Veicolo autonomo subacqueo AUV per la mappatura del fondale oceanico nel progetto Seabed 2030
Il progetto Seabed 2030, promosso dalla Nippon Foundation e da GEBCO, mira a mappare ad alta risoluzione l'intero fondale oceanico entro il 2030. Oltre l'80% degli abissi terrestri era ancora inesplorato: flotte di droni subacquei e la cooperazione di navi mercantili stanno cambiando tutto. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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Il problema dell'invisibilità degli abissi
Sebbene i satelliti abbiano mappato la superficie di Marte e della Luna con risoluzioni di pochi metri, oltre l'80% del fondale dei mari terrestri rimane sconosciuto nei dettagli. La ragione è fisica: le onde elettromagnetiche, inclusa la luce, vengono assorbite dall'acqua entro poche centinaia di metri di profondità, rendendo inutili i sensori ottici e radar satellitari per lo studio degli abissi. Le mappe batimetriche globali disponibili prima di Seabed 2030 erano derivate in gran parte dall'altimetria satellitare, una tecnica indiretta che misura le variazioni della superficie marina causate dalla gravità delle morfologie sottomarine: un metodo impreciso, con risoluzione di alcuni chilometri.
Gli AUV e l'ecoscandaglio multibeam
La tecnologia chiave di Seabed 2030 è l'ecoscandaglio multibeam, un sistema sonar che emette simultaneamente decine di fasci acustici in un ventaglio trasversale alla rotta della nave, misurando la profondità lungo una striscia fino a sette volte la profondità d'acqua. Montato su Veicoli Subacquei Autonomi (AUV) che navigano a bassa quota sul fondale, il multibeam permette di ottenere modelli digitali del terreno con risoluzione minima di 100x100 metri anche nelle fosse più profonde, come la Fossa delle Marianne. Le flotte di AUV coordinati possono operare in parallelo, moltiplicando la velocità di copertura.
La batimetria crowdsourced: le navi mercantili come sensori
Una componente innovativa del progetto è la raccolta di dati batimetrici da navi commerciali in rotta di navigazione ordinaria. Le grandi navi portacontainer e le petroliere sono equipaggiate con ecoscandagli di navigazione che raccolgono continuamente dati sulla profondità sotto la chiglia. Coordinando la raccolta e la standardizzazione di questi dati attraverso la piattaforma IHO Data Center for Digital Bathymetry, Seabed 2030 trasforma ogni viaggio commerciale in un'operazione di ricerca scientifica distribuita, aumentando enormemente la copertura senza costi aggiuntivi significativi.
Impatto sulla climatologia e sulla prevenzione degli tsunami
Una mappa dettagliata del fondale oceanico ha implicazioni che vanno ben oltre la geografia marina. I dati batimetrici ad alta risoluzione sono fondamentali per modellare con precisione la circolazione termoalina, il sistema di correnti oceaniche profonde che regola il clima globale distribuendo calore tra i poli e i tropici. Allo stesso modo, la morfologia del fondale influenza direttamente la propagazione delle onde di tsunami: modelli più accurati permetteranno di migliorare i sistemi di allerta precoce e le previsioni di inondazione costiera in caso di terremoti sottomarini.
Seabed 2030 è uno degli esempi più significativi di grande scienza internazionale collaborativa del nostro tempo. Cartografare il fondale del pianeta non è solo un'impresa geografica: è il prerequisito per comprendere il sistema climatico terrestre nella sua interezza, proteggere le comunità costiere e aprire nuove frontiere nella ricerca sugli ecosistemi degli abissi, uno dei biomi più vasti e meno conosciuti della biosfera.