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Alluvioni monsoniche e cicloni nel Myanmar, l'agricoltura del delta in ginocchio
Di Alex (del 20/07/2026 @ 08:00:00, in Disastri ecosistemici, letto 122 volte)
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Immagine aerea del delta dell'Irrawaddy in Myanmar devastato da inondazioni
Immagine aerea del delta dell'Irrawaddy in Myanmar devastato da inondazioni
Il Myanmar è tra i paesi più colpiti da cicloni e alluvioni monsoniche estreme, che devastano le risaie del delta dell'Irrawaddy e spingono acqua salata nell'entroterra, compromettendo la sicurezza alimentare di milioni di persone. I dati del Climate Risk Index rivelano una crisi umanitaria crescente. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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Il Climate Risk Index 2026 colloca il Myanmar al terzo posto tra i paesi più vulnerabili agli eventi meteorologici estremi nel periodo 2000-2024, con perdite economiche medie superiori al 3 per cento del PIL nazionale e oltre centomila vittime cumulate. Il ciclone Nargis del 2008, con venti a 215 chilometri orari e un'onda di tempesta alta 4 metri, inondò l'intero delta dell'Irrawaddy, uccidendo più di 138mila persone e distruggendo un milione di ettari di risaie. Da allora, cicloni di intensità crescente come Mocha nel 2023 e altri sistemi tropicali hanno ripetutamente colpito la stessa regione, innescando un circolo vizioso di ricostruzione e distruzione.

Il cuneo salino e la morte delle risaie
Una delle conseguenze più insidiose delle inondazioni costiere è l'intrusione salina nel suolo e nelle falde acquifere. Quando le mareggiate cicloniche spingono l'acqua di mare nell'entroterra, il sale si deposita nei primi 30-40 centimetri di terreno, rendendolo sterile per il riso, che tollera solo bassissime concentrazioni di cloruro di sodio. Le mappe satellitari della salinità del suolo nel delta dell'Irrawaddy mostrano un'espansione della zona affetta da salinizzazione del 15 per cento negli ultimi dieci anni, con punte del 40 per cento nelle aree più vicine alla costa.

Gli agricoltori, in maggioranza piccoli coltivatori che vivono con meno di due dollari al giorno, non possono permettersi il costoso lavaggio dei campi con acqua dolce, nè la conversione a colture alofite come la salicornia. Sono costretti a migrare verso le città, gonfiando le periferie di Yangon e alimentando una crisi sociale che si somma all'instabilità politica seguita al colpo di stato del 2021. Le varietà di riso tolleranti al sale, sviluppate dall'International Rice Research Institute, sono disponibili solo in quantità limitate e la loro adozione è ostacolata dalla mancanza di credito agricolo.

Cicloni tropicali e riscaldamento oceanico
Il Golfo del Bengala è una delle regioni a più rapido riscaldamento superficiale, con un incremento di 0,3 gradi Celsius per decennio. L'energia termica accumulata alimenta cicloni che si intensificano molto rapidamente, spesso passando da tempesta tropicale a categoria 5 in meno di 24 ore, lasciando poco tempo per l'evacuazione. La forma a imbuto del golfo convoglia l'onda di tempesta proprio verso le basse coste del Myanmar e del Bangladesh, dove milioni di persone vivono in abitazioni di bambù e lamiera, senza sistemi di allerta efficaci.

Le dighe e i canali di irrigazione costruiti durante il regime militare per controllare le piene si stanno rivelando inefficaci perchè progettati per eventi con tempi di ritorno di cento anni, che ormai si verificano ogni decennio a causa del cambiamento climatico. Le rotte migratorie dei pesci d'acqua dolce, essenziali per l'alimentazione locale, vengono interrotte dalla costruzione di sbarramenti non attrezzati con scale di risalita, aggravando ulteriormente la sicurezza alimentare.

Fondi internazionali e necessità di adattamento
Il Myanmar ha teoricamente accesso al Green Climate Fund e ad altri meccanismi internazionali, ma le sanzioni economiche e la governance opaca limitano l'afflusso di capitali. Le organizzazioni non governative locali stanno tentando di ripristinare le foreste di mangrovie, che riducono l'impatto delle onde di tempesta e intrappolano i sedimenti, ma la deforestazione per far posto all'acquacoltura intensiva di gamberi ha distrutto il 60 per cento delle mangrovie originarie negli ultimi trent'anni.

L'adattamento delle comunità costiere passa attraverso l'installazione di orti galleggianti, la costruzione di rifugi sopraelevati e la realizzazione di argini naturali con specie vegetali autoctone. Tuttavia, senza una drastica riduzione delle emissioni globali, gli sforzi locali rischiano di essere vanificati da cicloni sempre più violenti. Il Myanmar rappresenta un monito per il mondo: il prezzo del clima impazzito viene già pagato, ogni monsone, da chi ha contribuito meno a causarlo.

Le pianure allagate del Myanmar non sono solo una tragedia locale, ma il simbolo della disuguaglianza climatica globale. Ogni chicco di riso perso per colpa del sale o del vento è un debito che il mondo industrializzato contrae con le generazioni future.

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