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Microsoft ammette: emissioni di CO2 su del 25% in un anno per colpa dell'IA
Di Alex (del 16/07/2026 @ 15:00:00, in Intelligenza Artificiale, letto 53 volte)
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Centro dati Microsoft con nuvole di fumo e IA
Centro dati Microsoft con nuvole di fumo e IA
Microsoft ha riportato un aumento del 25% delle emissioni di CO2 nell'ultimo anno fiscale, attribuito all'espansione dei datacenter per l'IA e alla rinuncia ai certificati di energia rinnovabile scorporati. L'azienda punta ancora al carbon negative entro il 2030. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.

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Un aumento che sorprende anche gli addetti ai lavori
Il 9 luglio 2026, Microsoft ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla sostenibilità, e i numeri hanno fatto scalpore: le emissioni di CO2 equivalente sono aumentate del 25% rispetto all'anno fiscale precedente, raggiungendo circa 20 milioni di tonnellate. Un balzo così netto, in un'azienda che si era impegnata a diventare carbon negative entro il 2030, ha suscitato critiche e preoccupazione. I vertici di Microsoft, guidati dal vicepresidente Brad Smith, hanno attribuito l'incremento a due fattori principali: la massiccia espansione dei datacenter per supportare i servizi di intelligenza artificiale, e la decisione di smettere di acquistare certificati di energia rinnovabile "scorporati". Quest'ultima scelta, in particolare, ha avuto un impatto immediato sulle emissioni di Scope 2, quelle relative al consumo diretto di elettricità, che sono passate da meno del 2% al 13% del totale. Per comprendere appieno il problema, bisogna spiegare cosa sono questi certificati e perchè Microsoft ha deciso di rinunciarvi.

Cosa sono i certificati di energia rinnovabile scorporati?
I certificati di energia rinnovabile scorporati (Renewable Energy Certificates - REC, o Guarantees of Origin in Europa) sono strumenti finanziari che attestano che una certa quantità di elettricità è stata generata da fonti rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico). Tuttavia, questi certificati possono essere venduti separatamente dall'elettricità fisica. Ciò significa che un'azienda può acquistare un REC e dichiarare di utilizzare energia verde, anche se in realtà l'elettricità che consuma proviene da una centrale a carbone. Per molti ambientalisti, questa pratica è una forma di greenwashing, perchè non riduce le emissioni reali, ma solo quelle "virtuali". Microsoft, che per anni ha fatto ampio uso di questi certificati per dichiararsi carbon neutral, ha annunciato a febbraio 2025 che avrebbe smesso di acquistarli, scegliendo di investire invece in progetti di riduzione diretta delle emissioni e in accordi di fornitura di energia pulita (Power Purchase Agreements). Tuttavia, nel breve termine, questa scelta ha fatto emergere le emissioni reali del consumo di elettricità, facendo schizzare lo Scope 2.

ScopeDescrizioneVariazione 2025-2026Peso sul totale
Scope 1Emissioni dirette (es. combustione nei veicoli)Leggero aumento~5%
Scope 2Emissioni da elettricità acquistataDa <2% a 13%13%
Scope 3Emissioni indirette (filiera, fornitori, clienti)Aumento significativo~82%


L'espansione dei datacenter per l'IA: il vero motore dell'aumento
Al di là della questione dei certificati, il fattore più determinante è la crescita esponenziale dei datacenter per l'intelligenza artificiale. L'AI generativa, come ChatGPT e i modelli di Microsoft Copilot, richiede enormi quantità di potenza di calcolo, che a sua volta assorbe elettricità e produce calore. Per addestrare un modello linguistico di grandi dimensioni, si consumano tanti megawattora quanti ne consumano centinaia di famiglie in un anno. Microsoft ha dovuto costruire decine di nuovi datacenter in tutto il mondo, molti dei quali alimentati da gas naturale o da mix energetici non completamente rinnovabili, a causa della scarsa disponibilità di energia pulita in certe regioni. Il risultato è che le emissioni totali, nonostante gli sforzi di efficienza, sono cresciute. Un dato positivo, però, è la gestione dell'acqua: Microsoft ha ripristinato più di 14 milioni di metri cubi d'acqua, superando il prelievo per i sistemi di raffreddamento, un traguardo che dimostra un impegno concreto in altre aree ambientali.

La sfida del 2030: carbon negative con l'IA
Microsoft si è posta l'obiettivo di diventare carbon negative entro il 2030, ovvero di rimuovere dall'atmosfera più CO2 di quanta ne emette. Questo traguardo, già ambizioso, diventa sempre più difficile da raggiungere con l'accelerazione dell'IA. Il rapporto ammette che la strada è in salita, ma l'azienda insiste sulla trasparenza: smettere di acquistare REC è stato un passo doloroso ma necessario per allineare i conti con la realtà. Ora Microsoft sta investendo miliardi di dollari in progetti di cattura diretta dell'aria, in cui macchine aspirano l'anidride carbonica e la stoccano nel sottosuolo. Inoltre, sta stipulando contratti a lungo termine per l'energia solare ed eolica, cercando di garantire che almeno il 50% della sua elettricità provenga da fonti rinnovabili entro il 2027. Tuttavia, molti esperti ritengono che, senza un drastico cambio di passo, il 2030 resterà un sogno. La domanda di IA cresce ogni giorno, e ogni nuovo modello richiede più energia.

Il dibattito: trasparenza o greenwashing?
La scelta di Microsoft di rinunciare ai certificati scorporati è stata applaudita da alcuni osservatori come un atto di onestà, mentre altri l'hanno vista come una mossa di marketing per distinguersi dai competitor. In ogni caso, i numeri parlano chiaro: le emissioni sono aumentate, e non di poco. La posizione di Microsoft è che, senza questa trasparenza, i progressi futuri sarebbero stati mascherati da finzioni contabili. Ora l'azienda è sotto i riflettori: ogni tonnellata emessa sarà sotto il controllo di investitori, attivisti e regolatori. La partita si giocherà nei prossimi anni, quando i nuovi impianti rinnovabili entreranno in funzione e le tecnologie di cattura della CO2 diventeranno più efficienti. Se Microsoft riuscirà a invertire la tendenza, dimostrerà che è possibile crescere con l'IA senza sacrificare il pianeta. In caso contrario, il suo esempio diventerà un monito per tutto il settore tecnologico. Il caso Microsoft mostra il paradosso dell'IA: strumento potentissimo per l'innovazione, ma anche un gigante energetico che rischia di vanificare anni di impegni climatici. L'aumento del 25% delle emissioni è un segnale che non può essere ignorato. La strada verso il carbon negative è ancora lunga, e richiederà non solo buone intenzioni, ma investimenti concreti e una visione a lungo termine. La trasparenza, intanto, è un primo passo necessario.

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