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Tlos, la fortezza licia e le tombe monumentali scavate nella roccia
Di Alex (del 22/07/2026 @ 17:00:00, in Storia meno nota e miti, letto 40 volte)
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La tomba monumentale di Bellerofonte scavata nella falesia calcarea dell'acropoli di Tlos
La tomba monumentale di Bellerofonte scavata nella falesia calcarea dell'acropoli di Tlos
Tra le valli della Licia antica, nell'odierna Turchia, il sito di Tlos domina la fertile piana del fiume Xanthos con la sua acropoli sormontata da una fortezza ottomana. La falesia sottostante è traforata da tombe rupestri a forma di tempio, tra cui spicca la monumentale tomba di Bellerofonte, eroe della mitologia greca. Il teatro romano, le terme e lo stadio raccontano una stratificazione culturale che abbraccia millenni di storia ininterrotta. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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Le prime tracce di insediamento umano sull'acropoli di Tlos risalgono al terzo millennio avanti Cristo, ma è durante il periodo della civiltà licia, a partire dal quindicesimo secolo avanti Cristo, che il sito assume una fisionomia monumentale. I Lici, un popolo di ceppo indoeuropeo, svilupparono una cultura architettonica originalissima, caratterizzata dall'uso di tombe scavate nella roccia a imitazione di strutture lignee. Le fonti ittite menzionano ripetutamente le città licie come alleate o nemiche nei conflitti che infiammarono l'Anatolia meridionale, a testimonianza di una potenza politica in grado di contrattare alla pari con i grandi imperi dell'Età del Bronzo.

La tomba di Bellerofonte e il mito del cavallo alato
Sulla parete verticale che guarda a est, una tomba rupestre si distingue per dimensioni e pregio artistico: è la cosiddetta tomba di Bellerofonte, datata al quarto secolo avanti Cristo. La facciata scolpita riproduce un tempio ionico con due colonne e un frontone triangolare, sulla cui superficie campeggia un rilievo che raffigura l'eroe Bellerofonte in sella al cavallo alato Pegaso, nell'atto di scagliare una lancia. La scena, scolpita con una maestria che denota influenze greche fuse con la tradizione locale, evoca il mito secondo cui l'eroe avrebbe fondato la città di Tlos dopo aver sconfitto la Chimera, il mostro tricefalo che spirava fuoco dalla bocca.

L'acropoli fortificata e la fortezza ottomana
L'altura su cui sorge Tlos è stata fortificata ininterrottamente per oltre tremila anni. Le mura ciclopiche più antiche, costruite con blocchi di pietra calcarea squadrati e incastrati senza malta, risalgono al periodo licio e furono ampliate in epoca ellenistica con torri di avvistamento a pianta rettangolare. Nel diciannovesimo secolo dopo Cristo, il condottiero ottomano Ali Agha, soprannominato il Signore delle aquile, edificò sulla sommità una fortezza turrita che domina l'intera vallata e che ancora oggi costituisce l'elemento più riconoscibile del profilo della città. Le mura ottomane inglobarono e modificarono le strutture bizantine e romane preesistenti, creando un palinsesto architettonico di rara complessità.

Il teatro romano e gli edifici pubblici
Ai piedi dell'acropoli si estende il quartiere pubblico di epoca romana, dominato da un teatro capace di ospitare oltre duemila spettatori. La cavea, semicircolare e addossata al pendio naturale, conserva gran parte dei gradini originali e il proscenio decorato con fregi a girali d'acanto. Accanto al teatro sorgono i resti delle grandi terme, con il caratteristico caldarium riscaldato da un sistema di ipocausti, e un foro lastricato che fungeva da centro commerciale e amministrativo della città. Lo stadio monumentale, di cui sopravvivono le gradinate settentrionali, si allunga per oltre cento metri lungo il fondovalle e veniva utilizzato per gare atletiche e corse di carri.

La stratificazione culturale: Lici, Greci, Romani, Bizantini
La storia di Tlos è un esempio straordinario di continuità insediativa. Dopo la conquista di Alessandro Magno nel 334 avanti Cristo, la città adottò la lingua e le istituzioni greche senza abbandonare le tradizioni licie, come dimostrano le iscrizioni bilingui rinvenute in situ. Con l'avvento dell'Impero Romano, Tlos divenne un importante centro amministrativo e commerciale, dotato di acquedotti, fontane monumentali e una zecca che coniava monete con l'effigie dell'imperatore. In epoca bizantina fu sede vescovile e le sue chiese, costruite riutilizzando colonne e capitelli romani, testimoniano la transizione al cristianesimo. Gli affreschi superstiti, sebbene frammentari, mostrano santi e scene bibliche dipinte con vivaci pigmenti rossi e blu.

Le necropoli e i sarcofagi lici a coperchio ogivale
Oltre alle tombe rupestri, la necropoli di Tlos comprende centinaia di sarcofagi lici sparsi sul pendio orientale. Questi monumenti funerari, scolpiti in un unico blocco di calcare, sono caratterizzati da un coperchio a forma di carena di nave rovesciata, con due sporgenze laterali che ricordano le prue e le poppe delle imbarcazioni licie. La scelta della forma non è casuale: i Lici credevano che le anime dei defunti compissero un viaggio ultraterreno su imbarcazioni magiche, e il sarcofago ne costituiva la rappresentazione fisica. Molti esemplari recano iscrizioni in lingua licia che minacciano maledizioni contro eventuali violatori di tombe.

L'importanza strategica della valle dello Xanthos
La posizione di Tlos, arroccata su uno sperone roccioso che controlla l'accesso alla vallata del fiume Xanthos, ne fece un caposaldo militare ambito da tutte le potenze che si affacciarono sulla regione. Il fiume, navigabile per lunghi tratti, costituiva la principale via di comunicazione tra l'entroterra e il porto di Patara, uno dei più fiorenti scali del Mediterraneo orientale. Le merci che risalivano la valle, dall'olio d'oliva al vino pregiato, transitavano obbligatoriamente sotto le mura di Tlos, garantendo alla città una prosperità economica che durò ininterrotta fino al declino delle rotte commerciali bizantine.

Tlos non è soltanto un sito archeologico, è una macchina del tempo incisa nella roccia, dove ogni strato di pietra racconta una storia diversa e dove il mito di Bellerofonte continua a librarsi silenzioso sopra la valle che lo vide protagonista.

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