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Neon salva Artificial, il film di Guadagnino su Sam Altman e OpenAI
Di Alex (del 02/07/2026 @ 15:00:00, in Intelligenza Artificiale, letto 52 volte)
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Andrew Garfield interpreta Sam Altman nel film Artificial
Andrew Garfield interpreta Sam Altman nel film Artificial
Dopo il dietrofront di Amazon MGM Studios, il film che racconta il licenziamento e il ritorno di Sam Altman in OpenAI ha trovato un nuovo distributore. Neon porterà sul grande schermo Artificial di Luca Guadagnino, con un cast stellare e polemiche già accese. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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La rottura con Amazon e la corsa al nuovo distributore
La vicenda di Artificial comincia a prendere forma nel giugno 2025, quando viene annunciato che Luca Guadagnino, il regista italiano noto per Chiamami col tuo nome e Challengers, avrebbe diretto un film incentrato sugli eventi convulsi del novembre 2023, quando il consiglio di amministrazione di OpenAI licenziò in tronco Sam Altman salvo poi reintegrarlo dopo appena cinque giorni di proteste interne e pressioni da parte degli investitori. La produzione, affidata ad Amazon MGM Studios, procede senza intoppi fino alla fine delle riprese e all'inizio della post produzione, quando la major, controllata dal colosso fondato da Jeff Bezos, comunica di non voler più distribuire la pellicola. La tempistica è imbarazzante perchè coincide con l'annuncio di un investimento miliardario di Amazon in OpenAI, una mossa che avrebbe reso politicamente scomoda l'uscita di un film che, per quanto romanzato, getta luce sui giochi di potere e sulle tensioni interne che hanno rischiato di far implodere l'azienda simbolo dell'intelligenza artificiale. Amazon non ha mai fornito una spiegazione ufficiale, ma la coincidenza temporale ha scatenato un'ondata di speculazioni. Subito dopo il ritiro, Guadagnino e i produttori si sono messi alla ricerca di un nuovo distributore, avviando una trattativa serrata che ha coinvolto alcuni dei nomi più prestigiosi del cinema indipendente e non solo. Focus Features, Warner Bros. Clockwork, A24 e Netflix avrebbero tutti visionato il materiale ancora non definitivo, ma uno dopo l'altro hanno rifiutato di impegnarsi. Secondo fonti vicine alla produzione, riportate da The Hollywood Reporter, il timore non era legato alla qualità artistica del progetto, che anzi veniva giudicata molto alta, ma alla paura di ritorsioni o di tensioni con uno degli attori più potenti del panorama tecnologico mondiale. Alla fine a farsi avanti è stata Neon, la società che ha già distribuito film scomodi e premiati come Parasite, candidandosi a portare Artificial nelle sale senza tagli nè compromessi. L'accordo, ufficializzato il primo luglio 2026, è stato accolto con sollievo dal cast, che comprende Andrew Garfield nei panni di Sam Altman, Monica Barbaro in quelli di Mira Murati, Yura Borisov come Ilya Sutskever, Ike Barinholtz come Elon Musk, Cooper Hoffman come Greg Brockman e Mark Rylance nella parte del premio Nobel Geoffrey Hinton. L'operazione ha il sapore di una sfida coraggiosa in un'epoca in cui le grandi aziende tecnologiche esercitano un'influenza crescente sull'industria dell'intrattenimento, e rappresenta un caso di studio su come i conflitti di interesse possano condizionare la libertà di raccontare storie scomode.

La trama, le polemiche e la visione di Guadagnino
Anche se la sceneggiatura è stata tenuta sotto stretto riserbo, le poche informazioni trapelate indicano che Artificial non si limita a ricostruire i cinque giorni del licenziamento di Altman, ma usa quell'episodio come un prisma per raccontare la nascita dell'intelligenza artificiale generale e le tensioni tra le diverse anime del movimento: i tecno‑ottimisti convinti che l'AGI porterà a un'era di abbondanza, i catastrofisti che temono un rischio esistenziale per l'umanità, e i pragmatici che guardano soprattutto alle ricadute economiche e geopolitiche. Il cuore del film è il conflitto tra Altman e Sutskever, che nella realtà fu uno dei principali artefici del licenziamento prima di pentirsene pubblicamente e firmare la lettera per il reintegro. La pellicola esplora anche il ruolo di Elon Musk, co‑fondatore di OpenAI e poi critico feroce della sua deriva a scopo di lucro, e quello di Mira Murati, che resse l'azienda durante le ore più buie. In un'intervista rilasciata la scorsa settimana, Guadagnino ha commentato l'intera vicenda senza peli sulla lingua, dichiarando che l'ascesa di una piccola oligarchia tecnologica sta cambiando il volto della società e dei consumi, e che il suo film vuole restituire la complessità umana dietro le decisioni che plasmeranno il futuro di miliardi di persone. Le sue parole hanno immediatamente fatto il giro del web, alimentando il dibattito su quanto il cinema possa o debba spingersi nel raccontare fatti ancora in corso e protagonisti tuttora in sella alle loro aziende. Il caso Artificial solleva questioni che vanno ben oltre il destino di una singola pellicola: evidenzia il crescente intreccio tra capitale tecnologico e produzione culturale, e la difficoltà di mantenere una voce indipendente quando i soggetti che si vorrebbero raccontare sono gli stessi che finanziano, direttamente o indirettamente, gli studios e le piattaforme di distribuzione. L'uscita del film è prevista per la fine del 2026 o l'inizio del 2027, e sarà interessante vedere se l'eco delle polemiche gli garantirà un'attenzione mediatica superiore a quella che avrebbe avuto con una distribuzione targata Amazon, oppure se le pressioni silenziose delle Big Tech riusciranno comunque a limitarne la visibilità. Quel che è certo è che Artificial è già entrato nella storia del cinema come il film che nessuno voleva distribuire, almeno fino a quando Neon ha deciso di raccogliere il guanto di sfida.

In un'epoca in cui le storie sull'intelligenza artificiale sono spesso raccontate con toni trionfalistici o catastrofisti, Artificial promette di esplorare le zone grigie dell'ambizione, del potere e della responsabilità, ricordandoci che dietro gli algoritmi ci sono sempre persone, con le loro debolezze e i loro conflitti. La vera sfida sarà vedere se il pubblico avrà il coraggio di guardare in faccia la realtà che sta già vivendo.

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