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Storia della Corea del Nord dalle origini a oggi, con implicazioni geopolitiche e Trump
Di Alex (del 18/04/2026 @ 11:00:00, in Storia Giappone, Coree e Asia, letto 50 volte)
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La piazza Kim Il-sung a Pyongyang con il Grand Monument on Mansu Hill
La piazza Kim Il-sung a Pyongyang con il Grand Monument on Mansu Hill

La Corea del Nord è l'enigma geopolitico più inquietante del ventunesimo secolo: uno stato ermetico, armato di bombe nucleari, guidato da una dinastia totalitaria e al centro di una sfida diplomatica globale che coinvolge Washington, Mosca, Pechino e Seoul in un intricato gioco di potere senza soluzione apparente. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Le radici storiche comuni della penisola coreana
Per oltre due millenni la penisola coreana ha conosciuto una storia sostanzialmente comune, caratterizzata dalla condivisione di una stessa lingua, di una medesima cultura confuciana e buddhista, e di un'identità etnica sostanzialmente omogenea. Dopo la lunga era dei Tre Regni e la gloriosa unificazione di Silla, la Corea visse secoli di storia condivisa sotto le dinastie Goryeo e Joseon.

I popoli del nord e del sud della penisola condividevano gli stessi miti fondativi — a partire da quello di Dangun — le stesse tradizioni culinarie, gli stessi valori familiari confuciani, la stessa lingua e la stessa dolorosa memoria dell'occupazione giapponese. La regione settentrionale della penisola, oggi occupata dalla Corea del Nord, era storicamente la parte più ricca di risorse naturali — carbone, ferro, minerali — e la più industrializzata durante il periodo coloniale giapponese, mentre il sud era prevalentemente agricolo.

Questa inversione di fortune — oggi la Corea del Sud è ricca e industrializzata mentre il nord è povero e arretrato — è uno degli esiti più paradossali della storia del Novecento. Le città oggi nordcoreane, come Pyongyang, Hamhung e Wonsan, erano centri vitali della vita culturale ed economica coreana sotto la dominazione giapponese, e ospitavano comunità cristiane e intellettuali vivaci che la guerra fredda e la dittatura avrebbero poi soffocato nel silenzio.

La nascita della Repubblica Democratica Popolare di Corea
Con la liberazione dal dominio coloniale giapponese nell'agosto del millenovecentoquarantacinque, la penisola coreana non ottenne l'agognata indipendenza, ma fu spartita tra le due superpotenze vincenti della Seconda Guerra Mondiale lungo il trentottesimo parallelo. La zona settentrionale fu occupata dall'Unione Sovietica, che vi installò rapidamente un governo provvisorio sotto la guida di Kim Il-sung, un ex comandante partigiano anti-giapponese in Manciuria che aveva operato a stretto contatto con i servizi segreti sovietici.

Kim Il-sung, sostenuto attivamente da Stalin, fondò il Partito dei Lavoratori di Corea e procedette a una rapida collettivizzazione dell'economia, alla nazionalizzazione delle industrie e alla costruzione di uno stato monopartitico sul modello stalinista. Il nove settembre del millenovecentoquarantotto fu proclamata ufficialmente la Repubblica Democratica Popolare di Corea, con Pyongyang come capitale.

Kim Il-sung avviò sin dall'inizio un culto della personalità senza precedenti: presentato come il "Grande Leader" con tratti quasi semidivini, egli costruì attorno a sé e alla sua famiglia un'aureola di infallibilità e provvidenzialità che il sistema di propaganda di stato avrebbe alimentato e ingigantito per decenni, trasmettendola poi ai suoi successori come un'eredità politica dinastica del tutto anomala per un regime che si definiva comunista.

La guerra di Corea e le sue conseguenze sul nord
L'invasione del sud del venticinque giugno del millenovecentocinquanta, decisa da Kim Il-sung con il consenso esplicito di Stalin e il successivo supporto cinese, portò a una guerra devastante conclusa con l'armistizio del millenovecentocinquantatré, lasciando inalterate le frontiere ma con conseguenze catastrofiche per entrambe le parti. Per la Corea del Nord la guerra significò la distruzione quasi totale delle sue infrastrutture per effetto dei bombardamenti americani: Pyongyang fu rasa al suolo, e la US Air Force scaricò sul nord una quantità di bombe superiore a quella usata nell'intero teatro del Pacifico nella Seconda Guerra Mondiale.

Questa esperienza di devastazione totale si impresse nella memoria collettiva nordcoreana e divenne un elemento fondante della narrativa del regime, usato per giustificare la militarizzazione permanente della società, la diffidenza verso l'esterno e il rifiuto di ogni accordo di sicurezza che non includesse garanzie nucleari.

Paradossalmente, nei decenni immediatamente successivi alla guerra la Corea del Nord — grazie agli aiuti sovietici e cinesi — ricostruì rapidamente e raggiunse livelli di sviluppo economico superiori a quelli della Corea del Sud. Fu solo a partire dagli anni Settanta e Ottanta che la traiettoria si invertì drasticamente, con il sud che accelerava mentre il nord si avvitava nel collasso economico dell'ideologia del Juche.

La dinastia Kim e il sistema del Juche
Kim Il-sung edificò in Corea del Nord uno degli stati totalitari più ermetici e oppressivi della storia moderna. L'ideologia ufficiale del regime, il Juche — letteralmente "autosufficienza" o "soggettività" — fu elaborata negli anni Sessanta come un'ideologia nazional-comunista originale che enfatizzava l'indipendenza assoluta del paese da qualsiasi potenza straniera, incluse l'Unione Sovietica e la Cina.

In pratica il Juche divenne la giustificazione ideologica per l'isolamento del paese, la militarizzazione della società e la concentrazione del potere nella figura del leader supremo. Alla morte di Kim Il-sung nel millenovecentonovantaquattro — il primo caso nella storia di una successione ereditaria del potere in un regime comunista — il figlio Kim Jong-il ne prese il controllo, approfondendo l'isolamento e inaugurando la politica del Songun, ovvero "esercito prima di tutto".

La grande carestia degli anni Novanta, causata dalla combinazione del crollo degli aiuti sovietici, delle catastrofi agricole e dell'inefficienza del sistema economico pianificato, provocò tra seicentomila e tre milioni di morti per fame, secondo le stime più accreditate. Kim Jong-il fu succeduto nel duemila e undici dal figlio Kim Jong-un, educato in Svizzera, che ha consolidato il potere con metodi ancora più brutali, inclusa l'esecuzione pubblica dello zio Jang Song-thaek nel duemila e tredici.

Il programma nucleare nordcoreano
Il programma nucleare nordcoreano rappresenta la sfida geopolitica più pericolosa e persistente dell'Asia nordorientale nel ventunesimo secolo. La Corea del Nord avviò il suo programma nucleare già negli anni Sessanta con l'aiuto sovietico, ma fu solo negli anni Novanta — con il crollo dell'Unione Sovietica e il conseguente venir meno delle garanzie di sicurezza esterna — che Pyongyang accelerò decisamente verso lo sviluppo di armi nucleari proprie.

Nel millenovecentonovantaquattro l'Accordo Quadro con gli Stati Uniti sembrò offrire una soluzione diplomatica, prevedendo la rinuncia nordcoreana al programma nucleare in cambio di reattori ad acqua leggera e forniture di petrolio, ma l'accordo collassò nel duemila e due. La Corea del Nord condusse il suo primo test nucleare nell'ottobre del duemila e sei, a cui seguirono i test del duemila e nove, duemila e tredici, duemila e sedici e duemila e diciassette.

Quest'ultimo, descritto da Pyongyang come una bomba all'idrogeno, ebbe una potenza esplosiva stimata tra i cento e i trecento chilotoni — molte volte superiore alle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Parallelamente la Corea del Nord ha sviluppato missili balistici intercontinentali — come l'Hwasong-15 e l'Hwasong-17 — capaci di raggiungere il territorio americano, trasformandosi in una potenza nucleare de facto che nessun regime di sanzioni internazionali è riuscito finora a disarmare.

La diplomazia Trump-Kim: i summit storici
Uno dei capitoli più inattesi della recente storia diplomatica è rappresentato dall'apertura personale tra il presidente americano Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un, che tra il duemila e diciotto e il duemila e diciannove portò a tre incontri diretti senza precedenti nella storia delle relazioni tra i due paesi.

Il vertice di Singapore del dodici giugno del duemila e diciotto fu il primo incontro storico tra un presidente americano in carica e un leader nordcoreano: un evento di portata simbolica straordinaria, trasmesso in diretta mondiale, che produsse una dichiarazione congiunta di principi sulla denuclearizzazione della penisola e sulla normalizzazione dei rapporti bilaterali. Il vertice di Hanoi del febbraio del duemila e diciannove si concluse senza accordo perché le due parti non riuscirono a trovare un'intesa sui termini dello scambio tra disarmo nucleare e allentamento delle sanzioni.

L'incontro nella zona demilitarizzata del giugno del duemila e diciannove — con Trump che attraversò simbolicamente il confine diventando il primo presidente americano a mettere piede in territorio nordcoreano — fu più un gesto mediatico che un passo diplomatico concreto. La diplomazia Trump-Kim fu criticata da molti esperti per aver legittimato il regime senza ottenere concessioni sostanziali sul nucleare, ma aprì canali di comunicazione che contribuirono ad abbassare le tensioni durante quel triennio.

La Corea del Nord nel contesto geopolitico attuale
Nel contesto geopolitico degli anni Venti e Trenta del duemila, la Corea del Nord ha assunto un ruolo sempre più attivo e destabilizzante nello scacchiere internazionale, stringendo legami sempre più stretti con Russia e Cina in funzione anti-americana. Il conflitto russo-ucraino, iniziato con l'invasione su larga scala del febbraio del duemila e ventidue, ha creato un asse di cooperazione militare inedito tra Mosca e Pyongyang: la Corea del Nord ha fornito alla Russia ingenti quantità di munizioni e proiettili d'artiglieria in cambio, secondo gli analisti occidentali, di tecnologia missilistica avanzata e assistenza alimentare.

Secondo alcune stime, decine di migliaia di soldati nordcoreani sarebbero stati inviati a combattere sul fronte ucraino a fianco delle truppe russe, segnando un salto di qualità nella cooperazione militare tra i due regimi. Kim Jong-un ha nel frattempo intensificato i test missilistici e sperimentato nuovi tipi di armi, tra cui droni militari.

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca nel gennaio del duemila e venticinque ha riaperto interrogativi sul possibile ripristino di un dialogo diretto con Pyongyang: Trump ha più volte lasciato intendere di voler riprendere il filo della diplomazia personale con Kim, ma i progressi nordcoreani nel programma nucleare e missilistico rendono qualsiasi accordo di disarmo assai meno probabile di quanto non fosse nel duemila e diciotto. La Cina intanto usa la Corea del Nord come cuscinetto strategico nei confronti della presenza militare americana in Corea del Sud e Giappone, non avendo interesse a un collasso del regime che porterebbe forze americane al suo confine. La penisola coreana rimane così uno dei punti più caldi del pianeta, dove il rischio di escalation — accidentale o deliberata — resta una preoccupazione concreta per i governi di tutto il mondo.

La Corea del Nord rimane l'enigma irrisolto della politica mondiale: un regime che ha trasformato la povertà in sistema, la repressione in ideologia e la minaccia nucleare in moneta diplomatica. La vera domanda non è se e quando il regime crollerà, ma se il mondo sarà pronto a gestire le conseguenze di quel momento in modo da garantire pace e stabilità all'intera penisola coreana e all'Asia nordorientale.