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Stati Uniti e il ritorno sulla Luna: il piano Artemis dal 2027 al 2032
Di Alex (del 08/07/2026 @ 16:00:00, in Futuro, letto 32 volte)
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Un lander Starship HLS si posa vicino alla base lunare Ignition al Polo Sud
Un lander Starship HLS si posa vicino alla base lunare Ignition al Polo Sud
Dopo il successo di Artemis II nel 2026, la NASA cambia strategia: niente più stazione orbitale Gateway, ma un assalto diretto alla superficie lunare con la nuova iniziativa Ignition. Tra il 2027 e il 2032 gli Stati Uniti pianificano allunaggi, l'invio di 24 missioni robotiche e l'accensione del primo reattore nucleare spaziale. Un piano ambizioso che punta a costruire una base permanente al Polo Sud della Luna. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.

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La decisione che ha cambiato tutto: addio Gateway, benvenuta Ignition
Nel marzo del 2026 l'amministratore della NASA Jared Isaacman annunciò una svolta epocale: la sospensione a tempo indeterminato del Lunar Gateway, la stazione orbitale cislunare che per anni era stata il fulcro della strategia Artemis. I motivi erano sotto gli occhi di tutti: il modulo abitativo HALO di Northrop Grumman aveva accumulato ritardi su ritardi, con costi lievitati da 1,3 a 1,9 miliardi di dollari e una data di consegna slittata addirittura al 2031. Di fronte a questa prospettiva, la NASA decise di abbandonare l'idea di una piattaforma orbitale intermedia e di puntare tutto sulla superficie lunare. Nacque così l'iniziativa Ignition, un programma che ridistribuisce circa 20 miliardi di dollari per costruire una base permanente al Polo Sud lunare entro i primi anni del 2030. La nuova filosofia è chiara: invece di fermarsi in orbita, si va dritti a piantare le tende sul suolo selenico, sfruttando lander commerciali come lo Starship HLS di SpaceX e il Blue Moon di Blue Origin per trasportare equipaggi e materiali direttamente a destinazione.

Artemis III e Artemis IV: i primi passi verso la superficie
Il calendario operativo prevede che Artemis III decolli alla fine del 2027, ma con una missione ridimensionata: sarà un volo di prova in orbita terrestre bassa, senza allunaggio. L'equipaggio, composto dagli astronauti Randy Bresnik, Luca Parmitano dell'ESA, Frank Rubio e Andre Douglas, testerà le procedure di rendezvous e aggancio con i prototipi dei lander commerciali. Per risparmiare tempo e denaro, la NASA userà un simulatore di massa privo di capacità propulsive al posto dello stadio ICPS, tenendo l'ultimo esemplare operativo per la missione successiva. Il vero ritorno sulla Luna avverrà con Artemis IV, programmata per l'inizio del 2028, che porterà gli astronauti nelle regioni inesplorate del Polo Sud. Pochi mesi dopo, Artemis V darà il via alla costruzione della base Ignition. Tra il 2028 e il 2030, un imponente ponte logistico basato sul programma Commercial Lunar Payload Services (CLPS) invierà sulla Luna circa 24 missioni automatiche, trasportando rover leggeri, droni da ricognizione, veicoli da trasporto non pressurizzati e unità di riscaldamento a radioisotopi. L'investimento complessivo per questa fase è stimato in 10 miliardi di dollari.

Un reattore nucleare per la notte lunare
Uno degli ostacoli più difficili per una base permanente è la notte lunare, che dura 14 giorni terrestri e porta le temperature a livelli proibitivi. I pannelli solari non bastano: serve una fonte di energia costante e potente. Per questo, nel dicembre del 2028, la NASA e il Dipartimento dell'Energia lanceranno la missione Space Reactor-1 (SR-1) Freedom, un dimostratore che utilizzerà l'autobus di alimentazione PPE originariamente destinato al Gateway. SR-1 testerà un reattore a fissione da 20 kilowatt elettrici alimentato a uranio HALEU, con un ciclo Brayton chiuso che promette un'efficienza mai vista nello spazio. La sonda raggiungerà l'orbita marziana e rilascerà il carico utile SkyFall, una capsula con tre elicotteri simili al celebre Ingenuity, incaricati di mappare i depositi di ghiaccio sotterranei e testare il volo ad alta velocità nell'atmosfera rarefatta di Marte. I dati raccolti saranno essenziali per qualificare il Lunar Reactor-1 (LR-1), il reattore di superficie che dal 2030 dovrà alimentare la base Ignition durante le lunghe notti, garantendo riscaldamento, comunicazioni e supporto vitale agli astronauti.

La sfida dei costi e la pressione della Cina
La rincorsa americana non è priva di ostacoli. La cancellazione del Gateway ha creato tensioni con i partner internazionali, in particolare Europa e Giappone, che avevano investito miliardi nei moduli I-Hab e Lunar View. Inoltre, il Congresso americano ha cancellato anche il programma Mars Sample Return, lasciando il rover Perseverance senza un piano di recupero per i preziosi campioni marziani raccolti. Questa decisione apre un vuoto strategico che la Cina sta già cercando di colmare con la missione Tianwen-3, progettata per riportare campioni da Marte entro il 2031. La competizione non è più solo sulla Luna, ma si estende ormai all'intero sistema solare. Per gli Stati Uniti, il quinquennio 2027-2032 rappresenta una finestra decisiva: se Ignition funzionerà, l'America avrà posto le basi per un dominio lunare di lungo periodo; se fallirà, Pechino potrebbe superarla proprio nel momento in cui la corsa allo spazio si fa più serrata.

Il quinquennio 2027-2032 segna per gli Stati Uniti un momento di audacia e incertezza. Abbandonata la sicurezza dell'orbita cislunare, la NASA si lancia direttamente sul suolo lunare con un piano che mescola ambizione, tecnologia nucleare e logistica commerciale. La posta in gioco è altissima: stabilire un avamposto permanente sulla Luna prima che lo facciano i rivali, e farlo con un'architettura flessibile che possa un giorno proiettarci verso Marte.

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