian Divina Leite, 46 anni, ex colf a Charlotte, ha raccontato di aver aderito al programma di auto-deportazione per tornare in Brasile affermando di sentirsi braccata come una criminale.
Secondo le stime, con la nuova legge perderanno l'assicurazione sanitaria pubblica almeno 11,8 milioni di statunitensi entro il 2034, e 3 milioni di persone non avrebbero più diritto ai buoni pasto. Chi non ha documenti non può accedere ai servizi sanitari di base, e molte famiglie si trovano improvvisamente senza alcuna protezione medica o economica.
Il collasso economico di interi settori
I lavoratori senza visto sono almeno 8,3 milioni, circa il 5% della forza lavoro di tutto il Paese, indispensabili in agricoltura, edilizia, servizi di cura, ristorazione. Il numero uno di BlackRock Larry Fink avverte che circa il 70% di uomini e donne impiegati nel settore agricolo non sono nati negli Stati Uniti, e le deportazioni rischiano di innescare un problema di forza lavoro senza precedenti.
Lisa Tate, imprenditrice agricola in California, denuncia che nei campi il 70% dei lavoratori se sta andando. Robby Robertson, che dirige un cantiere in Alabama, ha perso almeno la metà dei suoi oltre 100 operai, lamentando perdite per decine di migliaia di dollari. Brent Taylor, proprietario di un'impresa edile in Florida, ha visto il costo giornaliero del lavoro per ogni lavoratore salire a 400-500 dollari, rispetto ai 200-300 dollari di prima.
Il Peterson Institute stima che, se tutti gli oltre otto milioni di lavoratori senza documenti venissero deportati, gli Stati Uniti potrebbero perdere il 7,4% del PIL e dell'occupazione entro il 2028. La perdita di lavoratori stranieri potrebbe costare al Paese fino a 88 miliardi di dollari all'anno, mentre il PIL rischia un taglio di oltre 5.000 miliardi nel prossimo decennio.
La guerra alla scienza e alla ricerca
Mentre le deportazioni colpiscono i lavoratori, l'amministrazione ha lanciato un attacco sistematico al mondo accademico e scientifico. Harvard ha subito il congelamento di circa 2,2 miliardi di dollari in sovvenzioni federali, con la minaccia di vietare l'accesso agli studenti stranieri. Un docente di Harvard avverte che l'università non potrebbe mantenere il suo status senza gli studenti internazionali.
Nei primi tre mesi del 2025 le richieste professionali da parte dei ricercatori americani per lavorare in altri Paesi sono aumentate del 32% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un sondaggio condotto su oltre 1.200 ricercatori di istituzioni americane ha rivelato che il 75% ha dichiarato di voler lasciare gli Stati Uniti. L'amministrazione ha tagliato migliaia di sovvenzioni per la ricerca da gennaio, con almeno 2,5 miliardi di dollari revocati finora.
Il National Institutes of Health rischia una riduzione di budget che sfiora il 40%, la Fondazione nazionale della scienza potrebbe perdere fino al 52%. Software automatici escludono proposte che trattano argomenti con parole vietate come vaccini o RNA, mettendo a dura prova la libertà scientifica. Una lettera aperta sottoscritta da 1.900 scienziati statunitensi, tra cui numerosi Premi Nobel, denuncia un sistematico smantellamento dell'apparato scientifico nazionale.
L'opportunità storica per l'Europa
L'Unione Europea ha aumentato i finanziamenti per la ricerca con programmi come Horizon Europe, che stanzia oltre 95 miliardi di euro per innovazione e scienza nei prossimi anni. L'Università Aix-Marseille in Francia ha lanciato un programma triennale con un budget di 15 milioni di euro per ospitare circa 15 scienziati americani: in sole due settimane ha ricevuto oltre 100 candidature, inclusi ricercatori da NASA, Yale e Stanford.
Germania, Francia, Olanda, Belgio stanno introducendo politiche specifiche per attrarre ricercatori in fuga dagli Stati Uniti, con visti facilitati e agevolazioni fiscali. La ministra italiana dell'Università Anna Maria Bernini dichiara che, mentre altrove si parla di tagli alla ricerca, l'Italia sceglie di investire, con 11 miliardi di euro per nuovi centri di ricerca.
L'arrivo di scienziati di alto livello dagli Stati Uniti potrebbe rendere le università e i centri di ricerca europei leader globali in settori chiave come intelligenza artificiale, biotecnologia ed energie rinnovabili. Tuttavia, senza flussi di finanziamento prevedibili, stipendi competitivi e sostegno istituzionale, l'Europa rischia di trasformare un potenziale vantaggio in frustrazione e spreco di intelligenza.
Le conseguenze globali sul lavoro e l'innovazione
Gli esperti avvertono che ci sarà un impatto soprattutto sulla parte agricola del paese, sull'edilizia e sul lavoro di cura dei bambini e degli anziani. La carenza di manodopera si sta già manifestando in settori vitali, con aziende costrette a ridimensionare o chiudere le attività. Nell'agricoltura, stime recenti collocano intorno al 40% la quota di lavoratori privi di autorizzazione nei soli impieghi di coltivazione.
Le ripercussioni si estendono alle filiere globali: il rincaro dei prodotti agricoli americani si ripercuote sui mercati internazionali, mentre la riduzione della capacità produttiva in settori strategici come l'edilizia rallenta progetti infrastrutturali cruciali. Si profila un inaridimento complessivo delle collaborazioni industriali, incluse quelle votate alla ricerca e all'innovazione.
Sul fronte tecnologico, la fuga di cervelli dagli Stati Uniti potrebbe ridisegnare gli equilibri globali dell'innovazione. Se l'Europa saprà cogliere l'opportunità, potrebbe finalmente ridurre la dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina, costruendo un'autonomia strategica in ambiti chiave. Ma serve determinazione, investimenti reali e una visione che non si limiti a piccoli aggiustamenti.
La crisi in atto negli Stati Uniti rappresenta un punto di svolta nella storia contemporanea. Le deportazioni di massa non stanno solo lacerando famiglie e comunità, ma stanno minando le fondamenta economiche e scientifiche che hanno reso l'America la superpotenza del ventesimo secolo. Per l'Europa e il resto del mondo, questa tragedia umanitaria potrebbe trasformarsi in un'opportunità storica, a patto di agire con rapidità e visione strategica. Il futuro dell'innovazione globale si gioca nei prossimi mesi.
Fonti utilizzate per questo articolo:
- La Voce di New York
- Il Sole 24 ORE
- Euronews
- MAF (Mission Asset Fund)
- MilanoFinanza
- Avvenire
- GeopopToday
- Il Fatto Quotidiano
- Agenda Digitale
- Gaeta.it / Scienze
- Spondasud / Open
- Il Manifesto
- Focsiv
- La Rivista il Mulino
- Confindustria
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