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Misteri e processi al castello di Moosham
Le imponenti mura medievali del castello di Moosham tra i boschi austriaci
Nella solitaria valle del Lungau salisburghese sorge la rocca di Moosham, teatro secolare di atroci processi alle streghe e sinistre leggende. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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L'avamposto fortificato e il tribunale dell'arcivescovado
Eretto nel corso del dodicesimo secolo sui resti strategici di un antico castrum militare romano, il castello di Moosham domina ancora oggi l'orografia impervia della valle del Lungau, nel territorio salisburghese in Austria. Per oltre cinquecento anni, questa massiccia fortezza alpina ha assolto la duplice funzione di centro amministrativo territoriale e di supremo tribunale distrettuale per conto dei principi-arcivescovi di Salisburgo. Oltre le spesse mura perimetrali in pietra viva, la struttura venne concepita per incutere timore e garantire un controllo capillare sulle valli montane: ampie aule giudiziarie, celle sotterranee scavate direttamente nella roccia senza finestre né aerazione e complesse camere di tortura dotate degli strumenti coercitivi tipici della giurisprudenza germanica dell'epoca.
La tragedia di Zaubererjackl e i roghi degli innocenti
La pagina più cupa della storia di Moosham si consumò tra il 1675 e il 1690, nel pieno dei sanguinosi processi giudiziari guidati dalla caccia alla presunta congrega di Zaubererjackl. L'inquisizione secolare colpì con una ferocia senza precedenti le fasce più marginali della società contadina, prendendo di mira mendicanti, vagabondi e soprattutto orfani minorenni accusati di stregoneria, patti diabolici e sortilegi meteorologici. Sotto l'uso sistematico della tortura, 139 imputati confessarono colpe inverosimili prima di essere decapitati o arsi vivi sul rogo ai piedi del castello. Nel corso del diciannovesimo secolo, il rinvenimento nei boschi adiacenti di decine di capi di bestiame orrendamente sventrati rinvigorì l'arcaica credenza contadina secondo cui la fortezza celasse nel proprio labirinto sotterraneo un covo di licantropi assetati di sangue.
Le ombre della camera del giudice e le cronache del mistero
La suggestione del luogo ha continuato ad alimentare racconti inspiegabili fino all'epoca contemporanea, concentrati in particolare attorno alla celebre stanza del giudice Toni. Visitatori e ricercatori hanno riferito di repentine folate d'aria calda sulla pelle nuda, insoliti contatti fisici invisibili e sagome scure dalle movenze ferine che scivolano rapidamente lungo i pavimenti in legno d'abete. Una singolare testimonianza racconta di un magistrato che alloggiava nell'ala museale per consultare gli antichi verbali d'interrogatorio: mentre l'inchiostro nel calamaio gelava all'improvviso nonostante la stagione mite, dalla stanza vicina si udì chiaramente un pianto disperato di fanciulli che imploravano pane e riparo contro il gelo alpino. Tuttavia, spalancando la pesante porta ferrata, la stanza apparve totalmente vuota, rivelando sul letto di cenere spenta del camino fresche orme di zampe di lupo.
Tra memoria storica delle persecuzioni e folklore alpino, Moosham rimane un monumento severo all'intolleranza giudiziaria dell'Europa della prima età moderna.
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