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Spazio 1999, l'odissea lunare che ha ridefinito la fantascienza televisiva tra capolavoro visivo e s
Di Alex (del 05/02/2007 @ 04:10:49, in Fantascienza e rigore scientifico, letto 33 volte)
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La Base Lunare Alpha e le Aquile di Spazio 1999
La Base Lunare Alpha e le Aquile di Spazio 1999
Spazio 1999 ha segnato un punto di svolta assoluto nella televisione mondiale degli anni Settanta, unendo un'estetica futuristica monumentale a temi filosofici profondi. Dalla deflagrazione delle scorie nucleari al vagabondaggio nel cosmo, fino ai tentativi moderni di reboot, l'epopea della Base Lunare Alpha continua a incantare generazioni. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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L'esplosione nucleare e l'inizio del viaggio cosmico
Il tredici settembre millenovecentonovantanove rappresenta una data cardine nell'immaginario collettivo degli appassionati di televisione fantastica. Nei primi minuti dell'episodio pilota, intitolato Separazione, una catastrofe di proporzioni cosmiche colpisce il nostro satellite. Le scorie radioattive prodotte dalle centrali nucleari terrestri, stoccate nei giganteschi depositi sotterranei dell'area di smaltimento lunare, innescano una reazione magnetica a catena incontrollabile. L'energia sprigionata genera una deflagrazione titanica che agisce come un immenso propulsore planetario, scagliando la Luna fuori dalla propria orbita terrestre e proiettandola alla deriva nello spazio profondo. Sulla superficie del nostro satellite sorge la Base Lunare Alpha, un avamposto scientifico e operativo all'avanguardia popolato da trecentoundici membri dell'equipaggio guidati dal determinato comandante John Koenig, magistralmente interpretato dall'attore Martin Landau, affiancato dalla responsabile medica Helena Russell, portata sullo schermo da Barbara Bain, e dal geniale scienziato Victor Bergman, impersonato dall'attore Barry Morse. L'isolamento immediato dal pianeta d'origine trasforma radicalmente la missione della base, mutando una complessa stazione di ricerca in una vera e propria arca interstellare alla ricerca disperata di un nuovo mondo abitabile.

Una coproduzione epocale tra Gran Bretagna e Italia
La genesi produttiva dell'opera fu un'impresa monumentale guidata dalla coppia di produttori britannici formata da Gerry Anderson e Sylvia Anderson, reduci dagli straordinari successi ottenuti con serie iconiche come Thunderbirds e UFO. Per sostenere gli ingenti costi operativi, i coniugi Anderson unirono le forze con il magnate britannico Lew Grade della ITC Entertainment e con la televisione pubblica italiana Rai, dando vita a una delle collaborazioni transnazionali più ambiziose del ventesimo secolo. Il budget iniziale superò i tre milioni di sterline dell'epoca, una cifra sbalorditiva che permise di ingaggiare artigiani e tecnici di primo livello. La regia tecnica e la cura visiva beneficiarono in modo determinante del talento di Brian Johnson, maestro degli effetti speciali che aveva collaborato con Stanley Kubrick sul set di Duemilauno Odissea nello spazio. Johnson realizzò modelli fisici in scala caratterizzati da un realismo visivo impeccabile, costruendo navette iconiche come le celebri Aquile, velivoli modulari rimasti scolpiti nella memoria per la loro funzionalità aerospaziale credibile e priva di orpelli fantastici inutili. L'influenza artistica italiana portò sul set attori rinomati e collaboratori tecnici di primo piano, arricchendo l'atmosfera austera dei teatri di posa di Pinewood con suggestioni stilistiche ed espressive uniche.

La frattura stilistica tra la prima e la seconda stagione
La prima stagione della serie, trasmessa tra il millenovecentosettantacinque e il millenovecentosettantasei, si distinse nettamente per un approccio narrativo cupo, solenne e metafisico. Le sceneggiature esploravano misteri cosmici insondabili, civiltà aliene antichissime e riflessioni angoscianti sul destino ultimo della specie umana, con una colonna sonora orchestrale indimenticabile curata dal compositore Barry Gray. Tuttavia, il mancato acquisto della trasmissione in prima serata sulle grandi reti commerciali degli Stati Uniti spinse la produzione a un radicale cambio di rotta per la seconda stagione, avviata nel millenovecentosettantasei. Gerry Anderson ingaggiò il produttore statunitense Fred Freiberger, già noto per aver gestito la terza stagione della serie classica di Star Trek. Freiberger decise di eliminare l'impianto filosofico originale, allontanò personaggi chiave come il professor Victor Bergman e introdusse nuovi comprimari mirati a un pubblico più giovane, tra cui la poliedrica aliena mutaforma Maya di Psychon, interpretata dall'attrice Catherine Schell, e il dinamico pilota Tony Verdeschi, impersonato dall'attore Tony Anholt. Anche le scenografie virarono verso colori accesi e sgargianti, mentre le trame divennero incentrate su mostri spaziali e scontri frenetici, provocando una profonda spaccatura tra gli ammiratori della prima ora e determinando la fine precoce della serie dopo quarantotto episodi complessivi.

Fase ProduttivaAnni di ProduzioneShowrunner PrincipaleTono NarrativoInnovazioni Chiave
Prima Stagione1973 - 1975Gerry e Sylvia AndersonFilosofico, metafisico, drammaticoAquile modulari, regia da set cinematografico
Seconda Stagione1976 - 1977Fred FreibergerAzione avventurosa, ritmi velociIntroduzione dell'aliena Maya, nuovi ponti di comando
Tentativi di Reboot2012 - PresenteProgetti indipendenti ed eredi AndersonAggiornamento moderno e serializzatoCGI avanzata, riscrittura dei conflitti geopolitici


Il mito intramontabile e le voci di un moderno remake

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Nonostante la chiusura improvvisa, l'influenza culturale di Spazio 1999 è rimasta straordinariamente viva nel corso dei decenni successivi, alimentando convegni internazionali, romanzi originali e una fervida comunità di collezionisti. Nel duemiladodici l'annuncio ufficiale di un progetto di rifacimento intitolato Space 2099 riaccese l'entusiasmo planetario. La produzione, affidata a ITV Studios America in collaborazione con HDFILMS e con il produttore J. Michael Straczynski coinvolto nelle fasi iniziali di sviluppo, si proponeva di ricollocare la narrazione a cento anni esatti dall'ambientazione originaria. Il piano prevedeva una modernizzazione complessiva del comparto tecnologico e geopolitico, integrando gli avanzamenti scientifici recenti sull'esplorazione spaziale commerciale e sull'energia di fusione. Negli anni successivi l'iniziativa ha affrontato complesse vicissitudini legate ai diritti legali e alla ricerca di piattaforme streaming pronte a sostenere l'onere finanziario, rimanendo a lungo in una fase di gestazione embrionale. Parallelamente, la società Anderson Entertainment guidata dal figlio Jamie Anderson ha continuato a mantenere viva l'eredità attraverso ambiziose produzioni audiodrammatiche per Big Finish, ristampe ad altissima definizione e saggi storici dedicati all'impatto sociologico dell'opera.

A distanza di oltre cinquant'anni dal suo debutto televisivo, l'avventura degli esuli di Alpha continua a rappresentare un monito affascinante sulla fragilità della condizione terrestre e sull'insopprimibile desiderio umano di varcare i confini dell'ignoto.

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