Foro romano di Conimbriga con colonne e pavimenti marmorei intatti
Tra le colline della Lusitania, Conimbriga rappresenta uno dei siti archeologici romani meglio conservati della penisola iberica, dove l'eleganza dei mosaici, la complessità delle terme e l'ingegneria degli acquedotti raccontano la potenza e la raffinatezza di un impero giunto ai suoi confini estremi. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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La fondazione e lo sviluppo urbano nel cuore della Lusitania
Le prime tracce di occupazione risalgono al IX secolo avanti Cristo, quando tribù celtiche dei Turduli edificarono un oppidum fortificato sulla sommità di un promontorio calcareo difeso naturalmente su tre lati. Con l'arrivo di Roma, dopo le campagne di Decimo Giunio Bruto nel 138 avanti Cristo, l'insediamento ottenne lo status di civitas stipendiaria e iniziò una lenta trasformazione urbanistica che raggiunse il suo apogeo sotto gli imperatori Augusto e Tiberio. Le prospezioni geomagnetiche condotte dall'Università di Coimbra hanno rivelato un impianto ortogonale con cardo e decumano massimi pavimentati in basoli di calcare locale, larghi fino a sei metri e dotati di marciapiedi porticati. Le insulae che si affacciavano sul foro ospitavano tabernae con retrobottega, riconoscibili dai grandi dolia interrati per la conservazione di olio e garum, mentre le domus patrizie, come la celebre Casa dei Repuxos, sfoggiavano peristili interni con giardini colonnati, fontane zampillanti e mosaici policromi a tema mitologico: il ratto di Europa, il trionfo di Dioniso, le Quattro Stagioni. Il sistema idrico era garantito da un acquedotto lungo oltre tre chilometri che captava le sorgenti di Alcabideque e, attraverso un ponte a doppia arcata ancora in parte visibile, portava acqua a una cisterna di decantazione da quattrocento metri cubi, da cui partivano tubature in piombo sigillate con il marchio dell'imperatore Claudio.
La vita quotidiana e le attività economiche tra forum e mercati
L'analisi dei resti faunistici e dei pollini fossili ha permesso di ricostruire un'economia mista che combinava agricoltura intensiva – grano, vite, olivo – con l'allevamento di ovini e suini e una vivace produzione artigianale di ceramica sigillata ispanica, le cui fornaci si trovavano appena fuori le mura. Il macellum, il mercato alimentare, occupava un intero isolato a est del foro ed era dotato di banconi in pietra con gocciolatoi per il sangue e vasche per il pesce vivo, una rarità nella penisola iberica che testimonia l'importanza della città come snodo commerciale. Le monete rinvenute, dai denari repubblicani agli aurei di Adriano, provano l'integrazione di Conimbriga in una rete di scambi che arrivava fino a Efeso e Alessandria, da cui provenivano i marmi colorati per le decorazioni parietali. La popolazione, stimata in circa quindicimila abitanti, comprendeva una nutrita comunità di liberti che gestivano piccole officine metallurgiche e fulloniche per la tintura delle stoffe, come confermano le vasche comunicanti con residui di indaco e rubia trovate nel quartiere artigianale settentrionale. Le iscrizioni funerarie, raccolte nel lapidario del museo monografico, raccontano storie di matrimoni, adozioni, cariche municipali e persino di un certo Gaius Valerius, auriga della fazione azzurra morto a ventiquattro anni in un incidente durante una corsa nel circo di Olisipo.
Le terme pubbliche e private: igiene, socialità e politica
Conimbriga possedeva almeno quattro impianti termali, di cui due aperti al pubblico e due annessi a domus signorili. Le terme del sud, le più grandi, misuravano oltre milleduecento metri quadri e seguivano il classico percorso apodyterium‑frigidarium‑tepidarium‑calidarium, con pavimenti riscaldati da ipocausti a suspensurae su pilastrini di mattoni. Il calidarium era coperto da una volta a botte rivestita di mosaico in pasta vitrea azzurra, mentre le pareti del tepidarium erano decorate con stucchi raffiguranti scene di palestra. Le tubature in terracotta per il vapore erano state posizionate con una pendenza tale da garantire un ricircolo continuo dell'aria calda, una soluzione ingegneristica che anticipava i moderni sistemi di ventilazione forzata. Nei camerini, gli archeologi hanno trovato resti di balsamari in vetro soffiato, strigili in bronzo e monete d'offerta alle fonti sacre, segno che il bagno era anche un atto rituale oltre che igienico. Le terme della Casa dei Repuxos, invece, erano private e comprendevano una piscina semicircolare a sfioro, alimentata da un condotto forzato che creava giochi d'acqua spettacolari durante i banchetti serali. La cura del corpo e la frequentazione delle terme costituivano un pilastro della vita sociale romana, e Conimbriga ne è una testimonianza tra le più complete al di fuori dell'Italia.
Passeggiare oggi tra le strade lastricate di Conimbriga significa immergersi in un passato che, pur distante duemila anni, continua a parlare attraverso l'ingegno, l'arte e la quotidianità di una civiltà che ha plasmato l'Europa.