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Magnapinna, il calamaro dagli arti lunghi 8 metri
Di Alex (del 05/07/2026 @ 17:00:00, in Amici animali, letto 54 volte)
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Il calamaro Magnapinna nell'oscurità degli abissi
Il calamaro Magnapinna nell'oscurità degli abissi
Il genere Magnapinna comprende cefalopodi abissali dai tentacoli filiformi lunghi oltre otto metri, che pendono verticalmente nell'acqua come trappole viventi per piccoli organismi. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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Un fantasma che danza negli abissi
Negli abissi oceanici, a profondità che superano i duemila metri, la luce del sole non arriva mai e la pressione è capace di schiacciare un sottomarino. Qui vive il calamaro Magnapinna, uno degli animali più enigmatici e spettrali del pianeta. Appartiene alla famiglia Magnapinnidae, identificata per la prima volta nel 1907 sulla base di un esemplare giovane pescato nell'Atlantico, ma è stato osservato vivo soltanto a partire dagli anni Duemila, grazie ai veicoli telecomandati delle compagnie petrolifere. Il nome deriva dal latino magna, grande, e pinna, per le immense pinne laterali che ricordano le orecchie di un elefante e che l'animale muove lentamente per stabilizzarsi nella colonna d'acqua. La caratteristica più sconvolgente sono però le braccia e i tentacoli, sottili come fili e lunghi fino a otto metri, che rappresentano il rapporto tra lunghezza degli arti e corpo più estremo di qualunque altro calamaro. Le osservazioni subacquee hanno mostrato un comportamento unico: il calamaro si posiziona con il corpo in orizzontale o leggermente inclinato, mentre gli arti pendono verso il basso con un angolo di quasi novanta gradi, creando una cortina di fili che può estendersi per diversi metri. Si pensa che questa strategia serva a intrappolare piccoli crostacei e plancton, sfiorando il fondale o nuotando lentamente. Il movimento è ipnotico: a volte gli arti si avvolgono a spirale, altre volte ondeggiano come alghe. In uno dei filmati più celebri, ripreso nel Golfo del Messico nel 2001, un Magnapinna compare all'improvviso accanto a una piattaforma, con le sue lunghe appendici che sembrano toccare il fondale, mentre il corpo si libra immobile. La scienza stima che esistano almeno tre specie, forse di più, ma la loro rarità e l'habitat estremo rendono difficilissimo lo studio diretto. Non si conosce quasi nulla del loro ciclo vitale, della riproduzione o delle prede abituali. L'analisi del DNA ha confermato che il Magnapinna è imparentato con i calamari trasparenti della famiglia Cranchiidae, ma la morfologia è talmente insolita che rimane un enigma evolutivo. I biologi ipotizzano che la lunghezza degli arti sia un adattamento per cacciare in acque povere di cibo, aumentando la superficie di cattura senza spendere troppa energia. Ogni nuovo avvistamento genera entusiasmo nella comunità scientifica e conferma quanto ancora ci sia da scoprire negli abissi. Magnapinna incarna perfettamente il mistero delle profondità: un essere che sembra uscito da un racconto di fantascienza e che, con i suoi lunghi tentacoli danzanti, continua a sfidare la nostra immaginazione.

Il calamaro Magnapinna ci ricorda che gli oceani nascondono ancora creature degne dei migliori sogni lovecraftiani, capaci di unire bellezza e inquietudine in un unico, lunghissimo filamento.

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