Facciate variopinte con bassorilievi decorativi nelle vie di Guatapè
Nel dipartimento di Antioquia un borgo peninsulare racconta la propria identità comunitaria attraverso bassorilievi vivaci all'ombra del monolite di Peñol. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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L'origine artistica e comunitaria dei pannelli in bassorilievo
Arroccato a millenovecento metri di altitudine sulle propaggini della cordigliera centrale colombiana nel dipartimento di Antioquia, il comune di Guatapè offre una delle espressioni di decorazione urbana popolare più straordinarie dell'America Latina. La peculiarità visiva che definisce ogni singola abitazione risiede negli zócalos, zoccolature in muratura e malta modellate a bassorilievo e dipinte con tinte sature nella fascia inferiore dei prospetti stradali. Nata nei primi decenni del Novecento per iniziativa di maestri artigiani locali come Chepe Parra, questa consuetudine decorativa rispondeva originariamente all'esigenza pratica di preservare l'intonaco a base di fango e calce dall'umidità delle piogge andine e dal calpestio animale lungo i marciapiedi. Ben presto, la zoccolatura ha trasceso la funzione ingegneristica per trasformarsi in un codice araldico popolare: ogni pannello narra la professione della famiglia residente, episodi del folklore montano, animali domestici o scene storiche della comunità, convertendo il centro storico in una galleria d'arte a cielo aperto lunga chilometri.
La trasformazione idrografica e il bacino di Peñol
L'aspetto geografico odierno di Guatapè è il risultato di un profondo sconvolgimento territoriale avvenuto negli anni settanta del Novecento con la costruzione dell'invaso idroelettrico di Peñol-Guatapè. Il progetto ingegneristico della compagnia pubblica EPM portò all'inondazione di oltre seimila ettari di valli fertili e all'inabissamento della vecchia cittadina confinante di El Peñol, frammentando il paesaggio andino in un intricato arcipelago di penisole verdeggianti, canali navigabili e promontori protesi sull'acqua. Guatapè seppe reinventarsi da centro rurale a borgo marinaro d'alta quota, sviluppando un lungomare turistico attrezzato per imbarcazioni a vela, kayak e battelli passeggeri. La tutela rigorosa dell'edilizia tradizionale voluta da apposite ordinanze comunali ha imposto a ogni nuova costruzione l'obbligo di inserire zócalos autentici modellati a mano, preservando l'armonia cromatica tra i tetti in tegola di terracotta e le tonalità squillanti dei prospetti affacciati sulla laguna artificiale.
La mole granitica della Piedra del Peñol
A dominare l'intero bacino idrico si erge solitario El Peñol, una vertiginosa cupola monolitica in roccia granitica quarzo-dioritica che si eleva per duecentoventi metri di altezza dalla base pianeggiante, raggiungendo una quota di oltre duemilacento metri sul livello del mare. Venerata originariamente dalle popolazioni indigene Tahamí come elemento cosmologico sacro, la roccia fu scalata per la prima volta nel 1954 da Luis Villegas con un'ardita ascensione durata cinque giorni sfruttando le fessure verticali della parete nord. Oggi la vetta è raggiungibile attraverso una scala elicoidale in calcestruzzo armato di settecento gradini incastonata direttamente nella faglia naturale della roccia, consentendo ai viaggiatori di raggiungere la torre belvedere sommitale. Dalla cima, lo sguardo spazia su un orizzonte a trecentosessanta gradi che fonde la geometria liquida dei fiordi artificiali con i rilievi boscosi delle Ande, suggellando l'incontro suggestivo tra l'audacia della natura primordiale e l'opera creatrice dell'uomo.
Nelle forme scolpite e nei pigmenti vivaci di questo borgo andino si rispecchia la resilienza di un popolo capace di trasformare la propria storia in una tela di perenne bellezza.