Una barriera galleggiante raccoglie plastica in mare aperto
Nel bel mezzo dell'oceano Pacifico galleggia un'isola di rifiuti grande quanto uno stato europeo. Alcuni ingegneri hanno deciso di costruire le macchine giuste per farla sparire. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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Una barriera a forma di U lunga come dieci campi da calcio
Il sistema più famoso al mondo per la raccolta della plastica oceanica consiste in una lunga barriera galleggiante a forma di U, trainata lentamente da due imbarcazioni che avanzano in parallelo, capace di intercettare i rifiuti che galleggiano in superficie e convogliarli verso una sacca di raccolta posizionata al centro della struttura, mentre una gonna sottomarina impedisce alla plastica di scivolare sotto la barriera senza però intrappolare pesci o altri organismi marini che possono nuotare liberamente al di sotto di essa.
Il bersaglio principale di questi interventi è la cosiddetta grande chiazza di rifiuti del Pacifico, un'immensa area compresa tra le coste della California e le isole Hawaii dove le correnti oceaniche convergono naturalmente, accumulando nel corso dei decenni milioni di frammenti di plastica di ogni dimensione, dalle reti da pesca abbandonate fino ai microscopici frammenti chiamati microplastiche, ormai talmente piccoli da poter essere ingeriti anche dal plancton alla base dell'intera catena alimentare marina.
I fiumi, la vera porta d'ingresso della plastica in mare
Gli studi più recenti hanno dimostrato che la stragrande maggioranza della plastica che finisce negli oceani non viene gettata direttamente in mare, ma trasportata dai fiumi che attraversano le grandi città e le zone industriali di tutto il pianeta, motivo per cui molte organizzazioni ambientali hanno cominciato a installare dispositivi di raccolta anche alla foce dei corsi d'acqua più inquinati, spesso concentrati in poche decine di fiumi asiatici e africani responsabili da soli di una quota enorme del totale globale della plastica dispersa in mare ogni anno.
Questi sistemi fluviali funzionano spesso tramite semplici nastri trasportatori alimentati a energia solare, posizionati diagonalmente rispetto alla corrente del fiume, che sollevano automaticamente i rifiuti galleggianti e li depositano in appositi cassoni pronti per essere smaltiti o riciclati a terra, un approccio molto più economico ed efficiente rispetto alla raccolta in mare aperto, dove le condizioni meteorologiche avverse e le grandi distanze rendono ogni operazione molto più complessa e costosa.
Il riciclo della plastica recuperata
Una volta raccolta, la plastica estratta dal mare viene sottoposta a un processo di lavaggio e selezione per separarla da alghe, sale e altri residui organici, per poi essere triturata e trasformata in materiale riciclato utilizzato per produrre occhiali da sole, capi di abbigliamento sportivo e persino componenti per automobili, creando un piccolo circolo virtuoso in cui l'inquinamento di ieri diventa la materia prima dei prodotti di domani, anche se gli esperti sottolineano che la vera soluzione al problema resta comunque ridurre drasticamente la produzione di plastica monouso a monte, prima ancora che questa possa disperdersi nell'ambiente.
Le macchine che oggi puliscono gli oceani rappresentano un progresso tecnologico importante, ma da sole non basteranno mai a risolvere un problema che, come ricordano gli stessi ingegneri che le hanno progettate, va affrontato prima di tutto riducendo ciò che produciamo e disperdiamo ogni giorno nell'ambiente.