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Tre messia, una guerra: il fanatismo religioso dietro il conflitto su Gerusalemme
Di Alex (del 21/03/2026 @ 13:00:00, in Geopolitica e tecnologia, letto 69 volte)
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Gerusalemme, il Monte del Tempio e la Moschea di Al-Aqsa al centro del conflitto religioso
Gerusalemme, il Monte del Tempio e la Moschea di Al-Aqsa al centro del conflitto religioso

Netanyahu invoca il ritorno del Messia e il Terzo Tempio al posto di Al-Aqsa. L'Iran attende il Mahdi. Tre fanatismi religiosi convergono su Gerusalemme mentre l'Europa tace. Il Santo Sepolcro è chiuso dal 28 febbraio. Lo denuncia Margherita Furlan: vi vendono sicurezza, loro parlano di Messia.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Il report di Margherita Furlan: quello che i media non dicono
La giornalista e analista geopolitica Margherita Furlan ha lanciato un allarme che merita tutta l'attenzione possibile: la guerra che si sta combattendo in Medio Oriente non è — o non è soltanto — una guerra di sicurezza nazionale, di confini, di risorse o di equilibri geopolitici. È una guerra in cui chi la guida parla apertamente di mandato divino, di profezie millenaristiche e di un'escatologia religiosa che considera il conflitto armato come precondizione necessaria alla venuta del Messia.

Questo non è un dettaglio di colore. È il cuore politico-teologico di un conflitto che coinvolge tre attori — Israele, gli Stati Uniti e l'Iran — ognuno dei quali porta nella stanza dei bottoni una narrazione messianica che trasforma la guerra in un atto di fede e i civili morti in pedine di un piano divino. E nel mezzo c'è l'Europa, silenziosa, con le basi americane sul suo territorio, senza voce in capitolo.

Netanyahu e il Terzo Tempio: una dichiarazione pubblica
Il 12 marzo 2026, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato pubblicamente che Israele "arriverà al ritorno del Messia" e che per farlo sarà necessario ricostruire il Tempio di Gerusalemme al posto della Moschea di Al-Aqsa. Non si tratta di un'interpretazione forzata di parole ambigue: è una dichiarazione esplicita, pronunciata in un contesto istituzionale, da parte del capo del governo di uno Stato dotato di armi nucleari.

Già da anni, come documenta il governo israeliano stesso, sono in corso preparativi concreti per la costruzione del Terzo Tempio: paramenti sacerdotali ricamati, arredi rituali realizzati secondo le specifiche bibliche, oltre 500 sacerdoti addestrati ai riti del culto templare, e giovenche rosse importate dallo Stato del Texas per il sacrificio rituale di purificazione prescritto dalla Torah. Non è una teoria della cospirazione: è un processo documentato, finanziato, organizzato.

Exet e la CBS: "la provvidenza del nostro Dio onnipotente"
Il segretario della guerra israeliano Exet, in una recente intervista alla rete americana CBS, ha giustificato le operazioni militari in corso con le parole "la provvidenza del nostro Dio onnipotente protegge le nostre truppe". In un'altra epoca, o in un altro contesto geopolitico, dichiarazioni di questo tipo avrebbero provocato reazioni diplomatiche immediate. Oggi vengono trasmesse dai principali network americani senza che nessun anchorman alzi un sopracciglio.

Il linguaggio della provvidenza divina nella guerra non è nuovo nella storia occidentale, ma la sua istituzionalizzazione pubblica da parte di un ministro in carica, in diretta televisiva, segna un salto qualitativo preoccupante. Il messaggio implicito è che le morti civili, le distruzioni, le violazioni del diritto internazionale non sono atti umani soggetti a giudizio morale, ma esecuzioni di un piano soprannaturale che trascende la responsabilità politica.

L'Iran e il Mahdi: il nuovo leader supremo tra profezia e potere
Sul fronte opposto, il nuovo leader supremo dell'Iran, Moetab Khamenei, è considerato dai suoi sostenitori più ferventi il precursore profetico del Mahdi, il Messia sciita che secondo la tradizione religiosa ritornerà alla fine dei tempi quando il mondo sarà precipitato nel caos. Questa dottrina — l'attesa del Mahdi nascosto, il Dodicesimo Imam — non è una frange marginale dell'Islam sciita: è un pilastro teologico della Repubblica Islamica, codificato nell'ideologia rivoluzionaria khomeinista e utilizzato politicamente per legittimare ogni azione, inclusa la guerra.

L'equazione teologica risultante è raccapricciante nella sua semplicità: più il mondo precipita nel caos, più si avvicina il ritorno del Mahdi. In questo schema, la guerra non è un male da evitare ma uno strumento escatologico da perseguire. Il caos è la precondizione della salvezza, e la violenza è la levatrice della storia sacra.

Gerusalemme: il Santo Sepolcro chiuso per la prima volta nella storia
Un segnale concreto e simbolicamente devastante della degenerazione in corso è la chiusura del Santo Sepolcro di Gerusalemme, avvenuta il 28 febbraio 2026. Per la prima volta nella storia della cristianità, le porte della basilica che custodisce il luogo della sepoltura e della resurrezione di Gesù di Nazareth sono sbarrate. Niente messe, niente liturgie, niente quaresima, nessuna via crucis. I cristiani di tutto il mondo sono stati privati del loro luogo sacro più importante nel silenzio quasi totale dei media occidentali.

La chiusura del Santo Sepolcro è un fatto di enorme portata simbolica: non è mai accaduto nemmeno durante le Crociate, durante la dominazione ottomana, durante le due guerre mondiali. Il luogo era rimasto aperto per secoli attraverso guerra, pestilenza e rivoluzioni. Che accada ora, in questo contesto, dovrebbe essere una notizia di prima pagina in ogni testata del mondo. Non lo è.

L'Europa silenziosa e le basi americane nel nostro territorio
Mentre Gerusalemme diventa il teatro di uno scontro escatologico a tre, l'Europa continua la sua politica di silenziosa acquiescenza. Le basi americane dislocate in Italia, in Germania, in Spagna, in Polonia — strutture militari che in caso di escalation sarebbero automaticamente coinvolte nel conflitto — sono presenti sul territorio europeo senza che i parlamenti nazionali abbiano mai votato il loro utilizzo per le operazioni in corso. I cittadini europei non lo sanno, o fanno finta di non saperlo.

Margherita Furlan conclude il suo report con una domanda scomoda: se i leader che guidano questo conflitto credono davvero di avere un mandato divino, se credono che la guerra sia necessaria per far tornare il proprio Messia, perché avrebbero interesse a fermarlo? E noi, che non crediamo né al Messia né al Mahdi né al Terzo Tempio, che cosa stiamo aspettando per pretendere risposte?

Tre fanatismi religiosi, tre narrazioni messianiche, un unico campo di battaglia: Gerusalemme. La guerra più pericolosa non è quella dei missili, ma quella di chi crede di avere un mandato celeste. E il silenzio europeo, in questo contesto, non è neutralità: è complicità inconsapevole.