Lago alpino turchese con montagne innevate e orso grizzly su una spiaggia di sabbia
Il Lake Clark National Park and Preserve in Alaska, raggiungibile solo via idrovolante o barca, custodisce laghi turchesi generati dai ghiacciai, vulcani attivi e una delle concentrazioni di orsi grizzly più dense del continente nordamericano, in un paesaggio di rara e intatta magnificenza. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
🎧 Ascolta questo articolo
Bonus Video
Geologia e formazione di un paesaggio estremo
A circa duecento cinquanta chilometri a sudovest di Anchorage, oltre la penisola di Kenai e il braccio di Cook Inlet, il territorio che ospita il Lake Clark National Park and Preserve si estende per quasi quattro milioni di ettari senza una sola strada carrozzabile che lo connetta al resto del continente. È uno dei parchi nazionali americani meno visitati, con meno di ventimila visitatori l'anno rispetto ai milioni che affollano Yellowstone o Yosemite, non per mancanza di bellezze ma per la difficoltà concreta di accedervi. L'unico modo per arrivarci è a bordo di un idrovolante da Anchorage o Port Alsworth, oppure via barca lungo le insenature della costa. Questa inaccessibilità è anche la sua più efficace protezione.
Il paesaggio del parco è il risultato dell'interazione di forze geologiche che lavorano su scale temporali diverse e spesso contrastanti. La catena montuosa Alaska Range, che forma il margine settentrionale dell'area protetta, porta i segni di una storia tettonica complessa in cui la placca del Pacifico si subduce sotto quella nordamericana, generando sia l'attività vulcanica che il sollevamento orogenico che ha costruito le montagne. Il Monte Redoubt, uno stratovulcano che raggiunge i tre mila e settanta metri di altitudine, è uno dei vulcani più attivi dell'Alaska e ha eruttato ripetutamente nell'era contemporanea, con eruzioni significative nel 1989 e nel 2009. Le sue ceneri hanno raggiunto in entrambi i casi Anchorage, causando la chiusura temporanea dell'aeroporto e ricoprendo di grigio i tetti della città.
I laghi che danno il nome al parco e che costituiscono il cuore visivo del paesaggio sono di origine glaciale. Il Lake Clark, il lago principale, si estende per circa sessanta chilometri in lunghezza ed è alimentato da numerosi ghiacciai che scendono dai versanti montani. Il colore turchese intenso che caratterizza le acque è dovuto alla farina glaciale, particelle finissime di roccia prodotte dall'erosione meccanica dei ghiacciai sulle rocce del substrato. Queste particelle, sospese nell'acqua in quantità variabili, assorbono e riflettono la luce solare in modo selettivo, producendo le tonalità che vanno dal verde acqua al blu acciaio a seconda della concentrazione e della luce del giorno.
L'orso grizzly di Lake Clark: il predatore che modella l'ecosistema
La popolazione di orso grizzly che vive nell'area del Lake Clark National Park rappresenta una delle concentrazioni più dense e meno disturbate del Nord America. La costa occidentale del parco, che si affaccia sulla baia di Cook Inlet, è il teatro della raccolta annuale del salmone rosso, il sockeye, che risale i fiumi nel corso dell'estate per riprodursi nei laghi d'origine. Questo evento stagionale attira i grizzly dalle foreste interne verso la costa con una puntualità quasi astronomica, e crea concentrazioni di plantigradi lungo le rive che ricordano, per numero e densità, quelle documentate nel più celebre parco di Katmai, qualche decina di chilometri più a sud.
Il grizzly di Lake Clark non è un orso residuale confinato a una riserva: è un predatore apicale che esercita un controllo fondamentale sulla struttura dell'intero ecosistema. Le sue abitudini alimentari cambiano radicalmente nel corso dell'anno, riflettendo la fenologia locale. In primavera, al risveglio dal letargo, gli orsi cercano carogne di ungulati morti durante l'inverno, radici, germogli e qualunque fonte di proteine facilmente accessibile. In estate, quando i salmoni risalgono, la pesca diventa l'attività dominante: un adulto maschio può consumare fino a trenta o quaranta chilogrammi di pesce al giorno durante i periodi di maggiore abbondanza. In autunno si concentrano sui frutti di bosco, soprattutto le bacche di mirtillo, che forniscono l'apporto calorico necessario ad accumulare le riserve di grasso per il letargo invernale.
La presenza dei grizzly trasforma il paesaggio in modi che vanno ben al di là della semplice predazione. Trascinando i salmoni catturati nelle foreste circostanti, spesso per decine di metri, gli orsi distribuiscono sul terreno boschivo una quantità enorme di nutrienti marini. I salmoni morti nelle foreste di Lake Clark fertilizzano il suolo con azoto e fosforo di origine oceanica, accelerando la crescita degli alberi e la produttività della vegetazione. Questo trasferimento di nutrienti dall'oceano alla foresta, mediato dall'orso, è uno dei meccanismi ecologici più eleganti documentati negli ecosistemi nordici e collega fisicamente il benessere degli alberi alla salute delle popolazioni di salmoni in mare.
Fauna, flora e la sfida della conservazione in un parco senza strade
Oltre ai grizzly, il Lake Clark National Park ospita un catalogo faunistico di notevole ricchezza. I caribù della renna selvatica attraversano stagionalmente il parco nelle loro migrazioni, e le alci canadesi, tra le più grandi del continente, abitano le zone lacustri e palustri. I lupi, compagni ecologici dei grizzly nel controllo delle popolazioni di ungulati, si muovono in branchi attraverso le foreste boreali di abete bianco e di betulla. La fascia costiera è il dominio dell'aquila calva, che nidifica sulle cime degli alberi più alti e sfrutta le risorse ittiche dei fiumi con la stessa abilità dei grizzly, pur adottando tecniche molto diverse. Nelle acque fredde del Cook Inlet nuotano beluga, orche e foche dagli anelli, e i fondali più profondi ospitano una vita marina di straordinaria abbondanza.
Il parco presenta tre zone ecologiche distinte che si susseguono verticalmente con l'altitudine: la fascia costiera temperata con i suoi prati salati, le praterie umide e i boschi di ontano; la zona boreale intermedia con le foreste di conifere e le tundre arbustate; e l'ambiente alpino alto, sopra il limite degli alberi, con le sue distese di roccia, ghiaccio e vegetazione erbacea punteggiata dai colori accesi dei fiori estivi. Questa stratificazione crea un'elevata biodiversità ambientale che a sua volta sostiene la diversità delle specie animali, offrendo a ogni specialista ecologico l'habitat che gli è necessario.
La gestione del parco pone sfide peculiari legate alla sua stessa struttura logistica. In assenza di strade, il controllo del territorio e il monitoraggio della fauna devono affidarsi interamente all'aviazione leggera e ai ranghi di guardaparco che operano in stazioni isolate durante i mesi estivi. Il bracconaggio, la pesca illegale e le interferenze umane non autorizzate sono difficili da contrastare in un territorio così vasto e inaccessibile. Al contempo, il cambiamento climatico sta già producendo effetti misurabili: la riduzione della copertura nevosa invernale, il ritiro dei ghiacciai e l'alterazione della fenologia del salmone stanno modificando le condizioni che sostengono l'ecosistema, e i ricercatori dell'Università dell'Alaska monitorano con attenzione crescente queste trasformazioni.
Il Lake Clark National Park and Preserve rimane uno degli ultimi territori del pianeta in cui la natura opera secondo le proprie leggi, senza la mediazione di strade, strutture turistiche o intervento umano sistemico. La sua inaccessibilità è la sua più preziosa caratteristica, e preservarla significa accettare che certi luoghi esistano soprattutto per sé stessi.