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Se scioperano al Corriere, noi potremmo bloccare il web!
Di Regina Mabailati (del 20/03/2013 @ 15:11:29, in Internet - Web 2.0, letto 2581 volte)
La notizia dello sciopero dei giornalisti del Corriere ha fatto scattare in me un senso di sdegno, specialmente leggendone le motivazioni. Non tanto perchè non sia legittimo, da parte di qualunque categoria professionale, di opporsi a tagli e licenziamenti, quanto perchè fa emergere, senza che nessuno se ne scandalizzi, quella che è la vera lotta di classe dell'Italia di oggi, quella tra gli iper-tutelati e i precari; tra quelli che hanno nella loro posizione professionale un dogma imprescindibile rispetto a chi, giovani, ma non solo (pensate a lavoratori autonomi e piccole imprese), non ha nessun tipo di tutela e garanzia.


Tra i motivi dello sciopero, pensate un po', c'è anche quello della vendita della storica sede nel centro di Milano, trasferita in periferia.

Ebbene si, amici, mentre voi scrivete articoli a 3 euro lordi ci sono persone che hanno la vostra stessa (o talvolta inferiore) competenza professionale che non solo guadagnano cifre per voi impensabili ma che per giunta ritengono grave il fatto di spostarsi a lavorare in periferia a Milano.

Una questione che, conoscendo il tipo di vita che fanno tutti quelli che lavorano nel web e per il web, mi pare scandalosa.

Eppure, su social e blog ci si indigna per le scappatelle di Berlusconi o per le primarie del PD, ma non per situazioni come questa. Chi scrive per blog più o meno famosi viene pagato, quando viene pagato, tra i 2,50 e i 3 euro ad articolo. E sono proprio gli articoli che poi gli stessi iper tutelati giornalisti professionisti utilizzano per i propri articoli sui quotidiani.

Nel 2010, gli stessi giornalisti del Corriere scioperarono perchè il Direttore li voleva costringere a lavorare nella redazione web...

Ci sono ingegneri informatici specializzati in SEO cui note aziende leader nel settore propongono contratti da 600 euro al mese per 9 ore di lavoro, altri, tanti, troppi, costretti all'apertura della Partita IVA per poter lavorare come designer o sviluppatori di APP, senza percepire quindi tredicesima, ferie e accantonare contributi previdenziali.

Ci sono giornalisti che, vista la crisi della carta stampata, lavorano, appunto, a 3 euro ad articolo.

Ci sono ragazzini che mettono su blog seguitissimi e provano a vivere con gli introiti pubblicitari di Adsense che, per legge, devono anche essere costretti ad aprire una partita IVA con costi fissi quali l'Inps e il commercialista.

Ci sono imprese che lavorano sul web che lavorano per mesi per un cliente che poi non li paga perchè, tanto, "avete fatto due paginette con il PC e prendetevi questi 500 euro e fate che vada bene", oppure che, come sopra, mettono su portali e blog cui lavorano senza sosta anche nei giorni festivi e che sono in balia delle decisioni di Google per quanto riguarda il posizionamento in serp o al pagamento dei clik di Adsense.

Io non mi meraviglio che nei tg non si parli di queste situazioni, che pur riguardano decine di migliaia di persone mentre si parla di fabbriche di metalmeccanica che chiudono perchè ormai fuori mercato e i cui dipendenti restano a spasso. Non me ne meraviglio ma mi incavolo di brutto, poichè chi dovrebbe farsi sentire, ossia noi, giovani e meno giovani lavoratori dell'IT che si fanno un mazzo così per pochi euro, che non possono avere un mutuo perchè in banca un prestito a chi come mestiere svolge un qualcosa di incomprensibile per il direttore 60 enne di una banca qualunque, stiamo zitti e, anzi, pensiamo di non avere neanche diritto di lamentarci.

Però poi tutti usano le App e si informano grazie ai blog. Ma se WhatsApp diventa a pagamento ci si scandalizza anzichè capire che se tutti prendessimo l'abitudine di pagare, pur poco, i servizi che usiamo su internet si creerebbero migliaia di posti di lavoro e, magari, anche un posto di lavoro per noi, per nostro fratello, per un nostro amico, oggi disoccupati o precari.

La consapevolezza è quel che manca alla nostra generazione, lasciamo che lo Stato difenda lavori che non hanno più motivo di esistere mentre ci sembra normale che il nostro lavoro venga considerato come naturalmente precario e non tutelato. Non si sfoga la propria frustrazione e la propria paura per il futuro ubriacandosi la sera ma facendosi sentire. Se scioperano i giornalisti del Corriere della Sera allora noi dovremmo bloccare il web per un mese. Ecco, questa è la mia proposta: blocchiamo i nostri siti, blog, le app progettate, i nostri tweet e i nostri podcast per un mese. Magari è la volta buona che qualcuno si accorge di noi.

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