Turbine sommerse bidirezionali azionate dalle correnti di marea
L'energia mareomotrice sfrutta l'energia cinetica delle correnti di marea attraverso turbine bidirezionali sommerse. Questa tecnologia fornisce energia pulita, costante e prevedibile, contribuendo alla transizione energetica senza emissioni di CO2. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
🎧 Ascolta questo articolo
Bonus Video
Le maree, una fonte energetica inesauribile
Le maree sono un fenomeno naturale causato dall'attrazione gravitazionale della Luna e del Sole, che produce un movimento periodico e prevedibile delle masse d'acqua. Questo flusso e riflusso può essere sfruttato per generare energia elettrica. A differenza dell'eolico e del solare, l'energia mareomotrice è costante e prevedibile con anni di anticipo, poichè le maree seguono cicli astronomici noti. Le turbine bidirezionali sommerse sono una delle tecnologie più promettenti: sono installate sul fondo marino o su strutture ancorate, in zone dove le correnti di marea sono particolarmente forti (ad esempio in stretti, estuari o canali). Queste turbine, simili a mulini a vento sottomarini, hanno rotori che girano in entrambe le direzioni, sfruttando sia il flusso di marea entrante che quello uscente. La loro potenza varia a seconda della velocità della corrente, che può raggiungere i 2-3 m/s, generando una potenza di alcune centinaia di kW per unità.
Tecnologie e installazioni esistenti
La prima turbina mareomotrice bidirezionale commerciale è stata installata nel 2008 in Norvegia, e da allora il settore è cresciuto. Il progetto più ambizioso è il MeyGen, nelle Pentland Firth in Scozia, che prevede la installazione di 269 turbine per una potenza totale di 398 MW, sufficiente per alimentare 175.000 case. Le turbine possono essere a supporto fisso (come i pali conficcati nel fondale) o flottanti (ancorate con cavi). I rotori hanno diametri da 10 a 20 metri e girano a velocità di 10-20 giri al minuto, garantendo un impatto minimo sulla fauna marina. L'energia viene trasmessa via cavo sottomarino a una stazione di terra, dove viene convertita in corrente alternata. Le turbine sono progettate per resistere alla corrosione dell'acqua salata e alle intemperie. I costi di installazione sono ancora elevati (circa 5-10 milioni di euro per MW), ma la manutenzione è relativamente bassa, e si prevede che i costi scenderanno con la produzione di massa.
Vantaggi ambientali e sfide future
L'energia mareomotrice è una delle fonti rinnovabili con il più basso impatto ambientale: non emette gas serra, non occupa terreno, e il rumore subacqueo è inferiore a quello delle navi. Tuttavia, non è esente da criticità: le turbine possono interferire con la migrazione di pesci e mammiferi marini, e l'installazione di strutture fisse può alterare i fondali. Per questo, gli studi di impatto ambientale sono obbligatori, e si stanno sviluppando sistemi di protezione (ad esempio, barriere acustiche per allontanare i delfini). Inoltre, le turbine devono essere progettate per resistere a eventi estremi come tempeste e onde anomale. La manutenzione subacquea è costosa e richiede robot subacquei o immersioni di tecnici specializzati. Nonostante queste difficoltà, il potenziale è enorme: si stima che le correnti di marea possano fornire circa 1.000 TWh all'anno a livello globale, pari al 5% del consumo elettrico mondiale. Con il giusto sostegno politico e investimenti in ricerca, la mareomotrice potrebbe diventare un pilastro dell'energia pulita del futuro.
L'energia mareomotrice è un esempio di come l'ingegno umano possa sfruttare i cicli naturali per produrre energia. Le turbine sottomarine, silenziose e invisibili, potrebbero alimentare le nostre città in modo sostenibile e affidabile.