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Janaki ammal e la citogenetica della canna da zucchero
Di Alex (del 25/08/2026 @ 12:00:00, in Donne scienziate, letto 254 volte)
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Janaki Ammal al microscopio con campioni di canna da zucchero
Janaki Ammal al microscopio con campioni di canna da zucchero
Janaki Ammal fu una botanica indiana che negli anni Trenta del Novecento realizzò importanti ricerche citogenetiche sulla canna da zucchero e sulle piante tropicali, contribuendo alla biodiversità agraria e all'autosufficienza alimentare dell'India con le sue scoperte sui poliploidi. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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Il contesto della ricerca citogenetica in India
All'inizio del XX secolo, l'India coloniale dipendeva fortemente dalle importazioni di zucchero per soddisfare il fabbisogno interno. La canna da zucchero (Saccharum officinarum) era una coltura fondamentale, ma le varietà locali presentavano rese modeste ed erano suscettibili a malattie e parassiti. Nel frattempo, la citogenetica, la scienza che studia i cromosomi e il loro comportamento durante la divisione cellulare, stava vivendo un periodo di grande fermento in Europa e negli Stati Uniti. Fu in questo scenario che Janaki Ammal, una delle prime donne indiane a ottenere un dottorato in botanica, decise di applicare le tecniche citologiche per migliorare la canna da zucchero.

Il lavoro pionieristico sui poliploidi
Janaki Ammal si concentrò sullo studio dei numeri cromosomici delle diverse specie e varietà di canna da zucchero. Scoprì che molte delle varietà coltivate erano poliploidi, cioè possedevano più di due serie complete di cromosomi, un fenomeno che conferiva loro caratteristiche di vigore e resistenza. Questa intuizione fu rivoluzionaria: incrociando selettivamente varietà con diversi livelli di ploidia, riuscì a creare nuovi ibridi che combinavano la dolcezza della canna da zucchero commerciale con la rusticità di specie selvatiche. I suoi studi, pubblicati su riviste internazionali come "Cytologia" e "Nature", gettarono le basi per programmi di miglioramento genetico che avrebbero reso l'India autosufficiente nella produzione di zucchero.

L'impatto sulla biodiversità agraria
Il lavoro di Ammal non si limitò alla canna da zucchero. Estese le sue ricerche a molte altre piante tropicali, tra cui il mango, il banano e il tè, studiando la loro variabilità genetica e proponendo strategie per conservare la biodiversità agraria. In un'epoca in cui la "rivoluzione verde" stava promuovendo varietà ad alta resa ma geneticamente uniformi, Ammal sostenne l'importanza di mantenere un patrimonio genetico diversificato come riserva per future necessità. Le sue raccomandazioni influenzarono le politiche agricole indiane e contribuirono alla creazione di banche del germoplasma.

La carriera e il riconoscimento
Nata nel 1897 nel Kerala, Janaki Ammal superò numerosi ostacoli legati al genere e alla sua origine coloniale per affermarsi come scienziata di fama mondiale. Dopo il dottorato a Londra, lavorò presso il John Innes Horticultural Institution e successivamente tornò in India, dove diresse la sezione di botanica dell'Università di Madras. Fu tra i primi scienziati a utilizzare la colchicina per indurre poliploidia artificiale nelle piante, aprendo nuove frontiere nel miglioramento genetico. Nel 1957 fu eletta membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze indiana, e nel corso della sua carriera ricevette numerosi riconoscimenti internazionali.

L'eredità per la scienza moderna
Oggi, le tecniche di citogenetica e di miglioramento genetico messe a punto da Janaki Ammal sono ancora alla base della produzione di varietà di canna da zucchero resistenti a siccità e malattie, contribuendo alla sicurezza alimentare di milioni di persone. Inoltre, il suo impegno per la conservazione della biodiversità è più attuale che mai, di fronte alle sfide del cambiamento climatico. La sua figura è un esempio di come la ricerca di base possa avere applicazioni pratiche di enorme impatto sociale, e la sua storia ispira le nuove generazioni di scienziate in India e nel mondo.

In conclusione, Janaki Ammal ha dimostrato che la conoscenza dei cromosomi può tradursi in progresso agricolo e sostenibilità, lasciando un'eredità duratura nella scienza delle piante e nella lotta per l'autosufficienza alimentare.

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