Bassorilievo del tempio di Deir el-Bahari che raffigura le navi della spedizione verso Punt
Il tempio egizio di Deir el-Bahari custodisce i bassorilievi che celebrano la spedizione navale ordinata dalla regina Hatshepsut verso la mitica Terra di Punt. Le navi tornarono a Tebe cariche di alberi di mirra vivi, incenso, oro, avorio ed ebano, tesori che dovevano suggellare il potere della sovrana. Oggi gli archeologi dibattono sulla reale ubicazione di Punt, oscillando tra le coste dell'Eritrea, della Somalia e dello Yemen. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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La flotta allestita per la spedizione verso Punt rappresenta uno dei primi esempi documentati di navigazione oceanica a lunga distanza. Le imbarcazioni, lunghe circa venticinque metri, erano costruite in legno di cedro del Libano importato via mare fino ai cantieri del Delta del Nilo. Lo scafo era assemblato con la tecnica del mortasa e tenone, senza chiodi metallici, e le assi venivano sigillate con resine vegetali e stoppa per garantire la tenuta stagna. Ogni nave poteva ospitare fino a trenta rematori e dieci marinai addetti alla manovra della vela quadra, oltre a scribi, soldati e interpreti. La rotta partiva dal porto di Mersa Gawasis, sul Mar Rosso, e si spingeva verso sud sfruttando i venti monsonici che soffiano costanti in quella regione.
I bassorilievi di Deir el-Bahari e la narrazione del viaggio Il tempio funerario di Hatshepsut, incastonato nella falesia calcarea di Deir el-Bahari, ospita una delle più straordinarie sequenze narrative dell'arte egizia. Sulle pareti del portico meridionale, un ciclo di bassorilievi si snoda per oltre venti metri, raccontando con minuzia di particolari ogni fase della spedizione. Le scene mostrano le navi egizie che approdano in un villaggio di capanne coniche costruite su palafitte, abitate da uomini barbuti e donne dalle forme prosperose, governati da un re di nome Parahu e dalla regina Ati, raffigurata con una marcata steatopigia. I dignitari egizi scambiano collane, pugnali e perline di vetro con i prodotti locali, in un clima di pacifica contrattazione diplomatica.
Il carico prezioso: mirra, incenso e animali esotici L'inventario del carico riportato dalle navi, inciso nei geroglifici del tempio, elenca trentuno alberi di mirra vivi con le radici avvolte in ceste di papiro, destinati a essere trapiantati nei giardini sacri del tempio di Amon a Karnak. La mirra, resina aromatica estratta dalle piante del genere Commiphora, era indispensabile per i riti di purificazione e per l'imbalsamazione, mentre l'incenso, ricavato dalle Boswellia, bruciava senza sosta sugli altari degli dèi. Oltre alle spezie, il bottino includeva zanne di elefante, pelli di leopardo, pavoni, babbuini vivi e oro in polvere, proveniente con ogni probabilità dai fiumi auriferi dell'entroterra etiopico.
Le ipotesi geografiche moderne e il dibattito accademico La localizzazione esatta di Punt ha alimentato un dibattito che dura da oltre un secolo e che ha coinvolto egittologi, archeologi e biologi molecolari. Le prime teorie, formulate nel diciannovesimo secolo, collocavano Punt nella regione del Ponto, in Anatolia, o addirittura in Mozambico. Oggi il consenso scientifico si è ristretto a tre aree principali: le coste dell'Eritrea settentrionale, la regione del Somaliland e lo Yemen meridionale. Un contributo decisivo è arrivato nel 2010 da uno studio sul DNA di babbuini mummificati provenienti da tombe egizie, che ha rivelato una corrispondenza genetica con le popolazioni di Papio hamadryas che vivono nell'attuale Eritrea e nell'Etiopia orientale.
Il ruolo dei venti monsonici e la navigazione antica La fattibilità della traversata era garantita dalla conoscenza empirica dei cicli monsonici, che gli Egizi avevano appreso dalle popolazioni nomadi del deserto orientale. Il monsone invernale, che soffia da nord-est tra ottobre e febbraio, spingeva le imbarcazioni verso sud lungo la costa africana, mentre il monsone estivo, che inverte direzione tra maggio e settembre, permetteva il ritorno verso i porti egiziani. Le spedizioni venivano pianificate con precisione astronomica, osservando il sorgere eliaco della stella Sirio, che coincideva con l'inizio dell'anno nuovo egizio e con l'arrivo della piena del Nilo.
Hatshepsut e la propaganda del potere regale La spedizione verso Punt non rispondeva soltanto a esigenze commerciali o religiose, ma costituiva un formidabile strumento di propaganda politica. Hatshepsut, salita al trono come reggente del giovane Thutmose III, aveva bisogno di legittimare il proprio potere in un mondo dominato da figure maschili. Il successo dell'impresa navale, paragonata nei testi del tempio alle gesta dei faraoni guerrieri, dimostrava che la regina era in grado di estendere l'influenza egizia oltre i confini conosciuti, portando ricchezze e benedizioni divine al suo popolo.
Le tracce archeologiche subacquee e terrestri Le ricerche sul campo hanno portato alla luce evidenze tangibili della rete commerciale egizia nel Mar Rosso. Nel sito di Mersa Gawasis, gli archeologi dell'Università di Napoli L'Orientale hanno rinvenuto ancore in pietra, cordami, frammenti di ceramica nubiana e casse di legno contenenti resine fossili, databili al regno di Hatshepsut. Sulla costa eritrea, nei pressi di Adulis, sono state individuate ceramiche egizie del Nuovo Regno e resti di strutture che potrebbero essere state stazioni commerciali intermedie. Questi ritrovamenti confermano l'esistenza di una rotta marittima stabile e regolarmente frequentata per almeno quattro secoli.
La Terra di Punt rimane sospesa tra mito e realtà, un luogo che esiste nei racconti incisi nella pietra e negli indizi sepolti sotto la sabbia del deserto, un enigma che continua a sfidare la nostra capacità di decifrare il passato e a ricordarci quanto fossero audaci i navigatori dell'antico Egitto.