Gerusalemme nel 33 dopo Cristo con il Tempio di Erode e la folla durante la Pasqua ebraica
Gerusalemme, primavera del 33 dopo Cristo. Siamo nei giorni della Pasqua ebraica. La città è piena di pellegrini, soldati romani e mercanti. Seguiamo una giornata che cambierà per sempre la storia occidentale. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
L'alba sul monte del Tempio: pellegrini, mercanti e sacerdoti
Alle prime luci dell'alba, la folla dei pellegrini ebrei provenienti da tutta la Diaspora (Babilonia, Alessandria, Roma) si riversava nelle strette vie di Gerusalemme. La città, sotto il governo del prefetto romano Ponzio Pilato, era un formicaio di circa 200.000 persone, sei volte la sua capienza normale. Il profumo dell'incenso e degli agnelli sacrificali saliva dal Tempio di Erode, una struttura immensa di marmo bianco e oro che dominava la città. I sacerdoti (i kohen) iniziavano la loro giornata alle 4 del mattino, lavandosi nel mikveh (bagno rituale) e indossando le vesti di lino. I leviti intonavano i salmi, mentre il Sommo Sacerdote Caifa preparava il sacrificio quotidiano (il tamid). Al mercato del monte del Tempio, i cambiavalute cambiavano le monete romane (con l'effigie di Tiberio, considerata idolatra) in sicli di Tiro, l'unica valuta accettabile per la tassa del tempio. I venditori di colombe e buoi gridavano i prezzi, mentre i farisei discutevano di legge mosaica. Ma nell'aria c'era tensione: si parlava di un rabbi galileo di nome Yeshua (Gesù), che aveva osato rovesciare i banchi dei cambiavalute il giorno prima.
Il mezzogiorno della croce: potere romano e conflitto ebraico
A mezzogiorno, mentre il sole picchiava sulle pietre calcaree, la vita a Gerusalemme si fermò per un evento tragico. Fuori le mura, sul Golgotha (il luogo del cranio), i soldati romani della Legione X Fretensis stavano crocifiggendo tre prigionieri. Il più famoso era Gesù di Nazaret, arrestato la notte prima nel giardino del Getsemani. La sua crocifissione non era un evento raro: Roma giustiziava così decine di ribelli al giorno. Ma quel mezzogiorno, il cielo si oscurò per tre ore, un'eclissi o un vento di sabbia, che i vangeli descrivono come un segno divino. Le donne, tra cui Maria Maddalena e Maria madre di Gesù, piangevano lontane, mentre i soldati si giocavano ai dadi le vesti del condannato. I sacerdoti farisei, che avevano chiesto la condanna per bestemmia, osservavano soddisfatti ma preoccupati: il corpo di Gesù sarebbe dovuto cadere prima del tramonto (l'inizio del sabato) per non violare la legge ebraica. Il centurione romano, abituato alla morte, disse: "Davvero quest'uomo era Figlio di Dio". Nel frattempo, nel resto della città, i popolani continuavano a commerciare, indifferenti, mentre gli zeloti (nazionalisti ebrei) pianificavano la prossima rivolta contro Roma.
Il tramonto e l'attesa del sabato: la sepoltura e la fine di un giorno
Alle 18, con il tramonto, iniziava lo Shabbat. Ogni attività si fermava. Giuseppe di Arimatea, un membro del Sinedrio (il tribunale ebraico), chiese a Pilato il corpo di Gesù per dargli sepoltura. Era un atto di coraggio: seppellire un condannato come un giusto. Lo avvolse in un lenzuolo di lino e lo depose in una tomba scavata nella roccia, vicino al Golgotha. Una pietra rotolò sull'ingresso. Le donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea osservarono da lontano. Poi tornarono a casa per preparare le spezie per imbalsamare il corpo, come voleva la tradizione, ma avrebbero dovuto aspettare la fine del sabato. Quella notte, Gerusalemme era silenziosa. I soldati romani sigillarono la tomba per paura di un furto del corpo. I discepoli si nascondevano nel Cenacolo, terrorizzati. I sacerdoti festeggiavano la fine di una minaccia. Ma il giorno dopo, la domenica, alcune donne avrebbero trovato la tomba vuota, dando inizio a una storia che avrebbe cambiato il mondo: il cristianesimo.
Il 33 dopo Cristo è una data convenzionale (molti storici propendono per il 30 o il 33). Ma quella giornata a Gerusalemme, tra croce e speranza, rimane il cuore dell'Occidente, diviso tra legge e grazia, tra Impero e fede.