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La geologia del bacino del Mar Caspio e l'orogenesi delle catene montuose contermini
Di Alex (del 29/09/2026 @ 10:00:00, in Natura spettacolare, letto 9 volte)
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Rilievi montuosi dell'Elburz che si specchiano sulle acque meridionali del Mar Caspio
Rilievi montuosi dell'Elburz che si specchiano sulle acque meridionali del Mar Caspio
Il bacino del Mar Caspio rappresenta il più grande specchio d'acqua endoreico del pianeta, incastonato tra imponenti catene montuose nate dalla collisione tettonica continentale. La sua complessa struttura geologica custodisce le tracce della scomparsa dell'antico oceano Tetide. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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Genesi tettonica e relitto della Paratetide
La depressione che ospita il Mar Caspio è il risultato di una lunga e articolata evoluzione geodinamica iniziata durante l'era mesozoica. Dal punto di vista paleogeografico, il bacino odierno costituisce un frammento relitto dell'antica Paratetide, un immenso mare interno che durante l'Oligocene e il Miocene si estendeva dall'Europa centrale fino al lago d'Aral. La progressiva collisione tra la placca arabica, la placca indiana e il blocco continentale euroasiatico ha provocato la chiusura degli stretti marini che garantivano il collegamento con l'oceano globale, trasformando l'intera regione in un bacino idrologicamente chiuso, situato attualmente a una quota di circa ventisette metri al di sotto del livello medio del mare.

Eterogeneità crostale del fondale caspico
La batimetria e la geologia del fondale riflettono una marcata eterogeneità strutturale, suddividendosi in tre sotto-bacini nettamente distinti. Il Caspio settentrionale presenta una piattaforma continentale poco profonda, con fondali medi inferiori a sei metri composti da spesse coltri sedimentarie terrigene portate dal delta del fiume Volga. Al contrario, il Caspio meridionale sprofonda a oltre mille metri di profondità, poggiando su una crosta oceanica intrappolata di tipo basaltico priva di strato granitico, spessa fino a trenta chilometri e ricoperta da una colossale sequenza di sedimenti argillosi e sabbiosi ricchi di idrocarburi, depositatisi a ritmi elevatissimi negli ultimi cinque milioni di anni.

L'orogenesi del Caucaso e della catena dell'Elburz
Le sponde occidentali e meridionali del bacino sono delimitate da due tra i sistemi orogenetici più attivi ed elevati dell'Eurasia. A ovest si innalza la catena del Caucaso, generata dalla convergenza compressiva nord-nord-est della placca arabica contro la piattaforma scitica, caratterizzata da faglie inverse e sovrascorrimenti crostali che alimentano frequenti terremoti profondi. A sud, la catena montuosa dell'Elburz in Iran si erge ripida direttamente dalle rive costiere, culminando con la maestosa sagoma vulcanica del Monte Damavand a cinquemilaseicento metri di quota, una struttura formatasi per sollevamento tettonico e vulcanismo quaternario legato alla complessa subduzione dell'unità crostale caspica meridionale.

Vulcanismo di fango e dinamiche del livello idrico
Un tratto geomorfologico peculiare dell'area pericaspica, in particolare nella penisola di Absheron e nelle acque territoriali azere, è la concentrazione della più alta densità mondiale di vulcani di fango. Queste formazioni eruttano gas metano compresso, acque sotterranee mineralizzate e fanghi argillosi freddi derivanti dalla rapida risalita dei sedimenti plastici sovrapressurizzati. Parallelamente, il livello del mare mostra cicliche e repentine oscillazioni pluridecennali dovute alle variazioni di portata dei grandi fiumi immissari e all'evaporazione, influenzando la morfologia costiera e l'assetto geotecnico degli insediamenti portuali circostanti.

La regione del Mar Caspio si conferma uno straordinario laboratorio geologico a cielo aperto, dove i movimenti delle placche terrestri continuano a scolpire montagne maestose e bacini oceanici fossili.

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