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Irlanda e Gran Bretagna: la Grande Carestia e l'eredità coloniale britannica
Di Alex (del 02/06/2026 @ 10:00:00, in Storia Contemporanea, letto 63 volte)
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Famiglia irlandese durante la Grande Carestia del 1845-1852
Famiglia irlandese durante la Grande Carestia del 1845-1852

La Grande Carestia irlandese (An Gorta Mór) fu causata non solo dalla peronospora, ma dalle politiche coloniali britanniche del laissez-faire, dagli sfratti di massa e dall'esportazione forzata di cibo. Un dramma che decimò la popolazione e segnò per sempre l'identità irlandese. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.

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Le radici coloniali della vulnerabilità irlandese
La Grande Carestia irlandese, conosciuta nella storiografia locale come "An Gorta Mór", ha rappresentato il momento di massima frattura nelle relazioni politiche e sociali tra l'Irlanda e la Corona Britannica, plasmando in modo permanente il corso del nazionalismo irlandese e la lotta per l'indipendenza dell'isola. Sebbene l'innesco della crisi sia stato un fattore biologico – la diffusione improvvisa del fungo della peronospora che distrusse i raccolti di patate tra il milleottocentoquarantacinque e il milleottocentocinquantadue – la reale portata della catastrofe fu determinata dalle strutture economiche coloniali e dalle scelte dogmatiche imposte dal governo di Londra. Le radici della vulnerabilità irlandese risiedevano nel sistema di gestione della terra introdotto nei secoli precedenti dalla dominazione britannica. Con l'Atto di Unione del milleottocento, l'Irlanda fu annessa direttamente al Regno Unito, vedendo abolito il proprio parlamento e venendo governata da una classe politica in cui i cattolici, la stragrande maggioranza della popolazione locale, rimasero a lungo esclusi dalla rappresentanza parlamentare. La maggior parte delle terre coltivabili irlandesi apparteneva a grandi proprietari terrieri inglesi assenteisti, che vivevano a Londra e riscuotevano le rendite agricole tramite agenti locali denominati "middleren". Questo sistema incentivava uno sfruttamento spietato dei contadini: i terreni venivano frazionati in lotti sempre più piccoli per massimizzare le rendite, costringendo i tenant-at-will (affittuari senza alcuna tutela contrattuale) a fare affidamento esclusivamente sulla coltivazione della patata lumper, l'unica in grado di sfamare una famiglia in spazi ridottissimi. Nel milleottocentoquarantatrè, la Commissione Devon riconobbe le condizioni drammatiche della classe lavoratrice irlandese, ma le raccomandazioni rimasero lettera morta a causa dell'opposizione della Camera dei Lord, composta in gran parte da proprietari terrieri.

Approccio Politico / GovernativoRobert Peel (Tories, 1845-1846)Lord John Russell (Whigs, 1846-1852)
Dottrina di RiferimentoConservatorismo pragmatico e interventistaLiberalismo economico dogmatico (Laissez-faire)
Misure di Soccorso AttuateAcquisto di mais statunitense (centomila sterline) e lavori stradaliChiusura dei depositi alimentari e dei soccorsi alle risorse locali
Posizione sulle Tasse sul GranoAbrogazione delle Corn Laws per facilitare le importazioniMantenimento della tassazione in esportazione forzata di cibo
Gestione degli SfrattiTentativo di mediazione legislativa parzialeIndifferenza istituzionale ed espulsione forzata dei contadini


L'inadeguatezza e la crudeltà del governo britannico
Quando la peronospora distrusse i raccolti, la reazione del governo imperiale si rivelò inadeguata e disastrosa. Se il primo ministro conservatore Sir Robert Peel tentò inizialmente di arginare la fame acquistando mais dagli Stati Uniti e avviando opere pubbliche, l'insediamento del gabinetto liberale guidato da Lord John Russell nel milleottocentoquarantasei segnò una svolta drammatica. Abbracciando rigidamente la dottrina economica del libero mercato (laissez-faire), il nuovo governo interruppe i soccorsi diretti, ritenendo che le forze di mercato avrebbero stabilizzato i prezzi. Sotto la guida di Sir Charles Trevelyan, responsabile dell'amministrazione dei soccorsi, gli aiuti governativi furono drasticamente limitati, influenzati da una visione evangelica e moralistica che considerava la carestia un "giudizio divino" volto a correggere la presunta pigrizia del popolo irlandese. Per contenere i costi, il parlamento impose la responsabilità finanziaria dei soccorsi ai proprietari locali tramite la legge sui poveri (Poor Law); questi ultimi, per non pagare le tasse sui terreni improduttivi, avviarono sfratti di massa espellendo decine di migliaia di famiglie dalle loro case. Nel frattempo, mentre un milione di persone moriva di stenti e malattie, navi scortate dai soldati britannici continuavano a esportare carichi massicci di grano, carne e latticini prodotti in Irlanda direttamente verso i mercati della Gran Bretagna. Questo dramma sistemico, che portò alla perdita di un quarto della popolazione irlandese tra decessi ed emigrazione forzata, determinò una frattura insanabile, le cui ferite politiche sono state riconosciute solo nel millenovecentonovantasette con le scuse ufficiali del Primo Ministro britannico Tony Blair. Ancora oggi, la memoria della carestia alimenta il sentimento repubblicano in Irlanda del Nord e nelle comunità della diaspora irlandese nel mondo. Le lezioni storiche sono chiare: le ideologie economiche rigide, applicate senza compassione in contesti di crisi umanitaria, possono trasformare una catastrofe naturale in un genocidio per negligenza.

In definitiva, la Grande Carestia irlandese non fu una semplice carestia, ma una tragedia aggravata e sfruttata da politiche coloniali crudeli e dogmatiche. L'eredità di quelle sofferenze ha plasmato l'Irlanda moderna e rimane un monito sui pericoli dell'indifferenza e dello sfruttamento economico mascherato da principio di non intervento.