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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Alex (del 17/02/2026 @ 12:00:00, in Meraviglie Naturali Recondite, letto 103 volte)
Il Cerro San Lorenzo in Patagonia Argentina, pareti di granito verticali e ghiacciai sospesi nella cima più imponente della regione
Il Cerro San Lorenzo è la montagna più imponente della Patagonia argentina. Pur non raggiungendo i 4.000 metri, le sue pareti di granito verticali e i ghiacciai sospesi le hanno guadagnato il soprannome di "cima himalayana" del Sud America. Un gigante selvaggio e poco esplorato. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Un gigante nell'ombra del Fitz Roy
Il Cerro San Lorenzo si trova nella Patagonia argentina, nel dipartimento di Lago Buenos Aires della provincia di Santa Cruz, a poca distanza dal confine cileno. Con i suoi 3.706 metri di quota, è la vetta più alta della regione patagonicca settentrionale e la seconda montagna più alta della Patagonia dopo il Monte San Valentín in Cile. La sua fama è stata a lungo eclissata dalla notorietà del Cerro Fitz Roy e delle Torri del Paine, destinazioni iconiche del turismo alpinistico internazionale. Eppure tra gli alpinisti esperti il San Lorenzo gode di una reputazione diversa: non è una montagna bella e fotogenica come il Fitz Roy, è una montagna vera, massiccia, imprevedibile, circondata da un sistema glaciale complesso e tormentata da condizioni atmosferiche tra le più severe dell'emisfero australe. Proprio questa durezza la rende affascinante per chi cerca l'avventura alpinistica vera, lontana dalle rotte battute.
La geologia: granito, ghiaccio e sollevamento tettonico
Il Cerro San Lorenzo è un plutone granitico intrusivo, formatosi durante il Cretaceo per intrusione di magma nelle rocce sedimentarie della Cordigliera Patagonica. Il raffreddamento lento del magma in profondità ha prodotto un granito a grana grossa, molto compatto e resistente all'erosione, che costituisce il materiale delle pareti verticali che rendono la montagna così imponente. Nel corso dei milioni di anni successivi, il sollevamento tettonico delle Ande ha portato queste rocce profonde in superficie. L'azione erosiva dei ghiacciai quaternari, molto più estesi di quelli attuali, ha scolpito le pareti in archi, circhi e canaloni che danno alla montagna il suo profilo drammatico. Il sistema glaciale attuale è ancora significativo: il San Lorenzo è circondato da diversi ghiacciai, tra cui il Ghiacciaio Cochrane-San Lorenzo, uno dei più grandi della Patagonia extra-andina. Come tutti i ghiacciai patagonici, sta subendo un ritiro accelerato a causa del cambiamento climatico, con conseguenze sul regime idrico dei fiumi e dei laghi della regione.
Il paragone himalaiano: perché i numeri ingannano
Il soprannome di "cima himalaiana" della Patagonia attribuito al San Lorenzo non è retorica turistica: ha una base tecnica precisa. La difficoltà alpinistica di una montagna non dipende dalla quota assoluta ma dal dislivello del versante più difficile, dalla qualità della roccia e del ghiaccio, dall'esposizione alle condizioni atmosferiche e dalla logistica dell'avvicinamento. Il Cerro San Lorenzo presenta una parete nord di circa 2.000 metri di dislivello quasi continuo, con sezioni di roccia verticale e ghiaccio appeso che richiedono tecniche di arrampicata in alta montagna di elevato livello tecnico. I venti patagonici, che possono superare i 150 chilometri orari con raffiche improvvise, rendono le finestre di bel tempo rarissime e imprevedibili. La combinazione di questi fattori fa sì che molte spedizioni debbano rinunciare prima di aver tentato la cima per settimane di attesa senza una giornata favorevole. La quota di 3.706 metri è fuorviante: in termini di impegno fisico e tecnico, scalare il San Lorenzo equivale ad affrontare una montagna himalaiana di 6.000 metri.
Storia alpinistica: le prime ascensioni e le vie moderne
La prima ascensione del Cerro San Lorenzo fu compiuta nel 1943 da una spedizione argentina guidata da Demetrio Iturbe, con i compagni Maximo Mena e Pablo Skvarca, che raggiunsero la vetta principale per il versante sud-est. Per decenni la montagna rimase raramente frequentata, a causa della sua posizione remota e delle difficoltà logistiche di avvicinamento. Le vie di accesso erano percorribili solo a cavallo attraverso estancias isolate o con lunghe marce su terreno impervio. Negli anni Ottanta e Novanta del Novecento, alpinisti argentini e cileni iniziarono a esplorare sistematicamente i versanti più difficili, aprendo nuove vie sulla parete nord e sull'imponente pilastro sud-ovest. La via normale per la cresta sud-est richiede oggi circa 3-4 giorni dal campo base. Le vie più difficili sulla parete nord, ancora in gran parte vergine, rappresentano alcune delle sfide alpinistiche più ambiziose disponibili in Patagonia. La montagna rimane relativamente poco frequentata: poche decine di spedizioni all'anno, concentrate nella breve finestra di condizioni migliori tra novembre e febbraio.
L'ecosistema: tra steppa patagonicca e foresta valdiviana
La regione del Cerro San Lorenzo è una zona di transizione ecologica tra due biomi completamente diversi. A est della montagna si estende la steppa patagonicca, un paesaggio aperto e ventoso dominato da graminacee, arbusti spinosi e ñandu (l'emu sudamericano), adattati all'aridità e ai venti costanti. A ovest, nel versante cileno, la montagna riceve le perturbazioni atlantiche cariche di umidità che alimentano una foresta pluviale temperata (foresta valdiviana) con alberi di coihue (Nothofagus dombeyi), alerce (cipresso patagonico) e arrayán. Il confine tra questi due biomi cambia bruscamente in pochi chilometri, creando un'eterogeneità ambientale eccezionale. La fauna include il puma, il guanaco, l'aquila andina, il cervo australe (huemul) e diverse specie di uccelli acquatici legati ai laghi e ai fiumi alimentati dai ghiacciai. Il San Lorenzo si trova ai margini del Parco Nacional Perito Moreno, area protetta che tutela una porzione significativa di questo ecosistema di transizione.
Come raggiungere il Cerro San Lorenzo
L'accesso al Cerro San Lorenzo è ancora oggi una delle sfide logistiche più impegnative della Patagonia argentina. Il punto di partenza standard è la cittadina di Cochrane, in Cile, raggiungibile in autobus da Coyhaique lungo la Carretera Austral. Dal lato argentino, il punto di accesso è Gobernador Gregores, raggiungibile da Calafate. Dall'insediamento più vicino, la Estancia La Oriental, si raggiunge il campo base in 2-3 giorni a piedi o a cavallo. Non esistono rifugi attrezzati e la logistica richiede tende da spedizione, cibo per almeno 3 settimane e attrezzatura tecnica completa per ghiaccio e roccia. La guida alpina patagonicca Rolando Garibotti, tra i maggiori conoscitori delle montagne della regione, ha documentato le principali vie sul San Lorenzo nel database Patagonia Vertical, riferimento indispensabile per chi intende cimentarsi con questa montagna. La stagione migliore è da novembre a febbraio, ma anche in questo periodo le finestre di bel tempo sono brevi e imprevedibili.
Il Cerro San Lorenzo non è una montagna per il turismo di massa né per gli alpinisti in cerca di esperienze guidate su vie attrezzate. È una montagna per chi ama l'avventura nella sua forma più pura: remota, imprevedibile, senza reti di sicurezza logistiche, dove ogni decisione conta e il rispetto per la natura non è una formula retorica ma una necessità di sopravvivenza. In questo senso è l'essenza stessa della Patagonia: grandiosa, severa e indifferente alla presenza umana, più bella proprio perché nessuno l'ha ancora addomesticata.
Di Alex (del 17/02/2026 @ 11:00:00, in Capolavori dell'Antichità, letto 82 volte)
La Grande Piramide di Cholula in Messico, ricoperta di vegetazione con la chiesa coloniale spagnola sulla sommità
La Grande Piramide di Cholula in Messico è la più grande struttura mai costruita dall'uomo per volume: 4,45 milioni di metri cubi. Coperta di vegetazione da secoli, appare come una collina naturale con una chiesa spagnola in cima. Un gigante nascosto. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Il record mondiale nascosto sotto la vegetazione
Quando si parla delle piramidi più grandi del mondo, il pensiero corre immediatamente a Giza. Eppure a Cholula, nello stato messicano di Puebla, esiste una struttura che supera la Grande Piramide di Cheope non per altezza ma per dimensioni assolute. La Tlachihualtepetl, che in lingua nahuatl significa letteralmente "montagna artificiale", ha una base di 450 per 450 metri e un volume di circa 4,45 milioni di metri cubi, quasi il doppio dei 2,5 milioni di Giza. Si estende su una superficie di circa 160.000 metri quadrati. È la struttura di maggior volume mai costruita dall'umanità nella sua intera storia. Il paradosso è che per secoli nessuno la vide come tale: coperta di humus, erba e alberi, la piramide era considerata una collina naturale. Solo nel XIX secolo gli archeologi compresero che quella collina aveva una geometria troppo regolare per essere opera della natura.
Costruzione a cipolla: millenni di culture sovrapposte
La Grande Piramide di Cholula non fu edificata da un'unica civiltà in un unico momento storico: è il risultato di una costruzione "a cipolla" che si sviluppò su un arco di quasi 1.000 anni, dal III secolo avanti Cristo fino al IX secolo dopo Cristo. Almeno quattro fasi costruttive principali sono state identificate dagli archeologi tramite le gallerie di esplorazione. Ogni fase prevedeva la costruzione di una nuova piramide sopra e attorno alla precedente, inglobandola completamente. Questo sistema è documentato in molti siti mesoamericani e rispondeva a motivazioni cosmologiche: ampliare e rinnovare un centro sacro senza profanare ciò che era già stato consacrato. Le culture che si succedettero nella costruzione appartengono a diverse tradizioni mesoamericane, e alcune fasi mostrano influenze dello stile teotihuacano, il che conferma i contatti commerciali e religiosi tra Cholula e la metropoli del bacino del Messico. La costruzione in adobe, mattoni di fango crudo essiccato al sole, ha consentito alla piramide di sopravvivere millenni pur essendo tecnicamente meno duratura della pietra tagliata.
I tunnel interni: un labirinto di oltre 8 chilometri
Tra gli anni Trenta e gli anni Settanta del Novecento, gli archeologi messicani scavarono oltre 8 chilometri di gallerie all'interno della piramide per studiarne la struttura interna senza smantellare l'enorme massa della costruzione. Questi tunnel sono oggi parzialmente aperti al pubblico e permettono di camminare letteralmente all'interno del monumento, attraversando le diverse fasi costruttive come sezioni di una storia stratificata. Nei tunnel sono stati rinvenuti altari, offerte votive, pitture murali e sistemi di drenaggio che testimoniano la complessità dell'organizzazione interna della struttura. Alcune camere mostrano affreschi di qualità straordinaria, con rappresentazioni di divinità e scene rituali che richiamano la tradizione iconografica di Teotihuacan. I tunnel hanno anche rivelato che la piramide non è un solido compatto ma una struttura articolata, con vuoti intenzionali e spazi destinati a funzioni specifiche.
La conquista spagnola e la chiesa sulla cima
Quando Hernán Cortés e i suoi conquistadores giunsero a Cholula nel 1519, la città era uno dei principali centri religiosi del Mesoamerica, con fama di ospitare 365 templi, uno per ogni giorno dell'anno. Il 18 ottobre 1519 si consumò il massacro di Cholula: Cortés, temendo una congiura, ordinò l'uccisione di migliaia di abitanti. La città fu saccheggiata e i suoi templi distrutti sistematicamente. Gli spagnoli costruirono chiese sopra i siti sacri aztechi come atto esplicito di sostituzione religiosa. La Iglesia de Nuestra Señora de los Remedios, costruita nel 1594 direttamente sulla sommità della Grande Piramide di Cholula, è il simbolo più potente di questa politica di sostituzione: una chiesa cristiana che domina la struttura sacra più grande del mondo precolombiano. Oggi la chiesa, ancora attiva, è raggiungibile tramite una scalinata esterna e offre una vista straordinaria sulla pianura di Puebla, con il vulcano Popocatépetl sullo sfondo.
Cholula oggi: archeologia e vita quotidiana
Il sito archeologico di Cholula è uno dei più particolari del Messico: a differenza di Teotihuacan, che è una città morta visitabile in isolamento, Cholula è una città viva che continua a esistere intorno e sopra ai suoi monumenti. La zona archeologica comprende il perimetro scavato della base della piramide e le gallerie interne, mentre il resto del sito è integrato nel tessuto urbano della moderna San Andrés Cholula, con 80.000 abitanti. Ogni anno migliaia di turisti salgono sulla collina-piramide senza rendersi conto di camminare sulla struttura più grande mai costruita dall'uomo. Il sito è inserito nella zona di protezione che comprende anche la conurbazione di Puebla, città coloniale iscritta nell'elenco UNESCO. La piramide di Cholula è anche uno straordinario indicatore climatico: le analisi dei sedimenti e delle fasi costruttive hanno permesso agli storici di collegare i cicli di ampliamento della piramide con i periodi di prosperità agricola della regione.
La Grande Piramide di Cholula è una metafora potente della storia del Mesoamerica: il monumento più grande del mondo, nascosto per secoli sotto l'apparenza di una collina e coronato dalla bandiera di una religione straniera. Eppure sopravvive, silenziosa e immensa, a tutte le conquiste. Il suo segreto non è la magnificenza visibile ma la profondità invisibile: secoli di fede stratificata che nessun conquistatore ha potuto davvero cancellare.
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