Nanoparticelle polimeriche attraversano la barriera ematoencefalica
Le nanoparticelle polimeriche modificate con ligandi specifici riescono a superare la barriera ematoencefalica mediante trasporto mediato da recettori, veicolando chemioterapici direttamente nel cervello. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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Meccanismi di trasporto mediato da recettori e sperimentazioni
La barriera ematoencefalica (BBB) è un endotelio altamente specializzato che impedisce al 98% dei farmaci di raggiungere il parenchima cerebrale. Per aggirarla, la nanomedicina ha sviluppato nanoparticelle polimeriche biodegradabili, tipicamente a base di acido poli‑lattico‑co‑glicolico (PLGA), con un diametro di 80‑120 nanometri. La superficie delle particelle viene decorata con ligandi come il transferrina, l’apolipoproteina E o peptidi derivati dal virus della rabbia (RVG29), che si legano selettivamente ai recettori espressi sulle cellule endoteliali, come il recettore della transferrina (TfR) e il recettore LDL (LRP‑1). Una volta avvenuto il legame, la particella viene internalizzata tramite endocitosi mediata da clatrina, e successivamente rilasciata nel lato basolaterale della cellula, penetrando così nello spazio cerebrale. Il carico terapeutico, generalmente doxorubicina o temozolomide, viene incapsulato nel core polimerico con un’efficienza di caricamento superiore al 70% e rilasciato lentamente per degradazione idrolitica della matrice. Studi preclinici condotti nel 2024 presso l’Istituto di Nanotecnologie del CNR hanno dimostrato che topi trattati con nanoparticelle caricate con paclitaxel e decorate con transferrina mostravano una riduzione del 60% della massa tumorale in modelli di glioblastoma multiforme, rispetto al solo farmaco libero. La farmacocinetica mostra un’emivita plasmatica di circa 12 ore e una concentrazione cerebrale massima raggiunta dopo 4 ore dall’iniezione endovenosa. Le particelle sono rese stealth mediante PEGilazione superficiale, che riduce l’opsonizzazione e la clearance da parte del sistema reticoloendoteliale. Le tecniche di imaging con microscopia a due fotoni hanno confermato che le nanoparticelle si accumulano selettivamente nel tumore grazie all’effetto EPR (Enhanced Permeability and Retention), amplificato dalla rottura locale della BBB tipica dei gliomi ad alto grado. Le sperimentazioni di fase I, avviate nel 2025 in tre centri oncologici europei, hanno coinvolto 30 pazienti e hanno evidenziato un profilo di tossicità accettabile, con lieve astenia e neutropenia di grado 2 come effetti avversi più comuni. La sfida successiva è la produzione su larga scala con tecniche di nanoprecipitazione in flusso continuo, già oggetto di un brevetto dell’Università di Ginevra. La personalizzazione è all’orizzonte: biopsie liquide del liquor cefalorachidiano potrebbero identificare il pattern recettoriale del tumore di ogni paziente, consentendo di selezionare il ligando più efficace per il superamento della BBB.
Componente
Descrizione
Polimero
PLGA biodegradabile
Ligando target
Transferrina, ApoE, RVG29
Farmaco caricato
Doxorubicina, temozolomide
Diametro medio
80‑120 nm
L’ingegnerizzazione delle nanoparticelle polimeriche segna un salto di qualità nella terapia dei tumori cerebrali, promettendo di trasformare diagnosi infauste in malattie croniche gestibili.