Soldati dell'Armata Rossa tra le rovine innevate della città di Stalingrado durante i combattimenti urbani.
Tra l'estate del millenovecentoquarantadue e l'inverno del millenovecentoquarantatrè si consumò sulle rive del Volga il più titanico scontro bellico del ventesimo secolo. Stalingrado divenne la tomba della Wehrmacht e la svolta del conflitto. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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L'offensiva dell'Asse e la guerra urbana tra le macerie
Nel quadro dell'Operazione Blu ideata dall'alto comando tedesco per conquistare i ricchi bacini petroliferi del Caucaso, la Sesta Armata guidata dal generale Friedrich Paulus ricevette l'ordine di occupare la città industriale di Stalingrado sul fiume Volga. A partire dal mese di agosto del millenovecentoquarantadue, la Luftwaffe rase al suolo il centro urbano con bombardamenti a tappeto, trasformando la metropoli in un labirinto di rovine. La Sessantaduesima Armata sovietica al comando del generale Vasilij Cujkov applicò la tattica di abbracciare il nemico, combattendo a distanza ravvicinata all'interno degli stabilimenti industriali Ottobre Rosso e Barricate per annullare la superiorità dell'artiglieria e dell'aviazione tedesca.
La pianificazione strategica dell'Operazione Urano
Mentre i soldati di Paulus si logoravano in sanguinosi scontri stanza per stanza per il controllo della collina Mamaev Kurgan, lo stato maggiore generale sovietico orchestrato da Georgij Zukov e Aleksandr Vasilevskij preparava in segreto una colossale controffensiva strategica. L'Operazione Urano scattò il diciannove novembre del millenovecentoquarantadue, concentrando poderose colonne corazzate contro i settori esterni dello schieramento dell'Asse, difesi dalle truppe rumene e ungheresi prive di adeguati armamenti controcarro. In soli quattro giorni le due tenaglie dell'Armata Rossa si ricongiunsero presso la città di Kalac, intrappolando oltre duecentocinquantamila soldati della Sesta Armata e unità della Quarta Armata corazzata in una gigantesca sacca.
Il ponte aereo fallito e la resa finale della sacca
La decisione categorica di Adolf Hitler di vietare la ritirata strategica e l'illusoria promessa di Hermann Göring di rifornire l'armata assediata tramite un ponte aereo della Luftwaffe condannarono le truppe tedesche alla fine. I velivoli da trasporto non riuscirono mai a garantire le cinquecento tonnellate di cibo, carburante e munizioni necessarie quotidianamente per la sopravvivenza dei soldati circondati, mentre le temperature scesero sotto i trenta gradi sotto zero. Il fallimento del contrattacco di soccorso guidato dal feldmaresciallo Erich von Manstein segnò il destino degli assediati. Il trentuno gennaio del millenovecentoquarantatrè Paulus, appena promosso feldmaresciallo, si arrese nel suo quartier generale, seguito dai resti della sacca settentrionale il due febbraio.
Le conseguenze geopolitiche e il bilancio della battaglia
La battaglia di Stalingrado costò oltre un milione e mezzo di perdite complessive tra morti, feriti e prigionieri, risultando il più devastante scontro urbano della storia militare moderna. La perdita irreparabile di veterani addestrati e di migliaia di mezzi corazzati infranse definitivamente la capacità offensiva strategica della Germania nazista sul fronte orientale. L'esito dello scontro provocò una svolta psicologica e militare totale nel secondo conflitto mondiale, inaugurando l'avanzata inarrestabile delle armate sovietiche verso l'Europa centrale e Berlino.
Stalingrado rimane nella memoria storica universale come il simbolo della determinazione difensiva e il punto di svolta decisivo che ha segnato la caduta del Terzo Reich.