Luca Parmitano sarà tra i primi astronauti europei a orbitare attorno alla Luna nella missione Artemis III, riportando l’Italia e l’Europa al centro dell’esplorazione spaziale. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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Architettura della missione e obiettivi scientifici
La missione Artemis III, pianificata dalla NASA con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Europea e di altre agenzie internazionali, rappresenta il primo allunaggio con equipaggio dal 1972 e il primo in assoluto a portare un astronauta non americano nei pressi del polo sud lunare. Il profilo di volo prevede il lancio di un equipaggio di quattro persone a bordo della capsula Orion, spinta dal nuovo Space Launch System nella sua configurazione Block 1B, con uno stadio superiore potenziato in grado di immettere il veicolo su una traiettoria translunare diretta. Raggiunta l’orbita lunare, Orion si aggancerà al Lunar Gateway, la stazione spaziale cislunare in fase di assemblaggio, dove parte dell’equipaggio resterà per condurre esperimenti in microgravità e gestire le operazioni di supporto. Due astronauti scenderanno sulla superficie a bordo dello Human Landing System, un lander sviluppato da SpaceX basato sulla tecnologia Starship, che effettuerà un allunaggio di precisione nei pressi del cratere Shackleton, una regione permanentemente in ombra dove si ritiene siano intrappolate ingenti quantità di ghiaccio d’acqua. La durata complessiva della missione è di circa trenta giorni, di cui sei o sette trascorsi sulla superficie lunare, durante i quali gli astronauti condurranno attività extraveicolari, raccoglieranno campioni di regolite e installeranno strumenti scientifici per lo studio della sismologia lunare, della radiazione cosmica e delle risorse idriche. Tra gli esperimenti previsti figura il collaudo di un impianto pilota per l’estrazione di ossigeno dalla regolite, un passo cruciale verso la produzione in situ di propellente e materiali per future basi permanenti. La selezione dell’equipaggio, ancora in via di definizione, ha già riservato un posto a un astronauta dell’ESA, e tra i candidati più accreditati figura il colonnello Luca Parmitano, pilota collaudatore dell’Aeronautica Militare Italiana e veterano di due missioni sulla Stazione Spaziale Internazionale. Parmitano, nato a Paternò nel 1976, ha accumulato oltre 366 giorni nello spazio ed è stato il primo italiano a effettuare una passeggiata spaziale e a comandare la ISS durante la missione Beyond del 2019. La sua esperienza nelle attività extraveicolari, maturata anche in situazioni di emergenza come il malfunzionamento del sistema di raffreddamento della tuta durante la EVA del 2013, lo rende un candidato ideale per le complesse operazioni di superficie previste da Artemis III.
Il contributo italiano e l’addestramento di Parmitano
L’Italia partecipa al programma Artemis attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana e un robusto partenariato industriale che coinvolge aziende come Thales Alenia Space e Leonardo. Thales Alenia Space ha realizzato moduli pressurizzati e componenti strutturali per il Gateway, mentre Leonardo fornisce sensori di navigazione e bracci robotici. La presenza di Parmitano a bordo di Artemis III è sostenuta da un accordo tra l’ESA e la NASA che prevede lo scambio di servizi e tecnologie, e l’astronauta siciliano sta seguendo un addestramento intensivo presso il Johnson Space Center di Houston, dove si esercita con i simulatori di Orion e del lander lunare, studia le procedure di discesa e risalita e partecipa alle simulazioni di allunaggio in realtà virtuale. L’addestramento comprende anche esercitazioni di geologia sul campo, in ambienti vulcanici islandesi e desertici dell’Arizona, per imparare a riconoscere i campioni più promettenti e a documentare le caratteristiche del terreno. La tuta spaziale xEMU di nuova generazione, progettata per resistere alle temperature estreme del polo sud lunare, offre una mobilità molto superiore rispetto alle tute del programma Apollo, ma richiede lunghe sessioni di familiarizzazione per adattarsi ai movimenti nella ridotta gravità lunare. Parmitano ha dichiarato in diverse interviste che il sogno di camminare sulla Luna accompagna la sua carriera fin dall’infanzia, e che Artemis III rappresenta non solo una rivincita scientifica dopo decenni di assenza umana dalla superficie lunare, ma anche l’opportunità di costruire le fondamenta per una presenza permanente, in grado di preparare future missioni verso Marte. La dimensione internazionale della missione è sottolineata dal fatto che l’equipaggio includerà probabilmente anche un astronauta giapponese o canadese, riflettendo la volontà di trasformare l’esplorazione lunare in uno sforzo realmente globale. I rischi non sono trascurabili: l’allunaggio al polo sud presenta sfide di illuminazione e comunicazione, poiché le ombre perenni rendono difficile l’orientamento e le finestre di collegamento radio con la Terra sono limitate. Tuttavia, la combinazione di tecnologie collaudate e del talento di veterani come Parmitano infonde fiducia nella comunità spaziale, che vede in Artemis III il primo capitolo di una nuova era di scoperte.
Artemis III non è solo una missione, ma il simbolo di un ritorno alla Luna con una visione inclusiva e sostenibile, in cui l’esperienza di Luca Parmitano rappresenta un ponte tra il passato glorioso delle missioni Apollo e il futuro dell’esplorazione interplanetaria.