La Grande Macchia Rossa di Giove fotografata dalla sonda Juno, la tempesta più grande del sistema solare
La Grande Macchia Rossa di Giove è la tempesta più imponente del sistema solare, attiva da secoli. Un laboratorio di fluidodinamica su scala planetaria: cosa la alimenta e perché si sta restringendo? I dati della sonda Juno stanno svelando segreti rimasti nascosti per secoli. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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Una tempesta secolare che si sta restringendo
La Grande Macchia Rossa è un anticiclone di dimensioni colossali che infuria nell'atmosfera di Giove da almeno 350 anni, da quando fu osservata per la prima volta con i telescopi nel XVII secolo. Nei secoli scorsi la macchia era così grande da contenere tre Terre; oggi, nonostante si sia ridotta significativamente, ospita ancora quasi una Terra e mezza al suo interno. I dati della sonda Juno, in orbita attorno al gigante gassoso dal 2016, hanno rivelato che la tempesta si restringe a un ritmo di circa 930 chilometri l'anno, con una forma che è diventata sempre più circolare nel tempo.
I meccanismi della tempesta secondo Juno
Le misurazioni di Juno hanno permesso di sondare la struttura tridimensionale della Grande Macchia Rossa per la prima volta. Si è scoperto che le radici della tempesta si estendono in profondità per centinaia di chilometri al di sotto della sommità delle nubi visibili, molto più di quanto i modelli teorici prevedessero. Il campo magnetico di Giove e le correnti a getto che scorrono a latitudini adiacenti sembrano giocare un ruolo fondamentale nel mantenere viva la tempesta. I venti al bordo della macchia raggiungono velocità superiori a 650 chilometri orari.
Il colore e la chimica dell'atmosfera gioviana
Il caratteristico colore arancione-rossastro della macchia è ancora oggetto di dibattito scientifico. L'ipotesi più accreditata attribuisce il colore alla presenza di composti chimici complessi, come i polisolfuri di ammonio e i composti organici, che reagiscono con la luce ultravioletta del Sole e con i fulmini che perforano l'atmosfera di Giove. La sonda Juno ha rilevato la presenza di acqua in quantità molto superiore alle aspettative nelle fasce equatoriali del pianeta, ridisegnando i modelli sulla formazione del sistema solare e sulla composizione originaria del disco protoplanetario.
La Grande Macchia Rossa è molto più di una curiosità astronomica: è una finestra aperta sulla fisica dei fluidi su scala planetaria, un fenomeno unico nel sistema solare che la sonda Juno sta aiutandoci a comprendere con una precisione mai raggiunta prima. La domanda che rimane aperta è affascinante: quando la tempesta raggiungerà dimensioni tali da non autosostenersi più, assisteremo alla sua scomparsa, o si trasformerà in qualcosa di completamente diverso?