Una nave cinese con taikonauti atterra su Marte vicino a un impianto ISRU
Alla fine del quarto ciclo quinquennale, la Cina è pronta a compiere il passo definitivo: inviare i primi taikonauti su Marte. Grazie alle infrastrutture automatiche costruite negli anni precedenti, alla produzione di propellente in loco e a un'architettura di missione basata sul Long March 9, Pechino può ambire a realizzare uno sbarco umano entro il 2047, contendendo agli Stati Uniti il titolo di prima nazione interplanetaria. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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L'architettura della missione umana cinese A differenza degli Stati Uniti, che stanno valutando sia l'opzione chimica pesante che quella nucleo-elettrica, la Cina ha puntato con decisione su un'architettura chimica basata sul rifornimento in orbita e sulla produzione di propellente direttamente su Marte. Il Long March 9, ormai collaudato in decine di lanci, è il cavallo di battaglia di questa strategia. Il profilo di missione prevede l'invio anticipato di moduli di superficie e di un veicolo di ritorno, che atterrano su Marte e iniziano a produrre metano e ossigeno liquidi utilizzando l'atmosfera locale e il ghiaccio d'acqua. Solo quando i serbatoi del veicolo di ritorno sono pieni, il segnale di via libera viene inviato alla Terra, e l'equipaggio di taikonauti può partire con la certezza di avere il carburante per tornare a casa. Questo approccio, chiamato "Mars Direct" in occidente, riduce al minimo i rischi e non dipende da tecnologie nucleari ancora in fase di sviluppo. I taikonauti viaggeranno in un modulo abitativo spazioso, protetto da schermi contro le radiazioni, e trascorreranno circa 500 giorni sulla superficie marziana, conducendo esperimenti scientifici, esplorando il territorio con rover e testando le tecnologie per una futura base permanente.
La base lunare ILRS come trampolino La missione marziana cinese non sarebbe possibile senza la base lunare ILRS, che funge da centro di collaudo e da stazione di supporto logistico. I sistemi di supporto vitale, le procedure di emergenza, le tute spaziali e i rover sono tutti testati sulla Luna prima di essere inviati su Marte. Inoltre, l'esperienza accumulata nella gestione di una base semi-permanente in un ambiente ostile fornisce ai pianificatori cinesi dati preziosi sulla psicologia degli equipaggi, sulla manutenzione delle attrezzature e sulla gestione delle emergenze. La Luna è il banco di prova, Marte il traguardo finale. Questa strategia graduale, perseguita con coerenza per oltre vent'anni, è la chiave del successo del programma spaziale cinese e dimostra che la competizione con gli Stati Uniti ha stimolato entrambe le nazioni a superare i propri limiti.
Il significato geopolitico di uno sbarco cinese su Marte Se la Cina riuscisse a sbarcare su Marte prima degli Stati Uniti, o anche solo in contemporanea, l'impatto geopolitico sarebbe enorme. Dimostrerebbe che il mondo non è più unipolare neppure nello spazio profondo, e che il modello di sviluppo autoritario e centralizzato può competere con successo con quello democratico e basato sul mercato. La Cina lo sa, e sta investendo risorse ingenti non solo nella tecnologia, ma anche nella comunicazione e nella diplomazia. Le missioni spaziali cinesi sono raccontate come imprese nazionali, fonte di orgoglio e coesione sociale. Allo stesso tempo, Pechino offre partnership a paesi di tutti i continenti, costruendo una coalizione spaziale che potrebbe un giorno rivaleggiare con gli Accordi Artemis. La corsa a Marte non è solo una questione di scienza e tecnologia: è un palcoscenico su cui si gioca la partita per la leadership globale del XXI secolo.
Le sfide ancora aperte Nonostante i progressi, restano sfide formidabili. L'atterraggio di un veicolo pesante su Marte è notoriamente difficile a causa dell'atmosfera sottile, che non offre abbastanza attrito per rallentare con i paracadute ma è sufficiente a generare calore durante la discesa. La Cina dovrà perfezionare le tecnologie di atterraggio di precisione, già testate con le missioni robotiche, e gestire il problema delle tempeste di sabbia globali che periodicamente avvolgono il pianeta. Inoltre, la permanenza prolungata in ambiente marziano espone gli astronauti a rischi per la salute ancora poco conosciuti, come gli effetti della gravità ridotta sul sistema muscolo-scheletrico e l'esposizione alle radiazioni cosmiche. Tuttavia, la determinazione cinese e la solidità del programma fanno ben sperare. Se tutto andrà secondo i piani, entro il 2047 vedremo le prime impronte umane sulla sabbia rossa di Marte, e non è detto che quelle impronte siano americane.
Il quinquennio 2043-2047 rappresenta il culmine del programma spaziale cinese del XXI secolo. Dopo aver costruito una base sulla Luna e inviato sonde su Marte, la Cina è pronta a compiere il passo definitivo: portare i suoi taikonauti sul Pianeta Rosso. La corsa è aperta, e il traguardo è ormai a portata di mano. La storia dell'esplorazione spaziale sta per voltare pagina.