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Il gatto delle Ande il felino più minacciato delle Americhe
Di Alex (del 01/09/2026 @ 11:00:00, in Animali rari e particolari, letto 51 volte)
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Un gatto delle Ande su una roccia ad alta quota tra le montagne
Un gatto delle Ande su una roccia ad alta quota tra le montagne
Il gatto delle Ande, Leopardus jacobita, è il felino più minacciato delle Americhe, con meno di milletrecento individui maturi sopravvissuti. Vive tra i tremila e i cinquemila metri di altitudine, nutrendosi quasi esclusivamente di roditori Lagidium, e oggi rischia l'estinzione a causa delle miniere di litio. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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Un fantasma delle vette
Nel cuore delle Ande centrali, tra Argentina, Bolivia, Cile e Perù, vive uno dei felini più elusivi e meno conosciuti al mondo. Il gatto delle Ande è stato avvistato dal vivo da meno di dieci persone al mondo nel corso della storia della ricerca scientifica moderna, tanto da essere soprannominato il fantasma delle Ande dai naturalisti che ne studiano le tracce. La sua pelliccia, spessa e di colore grigio argenteo con macchie giallo-brune disposte a righe verticali, gli permette di confondersi perfettamente con le rocce e le pietraie dell'altopiano andino. La lunghezza del corpo si aggira tra i cinquantasette e i sessantaquattro centimetri, cui si aggiunge una coda folta e ad anelli che può raggiungere quasi il settanta per cento della lunghezza del corpo, utilizzata per l'equilibrio sui pendii scoscesi e come riserva di grasso durante i periodi di scarsità di cibo.

Un abitante degli ambienti estremi
Il gatto delle Ande occupa una nicchia ecologica estremamente specializzata, vivendo esclusivamente in ambienti rocciosi e aridi tra i tremila e i cinquemila metri sul livello del mare, dove le temperature notturne possono scendere abbondantemente sotto lo zero anche in piena estate australe. La sua dieta è quasi monospecifica: si nutre principalmente della viscaccia di montagna, un roditore del genere Lagidium simile a un coniglio dalla lunga coda, che rappresenta fino all'ottanta per cento della sua alimentazione nelle popolazioni meglio studiate. Questa dipendenza estrema da un'unica specie preda rende il gatto delle Ande particolarmente vulnerabile a qualsiasi alterazione dell'habitat delle viscacce, che a loro volta necessitano di formazioni rocciose intatte per rifugiarsi dai predatori e dalle intemperie.

La minaccia dell'estrazione del litio
Negli ultimi anni la principale minaccia per la sopravvivenza della specie è diventata l'espansione dell'industria mineraria del litio, un metallo fondamentale per la produzione di batterie destinate a veicoli elettrici e dispositivi elettronici. Le regioni andine dove vive il gatto delle Ande coincidono in larga parte con il cosiddetto triangolo del litio, un'area che comprende porzioni di Argentina, Bolivia e Cile e che custodisce oltre la metà delle riserve mondiali conosciute di questo elemento. L'estrazione avviene tipicamente pompando le salamoie sotterranee ricche di litio verso enormi bacini di evaporazione, un processo che consuma quantità ingenti di acqua dolce e altera in modo permanente le zone umide d'alta quota, note localmente come bofedales, essenziali per l'equilibrio idrico dell'intero ecosistema andino e per la sopravvivenza delle popolazioni di viscacce.

La distruzione dei bofedales e le altre minacce
I bofedales sono torbiere alpine alimentate dallo scioglimento dei ghiacciai e dalle sorgenti sotterranee, veri e propri oasi verdi che punteggiano il deserto di alta quota andino e che sostengono una rete trofica complessa, dalla quale dipendono indirettamente anche i gatti delle Ande attraverso le popolazioni di roditori. La deviazione delle falde acquifere per l'estrazione mineraria sta causando il progressivo prosciugamento di queste zone umide in diverse aree del Cile settentrionale e dell'Argentina nordoccidentale. A questa minaccia si aggiungono il pascolo eccessivo di greggi domestiche, che compete direttamente con le viscacce per le risorse alimentari, l'uccisione diretta da parte di cani da pastore e di comunità locali che, secondo antiche credenze andine, considerano il felino un cattivo presagio, e il cambiamento climatico, che sta alterando la distribuzione delle precipitazioni nevose da cui dipende l'intero equilibrio idrologico della regione.

Gli sforzi di conservazione in corso
Nonostante le difficoltà oggettive nello studiare una specie tanto rara ed elusiva, diverse organizzazioni internazionali stanno lavorando per la sua protezione. L'Alleanza per il Gatto delle Ande, un consorzio di ricercatori e organizzazioni non governative attivo dal millenovecentonovantanove, ha condotto studi di radiotelemetria pionieristici nella regione di Khastor, in Bolivia meridionale, tra il duemilauno e il duemilasei, raccogliendo i primi dati dettagliati sul comportamento e sull'uso del territorio della specie. In Cile, la Corporazione Nazionale Forestale collabora con le organizzazioni ambientaliste per la creazione di centri di monitoraggio dedicati, mentre in Argentina numerosi parchi nazionali offrono protezione legale contro la caccia e il commercio, sebbene l'applicazione effettiva di queste norme nelle aree più remote rimanga estremamente complessa da garantire su base quotidiana.

Il gatto delle Ande rappresenta un simbolo drammatico del conflitto tra la transizione energetica globale e la tutela della biodiversità, ricordandoci che ogni tecnologia verde comporta scelte e sacrifici che vanno attentamente ponderati per non trasformare una soluzione climatica in una nuova crisi ecologica.

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