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Pine Ridge, il genocidio liquido e il ritorno del razzismo di Stato nell'America di Trump
Di Alex (del 28/03/2026 @ 15:00:00, in Storia delle Americhe, letto 729 volte)
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Bandiera Lakota sventola davanti a case fatiscenti nella riserva di Pine Ridge
Bandiera Lakota sventola davanti a case fatiscenti nella riserva di Pine Ridge
Nella contea più povera d'America, dove l'aspettativa di vita è più bassa che in molte zone di guerra, tagli federali, cancellazione della memoria e detenzioni ICE stanno riportando la comunità Lakota al centro di uno scontro politico e culturale che attraversa tutti gli Stati Uniti. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.

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Una riserva grande quanto il Connecticut
La riserva indiana di Pine Ridge si estende per oltre undicimila chilometri quadrati nel South Dakota sud-occidentale, un territorio paragonabile per dimensioni all'intero stato del Connecticut, abitato da circa quarantamila persone appartenenti in gran parte alla nazione Oglala Lakota, uno dei sette consigli del fuoco della grande confederazione Sioux. Fu istituita con il trattato di Fort Laramie del milleottocentosessantotto, un accordo che riconosceva ai Lakota diritti territoriali molto più estesi di quelli attuali e che venne progressivamente eroso da leggi unilaterali del Congresso, dalla corsa all'oro nelle Black Hills e dalla frammentazione delle terre tribali imposta dal Dawes Act del milleottocentottantasette. Oggi la contea di Oglala Lakota, che coincide in larga parte con la riserva, viene regolarmente classificata dal censimento statunitense tra le più povere dell'intero paese, con indicatori socioeconomici che secondo diverse organizzazioni locali e studi accademici si avvicinano a quelli di alcune tra le aree più disagiate al mondo, sebbene i confronti diretti tra paesi vadano sempre presi con cautela metodologica.

La componente genetica e la storia dell'alcol nelle riserve
Diversi studi di genetica delle popolazioni hanno individuato tra alcune comunità dei nativi americani, compresi i Lakota, varianti negli enzimi che metabolizzano l'etanolo, come l'alcol deidrogenasi, capaci di rallentare la degradazione della sostanza e di aumentare la vulnerabilità a dipendenza e danni fisici; la comunità scientifica sottolinea però che questi fattori biologici si intrecciano in modo inscindibile con cause storiche, sociali ed economiche, come la disgregazione familiare imposta dai collegi federali, la disoccupazione cronica e l'assenza di alternative ricreative sul territorio. Fu proprio a partire dal diciannovesimo secolo che i commercianti bianchi introdussero sistematicamente l'alcol nelle riserve come merce di scambio, spesso in violazione delle stesse leggi federali dell'epoca, dando origine a un ciclo di dipendenza che gli attivisti locali definiscono oggi con l'espressione "genocidio liquido". Whiteclay, un minuscolo abitato del Nebraska situato a poche centinaia di metri dal confine della riserva dove la vendita di alcol è proibita per legge tribale, arrivò a vendere milioni di lattine di birra l'anno quasi esclusivamente a residenti di Pine Ridge, finché una mobilitazione decennale di attivisti Lakota non ottenne nel 2017 la chiusura dei negozi di liquori del paese.

I tagli dell'One Big Beautiful Bill Act al bilancio tribale
Nel luglio del duemilaventicinque il presidente Donald Trump ha firmato l'One Big Beautiful Bill Act, la legge di bilancio che rappresenta il provvedimento economico più ambizioso del suo secondo mandato. Un'analisi pubblicata a febbraio duemilaventisei dalla Brookings Institution ha calcolato che la legge comporterà fino a un miliardo e mezzo di dollari in meno di finanziamenti federali per l'energia verde destinati alle nazioni tribali, compromettendo programmi già avviati con i fondi dell'Inflation Reduction Act del duemilaventidue e aumentando la dipendenza economica di molte riserve dall'estrazione di risorse naturali. La stessa legge ha introdotto nuovi requisiti lavorativi per l'accesso al Supplemental Nutrition Assistance Program e a Medicaid che, secondo lo studio di Brookings, rischiano di ridurre nei fatti l'accesso a queste prestazioni anche per i cittadini nativi, nonostante il testo normativo preveda formalmente un'esenzione specifica per loro; l'organizzazione ricorda inoltre che circa il settanta per cento dei rimborsi ricevuti dall'Indian Health Service proviene proprio da Medicaid, rendendo i due sistemi profondamente interdipendenti. Un ulteriore capitolo riguarda la Bureau of Indian Education, il cui bilancio secondo diverse fonti tribali e giornalistiche rischia una riduzione fino al novanta per cento, con conseguenze dirette sulle scuole che operano all'interno delle riserve.

La cancellazione della memoria nei parchi nazionali
Nel marzo del duemilaventicinque Trump ha firmato un ordine esecutivo che imponeva alle agenzie federali di rimuovere dai siti pubblici, compresi i parchi nazionali, i contenuti giudicati denigratori nei confronti della storia americana, con l'obiettivo dichiarato di celebrare quella che il testo definisce la grandezza dei successi del popolo americano. Diverse testate statunitensi hanno documentato che il National Park Service ha successivamente modificato o rimosso pannelli informativi relativi alla rimozione forzata delle popolazioni native, incluse le descrizioni presenti al Grand Canyon sul ruolo del governo federale nell'espulsione delle tribù dal territorio che sarebbe poi diventato parco nazionale, e alcune schede informative dedicate al sistema dei collegi residenziali per bambini nativi in siti come quello di Little Bighorn. L'American Historical Association e l'Organization of American Historians hanno definito pubblicamente queste modifiche una campagna sistematica di revisione della documentazione storica, mentre organizzazioni come la National Parks Conservation Association hanno parlato di un tentativo di attenuare la narrazione delle ferite razziali del paese; alcuni funzionari dell'amministrazione hanno invece sostenuto che l'obiettivo delle direttive è correggere presunti squilibri ideologici nella narrazione ufficiale, senza cancellare i fatti storici documentati.

Le detenzioni ICE a Minneapolis e la reazione della tribù
All'inizio di gennaio del duemilaventisei, nel pieno di una vasta operazione dell'Immigration and Customs Enforcement condotta nell'area di Minneapolis, agenti federali hanno fermato e trattenuto quattro cittadini statunitensi appartenenti alla Oglala Sioux Tribe, persone senza fissa dimora che vivevano sotto un ponte vicino al complesso residenziale di Little Earth; tre di loro sono stati trasferiti in un centro di detenzione dell'ICE a Fort Snelling, mentre uno è stato rilasciato dopo alcune ore. Il presidente della tribù, Frank Star Comes Out, ha inviato un memorandum ai segretari federali per l'Interno e per la Sicurezza Nazionale definendo l'episodio una violazione dei trattati storici, dichiarando che i cittadini tribali non rientrano nella giurisdizione dell'immigrazione e rifiutando di sottoscrivere un accordo di cooperazione con l'ICE che, secondo la tribù, le autorità avevano indicato come condizione per ottenere informazioni più rapide sui detenuti. Il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale ha dichiarato di non essere in grado di confermare l'arresto o l'incontro con membri della Oglala Sioux Tribe, una versione che la tribù e diversi testimoni oculari contestano apertamente. Nello stesso periodo un altro episodio ha coinvolto Jose Roberto Ramirez, giovane discendente della Red Lake Nation, fermato durante un controllo stradale e poi rilasciato senza incriminazione.

La sovranità tribale e il divieto d'ingresso all'ICE
Nel gennaio del duemilaventisei il consiglio tribale della Oglala Sioux Tribe ha approvato all'unanimità una risoluzione che vieta formalmente l'ingresso di agenti dell'ICE nel territorio della riserva di Pine Ridge senza il consenso esplicito delle autorità tribali, un atto che si fonda sul principio giuridico della sovranità tribale riconosciuto da oltre un secolo di trattati e sentenze della Corte Suprema. Provvedimenti analoghi sono stati discussi anche da altre nazioni native del Midwest, mentre la vicegovernatrice del Minnesota Peggy Flanagan, appartenente alla White Earth Band of Ojibwe, ha definito discriminatori gli episodi di fermo basati sull'aspetto fisico. Va però ricordato, per completezza, che la giurisdizione tribale sulla propria terra non elimina automaticamente la competenza federale in altre materie, e che il confronto legale tra sovranità tribale e poteri dell'immigrazione federale resta tuttora oggetto di controversie giudiziarie non ancora risolte in modo definitivo dai tribunali statunitensi.

Wounded Knee, dal massacro alla proprietà tribale
Il ventinove dicembre milleottocentonovanta, truppe dell'esercito statunitense aprirono il fuoco contro un accampamento Lakota lungo il torrente di Wounded Knee, uccidendo diverse centinaia di persone, in gran parte donne, bambini e anziani, nell'episodio che chiuse convenzionalmente il lungo ciclo delle cosiddette guerre indiane. A distanza di centotrentacinque anni, il diciannove dicembre del duemilaventicinque, il presidente Trump ha firmato il Wounded Knee Massacre Memorial and Sacred Site Act, una legge approvata all'unanimità da Camera e Senato che pone sotto la proprietà permanente della Oglala Sioux Tribe e della Cheyenne River Sioux Tribe i quaranta acri di terreno dove sorgeva il sito del massacro, già acquistati dalle due tribù nel 2022 e ora protetti in via definitiva da vincoli federali. Il presidente Star Comes Out ha definito la legge un passo importante nel processo di guarigione del popolo Lakota, sottolineando però come siano serviti oltre tre anni di lavoro legislativo per ottenere un riconoscimento che le comunità native chiedevano da decenni.

Pine Ridge racconta una storia fatta di traumi storici profondi, statistiche sociali drammatiche e un presente segnato da scelte politiche controverse, che tribù, ricercatori e amministrazione federale continuano a leggere in modi molto diversi tra loro. Tra tagli di bilancio, dispute sulla memoria storica e rivendicazioni di sovranità, la comunità Lakota continua a far sentire la propria voce, chiedendo che i trattati firmati oltre un secolo e mezzo fa vengano finalmente rispettati fino in fondo.

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