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La grande macchia rossa di Giove: un laboratorio planetario
Di Alex (del 07/03/2026 @ 11:00:00, in Scienza & Spazio, letto 97 volte)
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La Grande Macchia Rossa di Giove fotografata dalla sonda Juno, la tempesta più grande del sistema solare
La Grande Macchia Rossa di Giove fotografata dalla sonda Juno, la tempesta più grande del sistema solare

La Grande Macchia Rossa di Giove è la tempesta più imponente del sistema solare, attiva da secoli. Un laboratorio di fluidodinamica su scala planetaria: cosa la alimenta e perché si sta restringendo? I dati della sonda Juno stanno svelando segreti rimasti nascosti per secoli. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Una tempesta secolare che si sta restringendo
La Grande Macchia Rossa è un anticiclone di dimensioni colossali che infuria nell'atmosfera di Giove da almeno 350 anni, da quando fu osservata per la prima volta con i telescopi nel XVII secolo. Nei secoli scorsi la macchia era così grande da contenere tre Terre; oggi, nonostante si sia ridotta significativamente, ospita ancora quasi una Terra e mezza al suo interno. I dati della sonda Juno, in orbita attorno al gigante gassoso dal 2016, hanno rivelato che la tempesta si restringe a un ritmo di circa 930 chilometri l'anno, con una forma che è diventata sempre più circolare nel tempo.

I meccanismi della tempesta secondo Juno
Le misurazioni di Juno hanno permesso di sondare la struttura tridimensionale della Grande Macchia Rossa per la prima volta. Si è scoperto che le radici della tempesta si estendono in profondità per centinaia di chilometri al di sotto della sommità delle nubi visibili, molto più di quanto i modelli teorici prevedessero. Il campo magnetico di Giove e le correnti a getto che scorrono a latitudini adiacenti sembrano giocare un ruolo fondamentale nel mantenere viva la tempesta. I venti al bordo della macchia raggiungono velocità superiori a 650 chilometri orari.

Il colore e la chimica dell'atmosfera gioviana
Il caratteristico colore arancione-rossastro della macchia è ancora oggetto di dibattito scientifico. L'ipotesi più accreditata attribuisce il colore alla presenza di composti chimici complessi, come i polisolfuri di ammonio e i composti organici, che reagiscono con la luce ultravioletta del Sole e con i fulmini che perforano l'atmosfera di Giove. La sonda Juno ha rilevato la presenza di acqua in quantità molto superiore alle aspettative nelle fasce equatoriali del pianeta, ridisegnando i modelli sulla formazione del sistema solare e sulla composizione originaria del disco protoplanetario.

La Grande Macchia Rossa è molto più di una curiosità astronomica: è una finestra aperta sulla fisica dei fluidi su scala planetaria, un fenomeno unico nel sistema solare che la sonda Juno sta aiutandoci a comprendere con una precisione mai raggiunta prima. La domanda che rimane aperta è affascinante: quando la tempesta raggiungerà dimensioni tali da non autosostenersi più, assisteremo alla sua scomparsa, o si trasformerà in qualcosa di completamente diverso?