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Le barriere filtranti a base di micelio fungino
Di Alex (del 16/08/2026 @ 09:00:00, in Scienza e Ambiente, letto 46 volte)
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Un'immagine concettuale di reti filtranti in mare che utilizzano il micelio dei funghi per assorbire metalli pesanti
Un'immagine concettuale di reti filtranti in mare che utilizzano il micelio dei funghi per assorbire metalli pesanti
In un'epoca in cui l'inquinamento dei mari è un'emergenza planetaria, la scienza si sta rivolgendo a soluzioni ispirate alla natura. Le barriere filtranti biologiche, a base di micelio di funghi, sono una di queste. Queste reti, posizionate alla foce dei fiumi o in prossimità di scarichi industriali, utilizzano colture fungine appositamente selezionate per assorbire e accumulare metalli pesanti inquinanti. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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La rete nascosta dei funghi
Il micelio è la rete di filamenti sotterranei (ife) che costituisce l'apparato vegetativo dei funghi. In natura, questa rete è essenziale per la decomposizione della materia organica e per la comunicazione tra le piante. Ma alcune specie fungine possiedono un'abilità straordinaria: possono assorbire e accumulare ioni di metalli pesanti come piombo, mercurio, cadmio e arsenico. Questi metalli vengono intrappolati nelle pareti cellulari del fungo o trasformati in composti meno tossici. Questa caratteristica, chiamata "micofiltrazione" o "micorimediazione", viene oggi sfruttata per creare vere e proprie barriere biologiche in grado di depurare le acque contaminate, una soluzione naturale ed economicamente sostenibile rispetto ai metodi chimici tradizionali.

Come funziona una barriera filtrante
Le barriere filtranti a base di micelio sono progettate per essere posizionate nei punti strategici degli scarichi o dei fiumi. La struttura è costituita da un supporto galleggiante che sostiene un tappeto di materiale organico (come paglia o segatura) in cui il micelio viene fatto crescere in laboratorio. Una volta che il fungo ha colonizzato il substrato, la barriera viene calata in acqua. L'acqua contaminata, passando attraverso questa rete biologica, entra in contatto con il micelio che, agendo come una spugna, assorbe i metalli pesanti. Il processo è estremamente efficiente e selettivo, e il fungo può accumulare fino a una percentuale significativa del suo peso in metalli, che possono poi essere recuperati e riciclati.

Un futuro verde per la depurazione
La ricerca su queste tecnologie è ancora in fase di sviluppo, ma i primi esperimenti sul campo, come quelli condotti in alcuni corsi d'acqua del Sudamerica e del Sud-est asiatico, hanno dato risultati incoraggianti. Rispetto ai metodi chimici, i sistemi di filtrazione biologica sono meno costosi, richiedono meno energia e sono in grado di operare in modo autonomo. Inoltre, la biomassa fungina esausta, carica di metalli, può essere raccolta e smaltita in sicurezza, o addirittura lavorata per recuperare i metalli preziosi. L'obiettivo è quello di integrare queste barriere nei sistemi di depurazione esistenti, creando una rete di "filtri viventi" che possano aiutare a ripulire i nostri mari e a ripristinare l'equilibrio degli ecosistemi, un passo importante verso un'economia veramente circolare e sostenibile.

Le barriere di micelio ci mostrano come la natura possa fornire soluzioni ingegnose ai nostri problemi ambientali, ricordandoci che la chiave per un futuro più pulito potrebbe essere nascosta proprio sotto i nostri piedi.

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