Architettura futuristica bianca Santiago Calatrava riflesso acqua Valencia
L'esplorazione del nesso tra scienza e ingegneria culmina nella città di Valencia (Spagna), all'interno dell'alveo prosciugato del fiume Turia. Qui sorge un complesso monumentale di enorme impatto culturale e turistico, commissionato dal governo regionale: la Ciudad de las Artes y las Ciencias. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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Il complesso, sviluppato su un asse di oltre 2 chilometri quadrati, comprende padiglioni futuristici come il planetario/IMAX L'Hemisfèric (chiamato l'"Occhio della Saggezza"), L'Umbracle, L'Oceanogràfic, il Palau de les Arts e, perno della divulgazione scientifica, il Museu de les Ciències Príncipe Felipe.
5.1 L'Estetica Strutturale di Santiago Calatrava
Il Museu de les Ciències, inaugurato simbolicamente nel marzo del 2000 e aperto al pubblico in via ufficiale il 13 novembre 2000 a fronte di un investimento iniziale di 26 miliardi di pesetas, è considerato un manifesto globale del decostruttivismo organico, firmato dall'architetto valenciano Santiago Calatrava. L'impostazione concettuale di Calatrava fonde i principi della geometria spaziale con le forme intrinseche della natura, originando un edificio biomimetico le cui pareti arcuate richiamano esplicitamente lo scheletro fossilizzato di un colossale animale preistorico, o le nervature di un gigantesco cetaceo arenatosi. Alcuni studiosi interpretano la sagoma anche come la metafora di un veliero della conoscenza che fluttua sulle vecchie correnti del fiume Turia.
Il rigore dell'edificio si articola su numeri imponenti che ne testimoniano la grandiosità ingegneristica.
Parametro Strutturale (Museu de les Ciències)
Valore Misurato
Dimensioni Esterne
Lunghezza: 220 m; Larghezza: 80 m; Altezza: 55 m
Superficie Edificata
42.000 metri quadrati (la maggiore in Spagna)
Superficie Espositiva Reale
26.000 metri quadrati
Volumetria di Calcestruzzo (Bianco)
58.000 metri cubi
Tonnellaggio di Acciaio Costruttivo
14.000 tonnellate
Vetrate e Illuminazione
20.000 metri quadrati distribuiti su oltre 4.000 finestrature
Elementi Acquatici Esterni
13.500 metri quadrati di specchi d'acqua riflettenti
La luce solare irradia l'interno grazie a questa estesa intelaiatura vetrata, generando un'atmosfera diafana che mitiga il senso di imponenza monumentale. L'impatto visivo dell'opera, enfatizzato dalla prossimità con il Pont de l'Assut de l'Or (un ponte sospeso dal pilone altissimo, sempre opera di Calatrava), è stato persino celebrato dal cinema internazionale con la pellicola "Tomorrowland" (2015), che ha utilizzato gli sbalzi a sbalzo della struttura per raffigurare architetture utopiche futuristiche. Tuttavia, a differenza dei musei conservativi classici, che mettono in teca reperti "antichi o preziosi", il museo Príncipe Felipe ruota sull'educazione tramite partecipazione attiva: il suo manifesto pedagogico è il claim "Prohibido no tocar" (Vietato non toccare).
5.2 Decodificare la Vita: L'Esposizione "Bosque de Cromosomas"
Il parallelismo tra l'involucro architettonico di stampo biomimetico e i contenuti scientifici interni trova la sua massima e più brillante esecuzione nell'esibizione dedicata all'infrastruttura fondamentale della vita: El Bosque de Cromosomas (La Foresta dei Cromosomi). La mostra si articola in una rappresentazione scultorea su vasta scala: anziché disporre tradizionali pannelli testuali a parete, lo spazio espositivo è diviso in 23 postazioni fisiche tridimensionali (simulanti fusti di alberi) che corrispondono esattamente alle 23 coppie di cromosomi che formano il genoma della specie umana.
Il focus centrale risiede nel portare il visitatore all'interno della scala microscopica, permettendogli di decostruire e ricomporre la struttura del DNA interagendo fisicamente con i nucleotidi.
L'educazione si sviluppa su più vettori tematici complementari:
L'Alfabeto Biochimico: Attraverso puzzle genetici di grandi dimensioni, il pubblico incastra i filamenti del DNA imparando come le coppie di basi (Adenina con Timina, Citosina con Guanina) formino la doppia elica portante.
La Trasmissione dei Tratti (Ereditarietà): Esperimenti visivi permettono di simulare le dinamiche ereditate dell'opera mendeliana, comprendendo la probabilità dell'espressione dei geni dominanti e recessivi.
Mappatura del Genoma Umano: Terminali interattivi associati ai 23 "alberi cromosomici" permettono agli avventori di cercare geni specifici sui vari loci, esplorando come variazioni nella sequenza influenzino predisposizioni fisiche naturali (colore dei capelli, tolleranza metabolica) e patologie cliniche genetiche.
All'esplorazione didattica si lega un'indagine critica sulle implicazioni morali. La rassegna ingloba persino ripercussioni legate all'editing genetico nel mondo dell'arte contemporanea ("Bio-Art"). Un'installazione rilevante inserita nel contesto valenciano riguarda progetti simili all'opera "Mutant ggi-1 (El genoma del gusano incierto)" dell'artista Empar Buxeda, che consiste in una modificazione genetica reale indotta artificialmente su un verme nematode da laboratorio (il Caenorhabditis elegans), volta a renderlo scientificamente inservibile e mutato, aprendo così interrogativi critici e filosofici sul potere dell'uomo di piegare, tramite la biologia molecolare (e in richiamo alle inquietudini descritte dai lavori artistici classici di Goya come "Asta su abuelo"), le materie organiche del vivente. La combinazione tra interfacce digitali, sculture macroscopiche del DNA e l'ambientazione sotto la spina dorsale di calcestruzzo costruita da Calatrava offre dunque un vertice inarrivato di architettura museale moderna.