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Chogha Zanbil e la raffinata metallurgia degli Elamiti
Di Alex (del 24/07/2026 @ 08:00:00, in Storia meno nota e miti, letto 45 volte)
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Imponente ziggurat elamita a gradoni nel deserto iranico al tramonto
Imponente ziggurat elamita a gradoni nel deserto iranico al tramonto
Nel cuore dell'odierno Khuzestan iranico sorge una struttura sacra costruita con milioni di mattoni cotti recanti iscrizioni cuneiformi. La ziggurat di Chogha Zanbil, eretta nel 1250 avanti Cristo dal re elamita Untash-Napirisha, costituiva un monumentale collegamento tra la terra e il cielo. Gli Elamiti erano maestri non solo nell'architettura, ma anche nella lavorazione dei metalli preziosi e del bronzo. Le statue e i gioielli prodotti a Susa testimoniano una padronanza della fusione a cera persa e delle leghe di oricalco che affascina gli storici moderni. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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La tecnica costruttiva con mattoni cotti e malta bituminosa
La ziggurat di Chogha Zanbil non era un semplice cumulo di terra, ma un capolavoro di ingegneria idraulica e geotecnica. Il nucleo originario del tempio fu costruito a secco, ma in una fase successiva il re Untash-Napirisha ordinò di rivestire l'intera struttura con mattoni cotti in fornace. L'innovazione principale risiedeva nella malta utilizzata per legare questi mattoni: un impasto di bitume naturale, sabbia e gesso. Il bitume, abbondante nella regione del Khuzestan, agiva come un impermeabilizzante potentissimo, proteggendo il cuore in mattoni crudi dalle rare ma violente piogge torrenziali. Inoltre, la struttura era attraversata da una rete interna di canali di drenaggio e condotti che impedivano l'accumulo di umidità. Ogni mattone, del peso di diversi chilogrammi, veniva marchiato a crudo con un'iscrizione cuneiforme in lingua elamita che dedicava l'edificio al dio Insushinak, protettore di Susa. Questa marchiatura non era solo decorativa; serviva come controllo amministrativo della produzione laterizia, permettendo di tracciare le fornaci e gli artigiani responsabili di ogni singola fornitura.

La statuaria bronzea e la fusione a cera persa piena
L'abilità metallurgica elamita raggiunse il suo apice tecnico con la creazione della statua della regina Napir-Asu, oggi conservata al Museo del Louvre. Si tratta di una scultura in bronzo a grandezza naturale che pesa quasi due tonnellate. Per realizzarla, i fonditori elamiti utilizzarono una variante complessa della fusione a cera persa piena. Crearono un modello interno di argilla e sabbia, lo rivestirono con uno spesso strato di cera d'api e bitume, e modellarono i dettagli artistici. Successivamente, applicarono un rivestimento esterno di argilla refrattaria, riscaldarono lo stampo per far colare la cera e versarono il bronzo fuso. La difficoltà maggiore fu mantenere il nucleo di argilla sospeso perfettamente al centro della colata per evitare che galleggiasse o si spostasse nel metallo liquido, causando il collasso della statua. Per gestire una massa di bronzo così elevata, gli Elamiti dovevano possedere forni in grado di contenere crogioli di argilla di capacità mai viste, con sistemi di alimentazione del combustibile che garantissero una temperatura omogenea di oltre 1000 gradi centigradi.

L'enigma tecnologico dell'oricalco e le leghe pregiate
Un'analisi spettrografica dei reperti di Susa ha rivelato la capacità elamita di produrre leghe di rame estremamente sofisticate, tra cui una variante di oricalco, una lega simile all'ottone ricca di zinco. Ottenere lo zinco metallico nell'antichità era estremamente difficile perchè questo elemento vaporizza a una temperatura inferiore a quella necessaria per ridurlo dal minerale. I metallurghi elamiti riuscirono a produrre oggetti dorati e lucenti grazie a un processo di cementazione: in un crogiolo sigillato, mescolavano rame metallico con calamina tritata e carbone di legna. Riscaldando il tutto senza far prendere aria, i vapori di zinco venivano assorbiti per diffusione allo stato solido dalla matrice di rame, trasformando la superficie in una lega gialla e resistente alla corrosione. Questa tecnologia, unita alla doratura a foglia tramite martellatura e saldatura, permise la creazione di pugnali cerimoniali e statuette votive che non avevano nulla da invidiare ai manufatti delle vicine civiltà mesopotamiche, con le quali gli Elamiti intrattenevano un rapporto di costante competizione militare e scambio culturale.

Il sistema idrico sotterraneo e il trasporto dell'acqua sacra
Oltre alla ziggurat, il complesso sacro di Chogha Zanbil era dotato di un sofisticato sistema di canalizzazione che collegava il tempio al fiume Karun. Gli scavi hanno portato alla luce un canale cerimoniale lastricato di mattoni cotti e bitume che trasportava l'acqua per le abluzioni rituali. Per superare il dislivello tra il fiume e il tempio, gli ingegneri elamiti costruirono una serie di bacini di decantazione e sollevamento. Sebbene non ci siano prove di pompe meccaniche, è probabile che l'acqua venisse sollevata tramite catene di noria, ruote idrauliche azionate dalla forza animale o umana. L'acqua, una volta purificata nei bacini, doveva scorrere in condotti coperti per evitare l'evaporazione sotto il sole cocente dell'altopiano. Questo dimostra che la civiltà elamita non era ossessionata solo dal cielo, ma aveva un controllo magistrale della terra e dei fluidi, una competenza indispensabile per sostenere una casta sacerdotale e migliaia di lavoratori in una regione semi-arida.

Elemento Architettonico Materiali e Tecnica
Rivestimento esterno Mattoni cotti marchiati con iscrizioni cuneiformi elamite dedicate al dio Insushinak.
Legante impermeabile Malta a base di bitume naturale e gesso per proteggere il nucleo in mattoni crudi.
Statua Regina Napir-Asu Bronzo a fusione cava con nucleo sospeso e patina artificiale ricca di stagno per brillantezza.
Canali idrici Sistema di bacini di decantazione e canali sotterranei in mattoni bitumati per l'acqua sacra.


La ziggurat di Chogha Zanbil e la metallurgia di Susa ci mostrano una civiltà capace di unire la devozione cosmica a una tecnologia dei materiali incredibilmente avanzata.

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