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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Alex (del 22/03/2026 @ 14:00:00, in Geopolitica e tecnologia, letto 272 volte)
Palantir Technologies e la rete di sorveglianza algoritmica globale: infrastruttura del potere invisibile
Palantir Technologies, fondata nel 2003 e finanziata dalla CIA, è al centro di un sistema di sorveglianza algoritmica globale. Dal contratto secretato con il Ministero della Difesa italiano alle kill chain a Gaza, dall'accordo con ICE-USA alla visita segreta di Peter Thiel a Roma nel marzo 2026: un'analisi approfondita.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Chi è Palantir e le sue origini nell'intelligence americana
Palantir Technologies è una società statunitense specializzata nell'analisi predittiva e nell'integrazione di big data, fondata nel 2003 da Peter Thiel, Alex Karp, Stephen Cohen, Joe Lonsdale e Nathan Gettings. Fin dalla sua nascita è stata finanziata da In-Q-Tel, il braccio di venture capital della Central Intelligence Agency. Non si tratta di una semplice azienda di software: Palantir è il fornitore tecnologico privilegiato dell'intelligence americana, con contratti storici con CIA, FBI, NSA e le forze armate statunitensi per sistemi di antiterrorismo, analisi geospaziale e gestione operativa in Iraq e Afghanistan.
I due prodotti principali dell'azienda sono Gotham, dedicato alla difesa e all'intelligence governativa, e Foundry, orientato alle aziende private e alle pubbliche amministrazioni civili. Entrambi si basano sullo stesso principio: ingerire enormi quantità di dati destrutturati provenienti da fonti eterogenee — tabulati telefonici, transazioni bancarie, intercettazioni, post sui social media, dati biometrici, filmati di droni — e strutturarli in grafi relazionali che permettono di individuare pattern nascosti e costruire modelli predittivi.
L'ideologia di Peter Thiel: il "momento straussiano" contro la democrazia liberale
Per comprendere Palantir è necessario comprendere il suo principale artefice, Peter Thiel, fondatore di PayPal e primo grande investitore in Facebook. Thiel è il vertice di un pensiero politico neo-reazionario che coniuga libertarismo economico radicale con una marcata propensione all'autoritarismo tecnocratico. Nei suoi scritti, attinge al filosofo politico Leo Strauss per teorizzare che le democrazie liberali occidentali siano intrinsecamente deboli e incapaci di sopravvivere alle sfide del ventunesimo secolo, e che per garantire la sopravvivenza della civiltà occidentale sia necessario ricorrere a un potere occulto, a una "nobile menzogna" di matrice platonica.
Questo iper-individualismo elitario ha condotto Thiel a finanziare figure politiche e tecnologie che mirano a decostruire l'apparato statale convenzionale per sostituirlo con una tecnocrazia opaca guidata da logiche ingegneristiche. Il suo ruolo come "kingmaker" politico — evidenziato dal massiccio sostegno finanziario e intellettuale a Donald Trump e al vicepresidente JD Vance — dimostra l'esistenza di una strategia deliberata volta a piegare le istituzioni pubbliche alle logiche del tecno-capitalismo di sorveglianza. Come ha dichiarato il CEO di Palantir, Alex Karp, che pur definendosi "neo-marxista" condivide con Thiel l'ossessione per la supremazia occidentale, l'obiettivo è fornire alle potenze occidentali strumenti equivalenti a "armi di distruzione di massa digitali".
Il vertice romano del marzo 2026: conferenze segrete sull'Anticristo
La natura opaca dell'influenza di Peter Thiel ha trovato un'esplicita manifestazione in Italia nel marzo 2026. Tra il 15 e il 18 marzo, l'imprenditore si è recato a Roma per presiedere a quattro conferenze a porte chiuse focalizzate sull'"Anticristo biblico", organizzate dall'Associazione culturale Vincenzo Gioberti e riservate a opinion leader, prelati e figure del mondo cattolico e conservatore italiano. Tutti i presenti erano obbligati a sottoscrivere rigidi accordi di non divulgazione con sanzioni fino a 10.000 euro, a lasciare i dispositivi elettronici fuori dalla sala e a non fotografare né registrare. La location è rimasta segreta fino all'ultimo momento.
Discutere dell'Anticristo — come metafora del caos globale e della corruzione delle democrazie liberali — davanti a élite selezionate del paese ospitante serve a consolidare una narrazione di crisi imminente in cui la tecnologia di sorveglianza totale di Palantir viene presentata non come uno strumento di oppressione ma come l'unico scudo salvifico. La profonda segretezza dell'incontro ha innescato interrogazioni parlamentari da parte del PD (Peppe Provenzano e Andrea Casu) e del M5S (Antonio Caso), che hanno chiesto al governo Meloni di chiarire se vi fossero stati incontri istituzionali paralleli e nuovi accordi sui dati pubblici italiani.
Il contratto secretato con il Ministero della Difesa italiano
Un'inchiesta del quotidiano Domani ha svelato che la Direzione informatica, telematica e tecnologie avanzate del Ministero della Difesa italiano (Teledife), sotto la guida del ministro Guido Crosetto, ha indetto una "procedura negoziata" ed esplicitamente "secretata" per la "fornitura licenza Palantir Gotham", del valore iniziale di un milione di euro, inserita in un solco di procedure precedenti per "programmi Palantir" dal valore complessivo di svariati milioni. A operare sul territorio è la filiale nazionale Palantir Italia S.r.l., fondata nel 2012 come testa di ponte per i contratti con la pubblica amministrazione e il MEF.
Il fatto che un contratto di tale portata sia stato "secretato" e condotto tramite "procedura negoziata" — che spesso elude la pubblicazione di un bando di gara europeo — sottrae uno strumento che altera la natura stessa della sicurezza nazionale al controllo del Parlamento. L'installazione di Palantir Gotham nei server del Ministero della Difesa crea un inestricabile "vendor lock-in" tecnologico: una volta che il patrimonio informativo militare italiano viene mappato secondo l'ontologia proprietaria di Palantir, estrarne i dati o migrarli verso sistemi europei diventa un'impresa tecnicamente titanica ed economicamente proibitiva. Questo governo che ha fatto della "sovranità nazionale" il proprio vessillo finisce per affidare il cuore analitico della propria intelligence a una corporazione privata straniera con legami organici con l'intelligence di Washington.
La penetrazione economica: Bending Spoons, Serenis e il capital di rischio
L'infiltrazione del capitale vicino all'ecosistema di Thiel in Italia non si limita alle forniture militari. Essa opera attraverso fondi di venture capital internazionali, in primis Valar Ventures (di cui Thiel è il principale promotore), che finanziano l'innovazione tecnologica italiana. Bending Spoons, la startup milanese diventata uno dei maggiori sviluppatori di app al mondo, ha acquisito piattaforme di valore strategico per la raccolta dati: Evernote (appunti e strategie aziendali riservate di milioni di utenti), Meetup (mappatura delle reti di aggregazione civile), WeTransfer e Remini. L'acquisizione di Evernote in particolare rappresenta un trasferimento critico di sovranità sui dati personali: decenni di testi privati, documenti confidenziali e archivi di ricerca consegnati a un ecosistema finanziario contiguo a figure che teorizzano la sorveglianza di massa.
Parallelamente, investimenti incrociati con fondi vicini all'orbita Thiel si concentrano sul digital health: Serenis (psicoterapia online, ricavi a 25 milioni di euro) e Unobravo ottengono capitali da attori come Lumen Ventures e Bending Spoons. Queste piattaforme trattano i dati più sensibili in assoluto — profili psicologici, diagnosi psichiatriche, traumi, vulnerabilità emotive. La convergenza tra dati di produttività, geolocalizzazione e dati sanitari crea un "gemello digitale" del cittadino italiano che può essere analizzato, previsto e potenzialmente manipolato. L'accerchiamento è bidirezionale: Palantir opera nel B2G (dati statali), i fondi collegati nel B2C (dati dei consumatori), chiudendo in una morsa la profilazione olistica dell'individuo.
Il laboratorio americano: ICE, deportazioni e dati Medicaid
Per anticipare le conseguenze dell'adozione di Palantir in Italia è necessario analizzare il laboratorio americano. L'azienda ha costruito per l'Immigration and Customs Enforcement (ICE) interfacce software — tra cui "ELITE" — che si nutrono di dati provenienti da molteplici agenzie governative. L'indagine dell'Electronic Frontier Foundation ha dimostrato che l'ICE usa gli strumenti di Palantir per fare data mining sui registri del Department of Health and Human Services e sui dati Medicaid — il programma sanitario per i più poveri — per rintracciare, localizzare e deportare immigrati irregolari, compresi i minori non accompagnati e le loro famiglie ospitanti.
Questa architettura capovolge il patto tra individuo e istituzioni: chi si affida allo Stato per cure mediche viene trasformato in un target sul radar della polizia di frontiera. Nonostante le smentite dell'azienda — che si presenta come un "neutrale fornitore di software" — la realtà documentata dimostra che l'infrastruttura Palantir è il motore logistico delle politiche di deportazione di massa che hanno portato all'arresto di studenti stranieri senza prove e alla deportazione di migranti venezuelani verso mega-prigioni in El Salvador senza giusto processo. Più di 60 dipendenti stessi di Palantir hanno firmato petizioni interne chiedendo la fine dei contratti con l'ICE, mentre organizzazioni LGBTQ e conferenze universitarie di Berkeley hanno espulso l'azienda dalle proprie iniziative.
Il fronte di Gaza: le kill chain algoritmiche e la guerra industrializzata
Il culmine dell'opacità etica di Palantir si manifesta nell'arena militare. Inchieste della rivista The Nation e di altre testate internazionali hanno rivelato il ruolo chiave di Palantir nel fornire alle Forze di Difesa Israeliane sistemi di puntamento militare guidati da algoritmi di intelligenza artificiale. Il CEO Alex Karp si è dichiarato "estremamente orgoglioso" di questo lavoro "operativamente cruciale", e di fronte alle accuse di complicità nelle uccisioni di civili palestinesi ha risposto che le vittime sono "per lo più terroristi".
I sistemi ISTAR forniti — Intelligence, Surveillance, Target Acquisition, Reconnaissance — non si limitano a mappe per i generali: automatizzano la generazione di liste di bersagli umani ingerendo messaggi intercettati, tracce GPS, reti familiari, riprese di droni e metriche dei social network. L'implementazione in scenari di guerra urbana ad alta densità abitativa solleva tre problemi fondamentali: il problema della "scatola nera" (i bias algoritmici nascosti che portano all'identificazione errata di civili), l'abolizione della responsabilità umana nella catena di comando, e la scala industriale della distruzione che, come ha ammesso Karp, rende questi sistemi equivalenti a "armi nucleari tattiche contro un avversario convenzionale". Il fondo patrimoniale norvegese Storebrand ha disinvestito 24 milioni di dollari di azioni Palantir nell'ottobre 2024, citando il rischio di essere complice di crimini di guerra.
Il fallimento delle infrastrutture pubbliche come cavallo di Troia
La narrativa tecno-capitalista secondo cui Palantir è indispensabile trova terreno fertile nelle disfunzioni documentate dello Stato italiano. Le inchieste data-driven di Milena Gabanelli su Dataroom del Corriere della Sera rivelano un sistema pubblico che collassa: attese fino a 490 giorni per interventi ortopedici in Lombardia, con i cittadini costretti a migrare verso il privato mentre fondi pubblici finanziano ospedali accreditati che spostano i medici verso l'intramoenia. Sul fronte della giustizia, il processo penale telematico introdotto in 87 procure dal gennaio 2024 senza completare le fasi di sperimentazione ha prodotto un collasso tecnico che obbliga cancellieri e magistrati al "doppio binario" carta-digitale, raddoppiando i tempi burocratici invece di dimezzarli.
Questo scenario di devastazione amministrativa giustifica politicamente e mediaticamente l'introduzione di "soluzioni magiche" basate sull'IA. Palantir si propone sistematicamente ai governi in crisi come "salvatore" tecnologico, l'unico capace di far dialogare banche dati incompatibili — come nel contratto da 240 milioni di sterline senza gara pubblica ottenuto dal Ministero della Difesa britannico, in coincidenza con l'assunzione di quattro ex alti funzionari del ministero stesso tramite il meccanismo delle "porte girevoli". Il prezzo è la cessione del controllo sui codici sorgente algoritmici e, di fatto, la custodia dei dati investigativi e processuali più delicati all'estero.
La sfida posta dal complesso Palantir è la sfida definitiva per la libertà umana nel ventunesimo secolo: non è combattuta con le armi ma con i dati, non è dichiarata ma silenziosa, non ha un volto ma un algoritmo. E quando un algoritmo decide chi curare, chi sorvegliare, chi deportare, chi eliminare, il passo dalla democrazia alla necropolitica automatizzata è drammaticamente, spaventosamente breve.
La giornalista Milena Gabanelli parla di Palantir!
Di Alex (del 22/03/2026 @ 13:00:00, in Storia Grecia Antica, letto 250 volte)
Le colonne del Tempio di Zeus ad Olimpia nel sito panellenico del Peloponneso
Olimpia, nella pianura dell'Elide nel Peloponneso occidentale, è la culla dei Giochi Olimpici fondati nel 776 avanti Cristo. Il suo complesso sacro ospitava il Tempio di Zeus con la colossale statua crisoelefantina, lo stadio, il ginnasio e l'altis, bosco sacro al padre degli dei.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Olimpia: geografia e storia del sito sacro
Olimpia sorge nella pianura dell'Elide, nella parte nord-occidentale del Peloponneso greco, alla confluenza dei fiumi Alfeo e Kladeo, in un paesaggio di dolci colline boscose che ha conservato per millenni un carattere di quiete rurale particolarmente adatto a un luogo di sosta, preghiera e raduno. Non era una città nel senso convenzionale del termine — non aveva mura, non era sede di un governo politico — ma era qualcosa di più: un santuario panellenico, un luogo sacro riconosciuto da tutti i Greci come territorio di Zeus, in cui la rivalità delle poleis cedeva temporaneamente il posto alla koiné, alla condivisione di una cultura comune.
Le prime testimonianze di attività sacrale ad Olimpia risalgono al III millennio avanti Cristo, con prove di offerte votive e strutture cultuali primitive nella zona dell'altis — il bosco sacro che costituisce il nucleo del santuario. I Giochi Olimpici nella loro forma ufficiale e competitiva iniziarono, secondo la tradizione greca codificata dagli antichi storiografi, nel 776 avanti Cristo — una data considerata il punto di partenza del sistema greco di computo del tempo per Olimpiadi, ovvero periodi di quattro anni. Per dodici secoli consecutivi, fino al 393 dopo Cristo quando l'imperatore Teodosio I vietò i Giochi in quanto manifestazione pagana, Olimpia fu il centro del mondo agonistico greco.
Il Tempio di Zeus: una delle sette meraviglie del mondo antico
Il monumento principale del complesso panellenico di Olimpia era il Tempio di Zeus, costruito tra il 470 e il 456 avanti Cristo secondo i canoni del dorico maturo. La struttura era di proporzioni imponenti: 64 metri di lunghezza, 28 metri di larghezza, con colonne peristili alte quasi 11 metri in marmo di Doliana. Il tempio ospitava, nella cella centrale, una delle opere d'arte più celebrate del mondo antico: la statua crisoelefantina di Zeus, opera dello scultore Fidia — lo stesso che aveva creato l'Atena Parthenos all'Acropoli di Atene — realizzata in avorio e oro su un'anima di legno, alta circa 12 metri e considerata dagli antichi una delle sette meraviglie del mondo.
La statua raffigurava Zeus seduto in trono, con in mano uno scettro sormontato da un'aquila e una Nike alata sull'altra. I fregi del tempio — oggi in parte conservati al Museo Archeologico di Olimpia — narravano le fatiche di Eracle e la leggendaria gara di bighe tra Pelope e Oinomao. Le sculture dei frontoni, in particolare il frontone occidentale con la Centauromachia, sono considerate capolavori assoluti della scultura greca classica. Il terremoto del V o VI secolo dopo Cristo distrusse gran parte del tempio, ma i fusti di molte colonne sono ancora visibili sul suolo del sito, abbattuti in file ordinate dall'impatto sismico.
Lo stadio e il ginnasio: gli spazi dell'agonismo greco
Accanto al complesso templare, Olimpia ospitava le strutture fisiche dedicate alle competizioni. Lo stadio, costruito a est dell'altis nella sua versione definitiva nel V secolo avanti Cristo, poteva ospitare circa 45.000 spettatori disposti sulle pendenze dei terrapieni laterali — non esistevano gradinate di pietra come nei teatri — e misurava 192 metri di lunghezza, lunghezza standard dello stadio greco (equivalente a circa 600 piedi greci, lo stadion, da cui deriva il termine). La pista, ancora perfettamente identificabile dagli scavi, recava alle estremità le lastre di pietra delle linee di partenza e di arrivo con gli alloggiamenti per i piedi degli atleti.
Il ginnasio e la palestra erano le strutture dove gli atleti si allenavano durante il periodo di preparazione obbligatoria di un mese che precedeva i Giochi. Il ginnasio era una vasta area colonnata dove si praticava la corsa, mentre la palestra era destinata alla lotta e al pancrazio — la forma più dura di combattimento greco, che ammetteva quasi tutte le prese e i colpi eccetto mordersi e strappare gli occhi. Gli atleti si allenavano nudi, cosparsi di olio e polvere, sotto la supervisione degli allenatori e degli arbitri degli Elei, la popolazione locale incaricata di organizzare i Giochi.
Le discipline olimpiche e la tregua sacra
I Giochi Olimpici dell'antichità erano profondamente diversi dalle competizioni moderne: non esistevano medaglie, non si teneva il conto delle nazioni, e i vincitori ricevevano solo una corona di rami d'ulivo selvatico — simbolo di purezza e dedizione agli dei — accompagnata da gloria imperittura nelle loro città di origine. Le discipline comprendevano la corsa del singolo stadio, la corsa di due stadi (diaulos), la corsa lunga (dolichos), il pentathlon (salto, lancio del disco, lancio del giavellotto, corsa e lotta), la lotta, il pugilato, il pancrazio, la corsa con le armi e le gare equestri con bighe e quadrighe.
Per tutta la durata dei Giochi — circa cinque giorni — una tregua sacra (ekecheiria) interrompeva tutti i conflitti armati tra le città greche, garantendo la sicurezza dei viaggiatori e degli atleti che convergevano da tutto il mondo ellenico verso l'Elide. La tregua non era un trattato di pace: era un impegno religioso ratificato da tutti i rappresentanti delle poleis greche, la cui violazione comportava pesanti sanzioni economiche e religiose. Essa rappresenta forse l'idea più radicale prodotta dalla civiltà greca: la guerra può essere fermata, se c'è qualcosa che vale abbastanza.
Il sito oggi: museo, scavi e turismo culturale
Il sito archeologico di Olimpia è patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1989 e costituisce una delle mete del turismo culturale più visitate della Grecia, con oltre 700.000 visitatori l'anno. Gli scavi sistematici, avviati dalla Società Archeologica di Berlino nel 1875 e proseguiti dall'Istituto Archeologico Tedesco (DAI) fino ad oggi, hanno riportato alla luce la quasi totalità del complesso monumentale. Il Museo Archeologico di Olimpia, uno dei più ricchi della Grecia, conserva le sculture dei frontoni del Tempio di Zeus, l'Ermes di Prassitele in marmo, bronzi votivi, terrecotte e migliaia di oggetti che documentano dodici secoli di vita religiosa e sportiva nel santuario.
Ogni quattro anni, la fiamma olimpica viene accesa nel sito usando uno specchio ustorio che concentra i raggi del sole sull'altare di Era, riprendendo il rito di accensione dell'antichità e inaugurando il percorso della torcia olimpica verso la città ospite dei Giochi. In questo gesto di continuità simbolica, Olimpia continua a essere, dopo tremila anni, il luogo da cui il mondo riconosce il valore dell'agonismo pacifico tra i popoli.
Olimpia è il luogo dove i Greci inventarono qualcosa che nessuna civiltà prima di loro aveva immaginato: fermare la guerra per giocare. Non per paura, ma per scelta. E quella scelta, ripetuta per dodici secoli, è diventata un'idea abbastanza potente da attraversare il tempo e ricominciare.
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