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Making of Vikings: ricostruzione navi, villaggi e costumi della serie TV
Vikings (History Channel, 2013-2020) è una delle produzioni più ambiziose della TV via cavo. Dietro ogni scena si cela un lavoro colossale: navi costruite a mano, villaggi ricostruiti con cura filologica, costumi premiati e tecniche di ripresa innovative. Un dietro le quinte affascinante. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
La nascita di un progetto epocale
Vikings nasce dalla mente di Michael Hirst, già autore di serie come The Tudors ed Elizabeth. Andato in onda per la prima volta il 3 marzo 2013 su History Channel, lo show è stato prodotto da MGM Television in collaborazione con la canadese Take 5 Productions. Hirst ottenne carta bianca per raccontare le gesta del leggendario Ragnar Lothbrok, personaggio ispirato a fonti storiche e saghe nordiche dell'VIII e IX secolo dopo Cristo. Fin dall'inizio l'obiettivo era ambizioso: creare un'opera che unisse rigore storiografico e intrattenimento di massa. Per raggiungere questo scopo, la produzione decise di stabilirsi in Irlanda, sfruttando i paesaggi selvaggi della contea di Wicklow come sfondo naturale per la Scandinavia medievale.
Le navi vichinghe: autentici capolavori di falegnameria storica
Uno degli aspetti più spettacolari dell'intera produzione è la realizzazione delle navi vichinghe, i famosi drakkar. La produzione si avvalse della consulenza di esperti scandinavi e si ispirò direttamente ai ritrovamenti archeologici custoditi al Museo delle Navi Vichinghe di Roskilde, in Danimarca. I falegnami ingaggiati, in gran parte irlandesi con esperienza nella costruzione di imbarcazioni tradizionali, lavorarono per mesi su ogni singolo esemplare. La nave principale, un longship di circa 28 metri, richiese oltre sei mesi di lavoro e un costo stimato intorno ai 400.000 euro. I chiodi erano forgiati a mano secondo le tecniche dell'epoca, il legno di quercia selezionato con cura e trattato con metodi tradizionali. Alcune imbarcazioni erano pienamente funzionanti e vennero effettivamente messe in acqua nelle acque del lago di Luggala e lungo le coste del Wicklow, consentendo riprese realistiche che nessun effetto speciale avrebbe potuto eguagliare.
I set e i villaggi: l'Irlanda si trasforma in Scandinavia
Il cuore produttivo della serie fu l'Ashford Studios, struttura situata nella contea di Wicklow, a circa 40 chilometri a sud di Dublino. Qui venne costruito dal nulla il villaggio di Kattegat, dimora di Ragnar e dei suoi guerrieri. La costruzione dell'insediamento principale richiese circa otto mesi e vide impegnati oltre 200 artigiani tra falegnami, fabbri, muratori e decoratori. Il set si estendeva su più di cinque ettari e comprendeva abitazioni con pavimenti in terra battuta, tetti di paglia autentica, una grande sala dei banchetti e perfino un molo funzionante. Il grande salone di Ragnar era arredato con ossa animali vere, pellicce, ceramiche e armi forgiate appositamente. La direzione artistica si basò su ricerche approfondite condotte in Norvegia, Svezia e Danimarca. Per le stagioni successive la produzione si spostò anche in Islanda, Marocco e in alcune location del nord Europa per ampliare la varietà visiva della serie.
I costumi: Joan Bergin e il lavoro dei sarti
La responsabilità dei costumi fu affidata a Joan Bergin, designer irlandese di fama internazionale già vincitrice di Emmy Award per lavori precedenti. La Bergin e il suo team realizzarono oltre 1.000 costumi nel corso delle sei stagioni, ciascuno frutto di ricerca storica e soluzioni artigianali. Per i protagonisti principali venivano realizzate fino a sette copie identiche di ogni abito, necessarie per le riprese in condizioni atmosferiche diverse e per le sequenze di combattimento. I tessuti erano acquistati presso filatoi specializzati in Irlanda, Scozia e Scandinavia; le tinture naturali ottenute da piante, cortecce e minerali rispettavano i metodi documentati dall'archeologia. Joan Bergin vinse l'Emmy Award per il Miglior Costume Design nel 2013 e nel 2014. Il look iconico di Ragnar Lothbrok, con la testa rasata ai lati e i tatuaggi runiformi, fu progettato in collaborazione con Travis Fimmel e divenne uno dei tratti visivi più riconoscibili della televisione degli anni Dieci del Duemila.
Tecniche di ripresa e regia: visione cinematografica per il piccolo schermo
Vikings si distingue per una qualità visiva che supera gli standard televisivi dell'epoca. La serie utilizzò telecamere Arri Alexa di ultima generazione e obiettivi anamorfici per conferire alle immagini una profondità cinematografica. Le inquadrature aeree sulle navi in mare aperto, oggi iconiche, furono tra le prime realizzate sistematicamente con droni per una produzione televisiva, anticipando una tecnica poi adottata universalmente. Le battaglie, autentici set-piece che coinvolgevano fino a 500 comparse, richiedevano dai 10 ai 15 giorni di preparazione coreografica. Gli stuntman lavoravano fianco a fianco con i protagonisti, che avevano ricevuto settimane di addestramento nel combattimento con ascia, spada e scudo. La fotografia privilegiava luci naturali e golden hour, creando un'atmosfera nordica autentica anche nelle giornate irlandesi coperte di nebbia. Il ricorso agli effetti speciali digitali fu volutamente limitato: il 90% di quanto appare sullo schermo era fisicamente presente sul set.
Budget e tempi di produzione: i numeri di una serie kolossal
Vikings è una delle serie più costose mai prodotte da History Channel. Il budget per episodio partì da circa 3 milioni di dollari nella prima stagione, per crescere fino a 7-10 milioni nelle stagioni finali, grazie al crescente successo internazionale della serie. Il costo complessivo delle sei stagioni, per un totale di 89 episodi, è stimato superiore ai 300 milioni di dollari. Ogni stagione richiedeva circa 8-9 mesi di riprese effettive, con periodi di pre-produzione e post-produzione che portavano il ciclo complessivo a circa 18 mesi. Per la sesta e ultima stagione, la produzione decise di espandere il numero di episodi da 10 a 20 per soddisfare il pubblico globale. La serie fu distribuita in oltre 120 paesi e contò fino a 7 milioni di spettatori a puntata solo negli Stati Uniti, trasformandosi nel programma di maggior successo nella storia di History Channel.
Curiosità e aneddoti dal set
Molti degli aneddoti più interessanti riguardano Travis Fimmel, l'attore australiano scelto per interpretare Ragnar. Originariamente modello di Calvin Klein, Fimmel fu selezionato anche per gli occhi blu glaciali, caratteristica fisicamente associata alle descrizioni dei guerrieri nordici. Sul set era noto per improvvisare continuamente: molti dei suoi gesti peculiari, gli sguardi obliqui e i sorrisi enigmatici, non erano previsti dalla sceneggiatura ma vennero mantenuti dal regista perché catturavano perfettamente il personaggio. Gustaf Skarsgård, interprete del bizzarro costruttore di navi Floki, si immerse così profondamente nella mitologia norrena da studiare il proto-norreno antico con un linguista universitario. Il cast era unito dal soprannome affettuoso per il set principale: lo chiamavano semplicemente "il nostro villaggio". Dopo la fine delle riprese, diversi artigiani irlandesi che avevano lavorato alla costruzione delle navi e dei set furono assunti da altre produzioni cinematografiche internazionali, testimonianza dell'eccellenza raggiunta sul campo.
Vikings rimane un esempio raro di serie televisiva in cui ambizione storica e cura artigianale si fondono in un'unica visione coerente. Dalla scelta di costruire vere navi al lavoro certosino di Joan Bergin sui costumi, ogni dettaglio racconta una storia di passione produttiva autentica. Un'eredità che va ben oltre gli schermi, avendo formato artigiani, rilanciato il turismo nella contea di Wicklow e ridefinito gli standard visivi della televisione epica internazionale.
Di Alex (del 16/02/2026 @ 13:00:00, in Mondo Apple, letto 93 volte)
macOS 26.4 beta 1: Apple ancora in ritardo su Siri con Gemini
Apple si prepara al rilascio di macOS 26.4 beta 1, atteso per la settimana del 23 febbraio 2026. Ma l'entusiasmo è offuscato dall'ennesimo capitolo del fallimento sull'AI: la nuova Siri potenziata da Google Gemini continua a slittare. Ritardi, test falliti e promesse non mantenute: Cupertino è ancora in affanno.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
macOS 26.4 beta 1: cosa aspettarsi dal prossimo aggiornamento
Apple sta lavorando attivamente alla versione 26.4 di macOS Tahoe, il cui primo ciclo di beta per sviluppatori è atteso nella settimana del 23 febbraio 2026. Questo aggiornamento arriva a poche settimane dal rilascio di macOS 26.3, avvenuto l'11 febbraio 2026, che ha portato con sé ottimizzazioni per i nuovi chip M5 Pro e M5 Max e una serie di correzioni legate alle normative europee in materia di concorrenza digitale.
Secondo le indiscrezioni raccolte da Bloomberg e riprese da MacRumors, macOS 26.4 includerà "alcune componenti" del tanto atteso rinnovamento di Siri basato sull'intelligenza artificiale. Il condizionale è d'obbligo: anche questa volta Apple non garantisce una consegna completa. Le funzioni più avanzate — quelle che avrebbero dovuto trasformare Siri in un assistente contestuale degno dei competitor — potrebbero slittare ancora verso macOS 26.5 o addirittura verso macOS 27, atteso nell'autunno 2026.
L'accordo con Google: un'ammissione pubblica di debolezza
Il 12 gennaio 2026, Apple e Google hanno reso pubblica una partnership pluriennale che ha lasciato senza parole l'industria tecnologica. In un comunicato congiunto, le due aziende hanno annunciato che la prossima generazione dei modelli fondazionali di Apple — i cosiddetti Apple Foundation Models — sarà costruita sulle tecnologie di Gemini e sull'infrastruttura cloud di Google. La Siri del futuro, in pratica, batterà con un cuore targato Mountain View.
Apple ha giustificato la scelta con una dichiarazione che suona come un'umiliante ammissione: "Dopo un'attenta valutazione, abbiamo stabilito che la tecnologia AI di Google fornisce la base più capace per i nostri modelli fondazionali." Cupertino paga a Google circa un miliardo di dollari l'anno per accedere a un modello da 1,2 trilioni di parametri, una dimensione che "eclissa" letteralmente i modelli attuali di Apple, come ha scritto Bloomberg. Il modello cloud attuale di Apple Intelligence si ferma a 150 miliardi di parametri: un divario enorme.
La partnership non è esclusiva: Apple continua a collaborare con OpenAI per l'integrazione di ChatGPT nelle query complesse. La struttura dell'accordo rivela però una verità scomoda: dopo anni di proclami sull'AI "privata e on-device", Cupertino ha dovuto alzare bandiera bianca e appoggiarsi alla concorrenza per non restare definitivamente fuori dalla corsa.
I problemi tecnici che paralizzano l'integrazione Gemini-Siri
Nonostante l'accordo con Google sia stato annunciato con grande fanfara, l'integrazione pratica si sta rivelando un cantiere aperto. I team di ingegneria di Apple hanno scoperto che la nuova Siri è lenta nelle risposte e produce risultati inaccurati a livelli considerati inaccettabili per un prodotto consumer. Lo ha riportato Gizmodo, citando fonti interne: le funzioni "sono nuovamente in ritardo perché lente e imprecise."
Le difficoltà tecniche sono molteplici e strutturali. L'integrazione di un modello linguistico di grandi dimensioni come Gemini nell'architettura esistente di Siri, mantenendo al tempo stesso gli standard di privacy che Apple ha sempre sbandierato, crea una pressione computazionale enorme. Una buona parte dell'elaborazione deve avvenire on-device, non nel cloud — e questo impone vincoli severi che limitano le performance del modello.
Le funzioni più critiche che tardano ad arrivare includono: la personalizzazione contestuale profonda, che permetterebbe a Siri di apprendere le abitudini dell'utente; l'integrazione multi-step con le app di terze parti; e la pianificazione automatica di operazioni complesse su tutto il sistema operativo. Sono esattamente le funzionalità che Apple aveva mostrato con entusiasmo alla WWDC 2024 — quasi due anni fa — e che ancora non hanno visto la luce nei prodotti reali.
Una storia di ritardi: la cronologia del fallimento
La saga dei ritardi di Siri è ormai diventata un caso di studio nel settore. Apple aveva annunciato un Siri radicalmente rinnovato con iOS 18 nel 2024, ma i problemi tecnici avevano costretto a una riscrittura completa dell'architettura sottostante. Il lancio era poi slittato al 2025. Quando iOS 26 è uscito a settembre 2025, Siri era ancora sostanzialmente invariata. Apple aveva allora puntato il dito su iOS 26.2 come prima tappa significativa — anche questo obiettivo non è stato rispettato.
La nuova data obiettivo è diventata iOS 26.4, prevista per marzo-aprile 2026. Ora, come riporta WebProNews citando Bloomberg, anche questo traguardo appare a rischio. Business Standard scrive che Apple starebbe pianificando un rollout a fasi: alcune funzioni in iOS 26.5, prevista per maggio 2026, e le capacità più avanzate addirittura rimandate a iOS 27. Come ha titolato Macworld: "Apple non riesce semplicemente a far funzionare Siri come si deve."
Il danno competitivo: Apple indietro nell'era dell'AI
Ogni mese di ritardo ha un costo reale. Google Gemini, integrato nativamente nei dispositivi Pixel e Samsung, è già in grado di eseguire le operazioni multi-step e context-aware che Apple ha solo mostrato nelle sue demo controllate. Amazon ha lanciato Alexa+ sul web. Microsoft ha potenziato Copilot su ogni superficie. OpenAI ha trasformato ChatGPT in un assistente capace di navigare, ragionare e agire.
Nel frattempo, Apple vende ancora iPhone e Mac con un'assistente vocale che fatica con le richieste più elementari. Il danno reputazionale è significativo: per anni Apple ha costruito la sua narrazione attorno alla privacy come vantaggio competitivo dell'AI, salvo poi essere costretta a cedere l'elaborazione a Google — l'azienda che per antonomasia costruisce la propria fortuna sui dati degli utenti. La contraddizione è evidente e non è passata inosservata agli analisti.
macOS 27 e Apple Silicon M6: le prossime scommesse di Cupertino
In questo contesto difficile, Apple scommette sul futuro con macOS 27 e la nuova generazione di chip M6. macOS 27 sarà presentato alla WWDC di giugno 2026 e, secondo le previsioni di Macworld e MacRumors, sarà deliberatamente un aggiornamento conservativo: focus su performance, stabilità e raffinamento del design Liquid Glass introdotto con macOS 26. Non ci sarà spazio per rivoluzioni visive — il ciclo post-Tahoe sarà un anno di riparazione.
C'è però una novità strutturale importante: macOS 27 sarà il primo sistema operativo Apple a escludere completamente i Mac Intel. macOS 26 Tahoe è stato l'ultimo a supportarli, chiudendo definitivamente un'era. Da macOS 27 in poi, solo Apple Silicon — una scelta che permetterà agli ingegneri di ottimizzare l'OS in modo molto più aggressivo per i nuovi chip.
E i chip M6 potrebbero essere una vera svolta. Le indiscrezioni raccolte da MacRumors parlano di un MacBook Pro completamente ridisegnato per la fine del 2026 o inizio 2027, con display OLED touchscreen, Dynamic Island, e i chip M6 Pro e M6 Max. La nuova architettura del chip separerà blocco CPU e blocco GPU, consentendo configurazioni personalizzate mai viste prima. Apple starebbe anche lavorando a un modello cloud da 1 trilione di parametri tutto interno, potenzialmente pronto già nel corso del 2026 — un passo verso la riduzione della dipendenza da Google.
WWDC 2026: un anno di umiltà (forzata)
Mark Gurman ha anticipato che la WWDC 2026 sarà un evento "piuttosto sobrio". Le principali novità saranno la Siri con interfaccia chatbot e le funzioni di personalizzazione contestuale — quelle stesse funzioni promesse due anni prima. Apple si trova nella posizione paradossale di dover celebrare come novità ciò che avrebbe dovuto già consegnare.
Il prodotto più atteso — l'hub per la casa intelligente — è stato bloccato proprio in attesa che Siri raggiunga un livello minimo di competenza. È un circolo vizioso: Siri non è pronta, quindi il prodotto non esce; il prodotto non esce, quindi Apple non dimostra le capacità AI in contesti reali; e la narrativa del ritardo si alimenta da sola.
Il momento della verità per Apple è macOS e iOS 26.4. Non si tratta solo di un aggiornamento software: è il test decisivo per capire se Cupertino è ancora capace di mantenere le promesse tecnologiche che fa ai propri utenti. Con la concorrenza che corre e la pazienza del mercato agli sgoccioli, ogni ulteriore rinvio avrà conseguenze sempre più pesanti sull'immagine e sulla fiducia che milioni di utenti ripongono nella mela. Il dossier Siri è diventato il più grande banco di prova della leadership tecnologica di Apple nell'era dell'intelligenza artificiale.
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