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Conondale National Park: lo Strangler Cairn di Andy Goldsworthy e l'arte effimera
Di Alex (del 05/06/2026 @ 09:00:00, in Beni Arte e patrimonio UNESCO, letto 55 volte)
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Strangler Cairn nel Conondale National Park con fico strangolatore
Strangler Cairn nel Conondale National Park con fico strangolatore
Nel Conondale National Park del Queensland, lo scultore Andy Goldsworthy ha eretto uno Strangler Cairn: un uovo di granito alto 3,7 metri che ospita un fico strangolatore. L'opera è destinata a essere lentamente distrutta o avvolta dalle radici, incarnando l'arte effimera e la resa alla natura. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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La commissione e il genio di Goldsworthy
Il Conondale Great Walk è un sentiero escursionistico di cinquantasei chilometri che si snoda attraverso le foreste pluviali subtropicali e i boschi di sclerofille umide del Queensland sud-orientale, un ambiente in cui felci arboree, eucalipti centenari e gole scavate da torrenti cristallini compongono un ecosistema di eccezionale valore naturalistico. Nel 2011, il Dipartimento dell'Ambiente e della Gestione delle Risorse del Queensland decise di arricchire questo percorso con un intervento di arte pubblica che fosse in sintonia con lo spirito del luogo, e per farlo si rivolse a Andy Goldsworthy, l'artista britannico celebre in tutto il mondo per le sue installazioni effimere realizzate con foglie, pietre, ghiaccio e rami. Goldsworthy non è un artista che si limita a collocare oggetti nel paesaggio; il suo lavoro è un dialogo costante con i materiali, con le stagioni e con le forze che modellano la terra. Per la commissione australiana, egli immaginò un'opera che non fosse un monumento statico, ma un processo in divenire, un esperimento a lungo termine che avrebbe affidato alla biologia vegetale il compito di portare a compimento – o a dissoluzione – la scultura. Nacque così l'idea dello Strangler Cairn, un termine che unisce due concetti potenti: il cairn, il tumulo di pietre che fin dalla preistoria segnala un percorso o un luogo sacro, e lo strangler, il fico strangolatore, una pianta epifita che nelle foreste tropicali germoglia sui rami degli alberi e lentamente li avvolge con le sue radici aeree, soffocandoli e sostituendosi a loro come struttura portante. La posizione scelta fu una radura luminosa tra la pista della Miniera d'Oro e le Artists Cascades, un punto in cui la luce penetrava con forza grazie alla caduta, anni prima, di un gigantesco fico secolare. Fu proprio da una talea di quell'albero caduto, che aveva aperto una ferita nella canopia permettendo alla luce di raggiungere il suolo, che Goldsworthy fece coltivare il piccolo arbusto di Ficus watkinsiana destinato a diventare il cuore pulsante della scultura.

La costruzione e il destino incerto dell'uovo di pietra
La realizzazione dello Strangler Cairn richiese mesi di lavoro meticoloso. Centinaia di blocchi di ardesia e granito vennero estratti da una cava poco distante, per ridurre al minimo l'impatto ambientale del trasporto, e poi scalpellati a mano da una squadra di artigiani guidati dallo stesso Goldsworthy. Ogni blocco fu posato a secco, senza malta né leganti, con una tecnica di incastro millimetrica che ricorda le mura ciclopiche delle antiche fortezze. Il risultato è una struttura a forma di uovo alta tre metri e settanta, che si innalza dal suolo della foresta come un meteorite levigato, un oggetto al contempo alieno e profondamente arcaico. Sulla sommità, lasciata volutamente incompiuta, i costruttori collocarono il giovane fico strangolatore, alto all'epoca appena quaranta centimetri, e attesero. Da quel momento, l'opera è entrata in una fase di trasformazione continua, il cui esito è deliberatamente incerto. Le radici aeree del fico stanno già scendendo lungo le fessure tra i massi, esplorando il labirinto di pietra con la pazienza millenaria della vita vegetale. Gli escursionisti che tornano a distanza di anni notano cambiamenti quasi impercettibili ma inesorabili: una radice che ha scavalcato un blocco, una fessura che si è leggermente allargata, un muschio che ha cominciato a colonizzare la superficie granitica. Goldsworthy ha progettato questa ambiguità come parte integrante del significato dell'opera: il fico potrà abbracciare il cairn, inglobandolo in una teca di legno vivente che lo conserverà come un gioiello, oppure potrà insinuarsi nelle sue giunture e, con la pressione idraulica generata dalla crescita cellulare, frantumarlo pezzo dopo pezzo. In entrambi i casi, la scultura non sarà mai "finita" e non rappresenterà una vittoria dell'uomo sulla natura, ma piuttosto una collaborazione, una resa consapevole alle forze che governano la foresta. Questa poetica del decadimento programmato affonda le radici nella tradizione romantica del sublime, ma la declina in chiave ecologica: lo Strangler Cairn non è un rudere malinconico, è un ecosistema nascente, un'opera che respira, cresce e, forse, si distrugge, ricordando a chi la osserva che la vera eternità non appartiene al granito, ma al ciclo ininterrotto della decomposizione e della rinascita.

Elemento dell'OperaDettaglio e Funzione nello Strangler Cairn
Autore e CommissioneAndy Goldsworthy (2011), per il Dept. of Environment del Queensland.
Materiale StrutturaleCentinaia di blocchi scalpellati di granito e ardesia locale.
GeometriaStruttura monumentale a forma di uovo, altezza di 3,7 metri.
Componente ViventeTalea di fico strangolatore (Ficus watkinsiana) posta sul vertice.
Significato EcologicoDecadimento programmato; le radici avvolgeranno o distruggeranno la pietra.


Con lo Strangler Cairn, Andy Goldsworthy ha firmato una dichiarazione d'amore e di sfida alla potenza della natura, offrendo ai visitatori del Conondale National Park non un oggetto da contemplare passivamente, ma un processo vitale a cui assistere con meraviglia e umiltà, un invito a ripensare il rapporto tra creazione umana e mondo vegetale.