La Porta dei Leoni di Micene, ingresso della ciclopica acropoli achea nel Peloponneso
Micene, nell'Argolide del Peloponneso, fu la capitale del più potente regno acheo del II millennio avanti Cristo. La sua acropoli, costruita con megaliti che i Greci classici chiamarono "ciclopici", si apre attraverso la Porta dei Leoni: il più antico rilievo monumentale sopravvissuto d'Europa.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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Micene e la civiltà micenea: un'età dell'oro perduta
Micene sorge su una collina dell'Argolide, nel Peloponneso nord-orientale, a circa 90 chilometri a sud-ovest di Atene, in una posizione che domina la pianura di Argo e i passi verso il Golfo di Corinto. Tra il 1600 e il 1100 avanti Cristo circa, fu la città più potente del mondo greco: capitale di un regno palaziale che controllava rotte commerciali su tutto il Mediterraneo orientale, esercitava la sua influenza politica sulla Grecia continentale e sulle isole Egee, e manteneva contatti diplomatici con l'Egitto, il Vicino Oriente e Cipro.
La civiltà micenea — così chiamata proprio da questa città che Omero descrive nell'Iliade come "ricca d'oro" — è la prima civiltà del continente europeo a produrre scrittura: la Lineare B, un sillabario usato per scrivere una forma arcaica di greco su tavolette di argilla, usato prevalentemente per registrazioni amministrative di magazzino. Quando la civiltà micenea collassò intorno al 1100 avanti Cristo — in quello che gli storici chiamano il "Collasso dell'età del bronzo tardiva", uno dei maggiori misteri della storia antica — la scrittura scomparve con essa per quasi quattro secoli, riprendendo solo con l'adozione dell'alfabeto fenicio da parte dei Greci nell'VIII secolo avanti Cristo.
Le mura ciclopiche: pietre che i Greci credevano lavoro dei Ciclopi
L'elemento che colpisce più immediatamente i visitatori di Micene è il sistema difensivo che cinge l'acropoli: mura costruite con blocchi di pietra calcarea e conglomerato di dimensioni colossali, alcuni dei quali pesano decine di tonnellate, disposti in modo irregolare a formare un recinto di protezione spesso fino a sei metri. Quando i Greci del periodo classico — vissuti quasi mille anni dopo la costruzione di queste mura — le videro per la prima volta, non riuscirono a credere che esseri umani potessero averle edificate: conclusero che dovevano essere state costruite dai Ciclopi, i giganti monoculari del mito, e chiamarono questa tecnica costruttiva "opera ciclopica", termine ancora oggi usato dagli archeologi.
In realtà le mura di Micene, costruite principalmente tra il XIV e il XIII secolo avanti Cristo, sono il frutto di un'ingegneria edilizia sofisticata e di una capacità organizzativa — manodopera, approvvigionamento dei blocchi, trasporto — che riflette il potere economico e politico del regno miceneo al suo apice. La tecnica non richiedeva calce o cemento: i blocchi venivano lavorati per adattarsi gli uni agli altri sfruttando il peso proprio di ciascuno come elemento di coesione strutturale, creando strutture che hanno resistito a tremila anni di terremoti, saccheggi e abbandono.
La Porta dei Leoni: il più antico rilievo monumentale d'Europa
L'ingresso principale dell'acropoli di Micene è la Porta dei Leoni, costruita intorno al 1250 avanti Cristo durante il regno di Atreo — il padre di Agamennone, il condottiero della spedizione achea a Troia raccontata nell'Iliade. La struttura è formata da quattro blocchi monolitici: due piedritti verticali, un blocco orizzontale di soglia e un gigantesco architrave stimato in circa 20 tonnellate. Sopra l'architrave, nell'apertura triangolare di scarico — un dispositivo architettonico per distribuire il peso del muro lateralmente ai piedritti — è inserita la lastra con il celebre rilievo: due leonesse (o leoni, la testa è andata perduta) affrontate, poggiate sulle zampe anteriori su due altari, con in mezzo una colonna rastremante verso il basso tipicamente micenea.
Il rilievo della Porta dei Leoni è il più antico esempio sopravvissuto di scultura monumentale figurativa in Europa — l'unico grande rilievo miceneo conservato in situ. Il suo significato esatto è ancora dibattuto: potrebbe rappresentare un emblema araldico del regno, una scena cultuale connessa alla divinità della colonna, o un simbolo di potere e protezione soprannaturale dell'ingresso alla città. Qualunque fosse il suo significato originario, produsse sulle popolazioni successive un effetto di stupore reverenziale che si riflette nelle leggende mitologiche costruite attorno a Micene — la città degli Atridi, di Agamennone, di Clitennestra, di Oreste.
Le tombe a fossa e il tesoro di Atreo
All'interno dell'acropoli, le tombe a fossa del Circolo A — scoperte da Heinrich Schliemann nel 1876 nella sua febbrile campagna di scavi — restituirono uno dei più straordinari tesori dell'antichità: maschere funerarie d'oro, coppe d'oro e d'argento, gioielli, daghe con intarsi d'argento e niello, oltre a migliaia di ornamenti in oro. Una di queste maschere — che Schliemann attribuì romanticamente ad Agamennone, benché le datazioni successive abbiano dimostrato che precede di secoli il periodo della guerra di Troia — è oggi l'oggetto più famoso del Museo Nazionale Archeologico di Atene.
Fuori dalle mura dell'acropoli, il Tesoro di Atreo — una tholos, ovvero una tomba a cupola costruita senza centine di sostegno attraverso la tecnica dell'aggetto progressivo — è la struttura tombale più grandiosa del mondo miceneo. La camera sepolcrale principale, alta 13,5 metri e larga 14,5, fu costruita intorno al 1250 avanti Cristo con una precisione tecnica che rimase insuperata in Europa fino al Pantheon romano, costruito circa 1.400 anni dopo. Le pareti erano originariamente decorate con rivestimenti di bronzo e marmo colorato, strappati dai saccheggiatori in tempi antichi.
Gli scavi e il sito oggi
Micene è patrimonio mondiale dell'UNESCO dal 1999, insieme all'antica Tirinto. Il sito è aperto tutto l'anno con un museo on-site che espone calchi delle sculture originali, ceramiche, oggetti di bronzo e riproduzioni delle tavolette in Lineare B rinvenute negli scavi. La Porta dei Leoni, accessibile ai visitatori a piedi su un percorso ben segnalato, conserva intatto il suo effetto di monumentalità immediata: ci si trova di fronte a strutture costruite 3.200 anni fa che appaiono solide come se fossero state erette ieri.
Il sito è raggiungibile da Atene in circa due ore d'auto attraverso l'autostrada per il Peloponneso, oppure da Nafplio — la ridente città veneziana dell'Argolide, a soli 18 chilometri di distanza — con trasporti locali o in taxi. Si consiglia di abbinare la visita a Micene con quella di Epidauro, il più bello e meglio conservato teatro dell'antichità greca, distante meno di 30 chilometri.
Micene è il luogo dove la storia europea ha radici più profonde di quanto si creda: mille anni prima della democrazia ateniese, qui regnava un potere abbastanza grande da muovere eserciti attraverso il Mediterraneo e abbastanza ricco da seppellire i suoi re nell'oro. E le sue pietre, che i Greci stessi credevano opera di giganti, sono ancora lì.