Lo scheletro maestoso della balena Hope sospeso a mezz'aria nella sala centrale del museo illuminata
Il maestoso e intricato ricollocamento dello scheletro della balena azzurra Hope presso la vasta galleria del museo di storia naturale di Londra rappresenta un miracolo metrologico. Attraverso complesse e delicate scansioni laser avanzatissime e formidabili sistemi di sollevamento in fune, l'ingegneria contemporanea sposa armoniosamente la biologia per celebrare visivamente l'estrema resilienza dell'ecosistema naturale. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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Il vitale cambiamento di paradigma museologico e la storia
Nella torrida e luminosa estate dell'anno duemiladiciassette, l'immensa e splendida navata centrale del prestigioso e celeberrimo museo londinese ha inaspettatamente visto il ritiro definitivo di Dippy, l'ingombrante e ormai iconica replica in gesso polveroso di un colossale scheletro di dinosauro diplodoco che aveva incontrastabilmente dominato in lungo e in largo lo spazio architettonico fin dal lontano millenovecentosettantanove. La sua coraggiosa e discussa sostituzione con i preziosi resti scheletrici di un maestoso cetaceo oceanico non è stata in alcun modo dettata da una frivola, estetica e passeggera scelta di interior design, ma ha incarnato profondamente una fortissima e inequivocabile presa di posizione filosofica, ecologica e squisitamente scientifica. Come argomentato ampiamente e magistralmente dal capo curatore dei mammiferi marini, sostituire un gigantesco dinosauro preistorico, inevitabilmente e tristemente assurto a polveroso simbolo dell'inesorabile e cieca estinzione di massa naturale, con l'immagine reale, tangibile e fragile di una complessa specie mammifera tuttora vivente ma paurosamente e dolorosamente vulnerabile al cambiamento climatico, sottolinea in modo lampante e didatticamente eccellente la drammatica urgenza dell'odierna crisi ecologica in atto. Sebbene barbaramente perseguitate, braccate e cacciate senza sosta per decenni, quasi fino all'orlo del baratro oscuro e freddo dell'estinzione totale durante l'intero e avido ventesimo secolo, le balene azzurre si sono felicemente ed eroicamente trasformate nel primo e nel più forte simbolo positivo della rinnovata capacità umana di interrompere la distruzione ecologica.
Metrologia tridimensionale senza contatto e cinematica sospensiva
L'audace e temeraria decisione ingegneristica di sospendere permanentemente in aria, a svariati metri dal suolo, un delicato e ingombrante organismo calcificato di simili enormi e irrazionali dimensioni ha obbligatoriamente richiesto una preliminare e maniacale fase di profonda digitalizzazione assoluta e perfetta. La carcassa osteologica, fragilissima e corrosa dall'incedere implacabile del tempo, è composta meticolosamente da ben duecentoventuno singole e gigantesche ossa separate, per un peso complessivo impressionante di quasi quattro tonnellate e mezza distribuite goffamente in una lunghezza vertiginosa e sgraziata di ben venticinque metri. Ciascun elemento vertebrale esigeva e pretendeva di essere sollevato, catalogato e manipolato con una fluidità e una cautela al limite del maniacale. I ferrei e inviolabili protocolli dettati dalle moderne e intransigenti tecniche di conservazione museale vietavano in modo categorico e assoluto il benché minimo uso di aggressivi spray chimici opacizzanti o di spesse pellicole e verniciature in polvere adesiva, sostanze che in campo manifatturiero vengono tradizionalmente impiegate dagli ingegneri per incrementare l'opacità delle superfici e facilitare enormemente il tracciamento dei fasci ottici laser. I ricercatori del museo hanno perciò brillantemente raggirato questo limite invalicabile impiegando macchinari scanner di nuovissima generazione, capaci non solo di mappare fedelmente curve organiche e complesse fino al decimo di millimetro, ma anche di correggere dinamicamente via software i fastidiosissimi microumori digitali causati dalle lente, sottili e involontarie oscillazioni meccaniche delle spesse ossa pesantemente appese nelle impalcature metalliche e provvisorie collocate nell'hangar di preparazione scientifica.
Dati del Reperto: Oltre 221 componenti ossee individuali e fragili che sommano la stupefacente massa totale di 4,5 tonnellate.
Scansione Tecnologica 3D: Acquisizione volumetrica interamente non invasiva condotta per evitare accuratamente e chimicamente i danni strutturali.
Conservazione Edificio Ospitante: Pericoli critici legati ai severi carichi meccanici puntuali applicati senza sosta alle fragili travi ottocentesche vittoriane.
Dinamica Avanzata: Impiego di argani e complessi sensori telemetrici collegati via wifi per un sollevamento estremamente chirurgico.
La complessa dinamica del sollevamento e la posa acrobatica
Una volta terminato scrupolosamente il lungo e tedioso trattamento sgrassante, e aver stabilizzato ogni singola microfrattura interna della vasta e grigia struttura scheletrica dell'immenso cetaceo preistorico, l'esecuzione pratica della pericolosa posa aerea si è svolta sotto la sapiente e meticolosa direzione ingegneristica di uno specializzato gruppo di professionisti accademici londinesi. La variegata e impavida squadra operativa, formata strategicamente da quindici formidabili individui che includevano eccellenti ingegneri civili specializzati nel calcolo strutturale, rocciatori acrobatici abituati a vertiginosi accessi su funi d'acciaio e impassibili operatori stazionari di terra, doveva fronteggiare e raggirare a tutti i costi un invisibile ma incombente potenziale disastro architettonico: il cedimento strutturale e il tragico collasso per fatica del metallo delle antiche travi in ferro battuto che ornavano finemente il magnifico soffitto della galleria, magistralmente concepite nel millenovecentottantuno senza tenere in alcun modo in considerazione enormi carichi statici e puntiformi sbilanciati. Evitando saggiamente di ricorrere a scattose e letali gru idrauliche meccanizzate industriali, è stato schierato in campo un reticolo di decine di precisissimi argani manuali muniti di avanzatissime celle di carico digitali e intelligenti. Questi formidabili sensori telemetrici riuscivano a trasmettere costantemente tramite un sicurissimo segnale wifi le pericolose tensioni e trazioni assiali istantanee subite dai singoli cavi direttamente sul luminoso tablet dell'ingegnere supervisore a terra. La monumentale ed elegante ossatura è stata lentamente elevata e orientata in una mozzafiato e drammatica angolazione immersiva che ritrae perfettamente la creatura nell'atto fluido, acrobatico e maestoso della caccia oceanica al krill.
Da quel formidabile momento di sospensione aerea, chiunque varchi le antiche porte di quel tempio del sapere scientifico non può che sollevare attonito lo sguardo, confrontandosi silenziosamente con la fragilità immensa e inebriante dell'esistenza terrestre impressa nelle ossa sbiancate dal tempo.