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Studio Ghibli: lo shintoismo animato di Hayao Miyazaki
Di Alex (del 25/02/2026 @ 17:00:00, in Mitologia e Cinema, letto 38 volte)
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Lo stabilimento termale de La Città Incantata illuminato di notte con kami e architettura Meiji
Lo stabilimento termale de La Città Incantata illuminato di notte con kami e architettura Meiji

Hayao Miyazaki ha portato il pantheon shintoista al cinema mondiale. Ne La Città Incantata, lo stabilimento termale è un microcosmo mitologico abitato da kami in forme infinite — dal Dio del Fiume putrido a Senza Volto — immerso in un'architettura che evoca nostalgia per un passato mai esistito. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Lo shintoismo come grammatica visiva del cinema Ghibli
Lo shintoismo — la religione tradizionale giapponese — non è un sistema dogmatico con testi sacri e dottrine codificate: è una visione del mondo che percepisce la presenza di spiriti (kami) in ogni elemento naturale e umano, dai fiumi alle rocce, dagli alberi agli oggetti quotidiani consumati dal tempo. Hayao Miyazaki ha fatto di questa sensibilità la grammatica visiva del suo cinema, costruendo mondi in cui il confine tra naturale e soprannaturale è permeabile e in cui il rispetto per l'invisibile è condizione fondamentale di sopravvivenza.

In film come Mononoke Hime (1997), il bosco antico è letteralmente abitato da divinità — il Cervo della Foresta che cammina sulle acque, i Kodama che osservano in silenzio — mentre in Totoro (1988) lo spirito del bosco è una presenza benevola accessibile solo all'innocenza infantile. Questa visione non è decorativa: è la tesi filosofica dei film di Miyazaki, che propone lo shintoismo come alternativa epistemologica al disincantamento razionalista del mondo moderno.

La Città Incantata: lo stabilimento termale come microcosmo mitologico
Ne La Città Incantata (Sen to Chihiro no Kamikakushi, 2001), il bagno termale gestito dalla strega Yubaba è il luogo dove i kami vengono a purificarsi. La struttura narrativa del film è esplicitamente shintoista: i clienti dello stabilimento sono spiriti della natura che hanno bisogno di cura e rispetto per mantenere il loro equilibrio; trattarli con negligenza o avidità genera squilibrio cosmico. Chihiro impara a lavorare nel bagno imparando di fatto i protocolli rituali del rispetto verso gli spiriti.

La sequenza più ricca di implicazioni teologiche shintoiste è l'arrivo del Dio del Fiume: uno spirito putrido e deformato che puzza di fango e marcescenza, ricacciato da tutti gli altri lavoratori. Chihiro lo lava con cura e determina che la sua deformità è causata da tonnellate di rifiuti umani intrappolati nel suo corpo — biciclette, reti da pesca, rifiuti industriali. Liberato dal peso del degrado umano, si rivela come uno spirito potente e maestoso. La metafora ecologica è esplicita: i fiumi si ammalano di ciò che l'uomo vi scarica, e la purificazione richiede responsabilità umana attiva.

Senza Volto e la critica al consumismo moderno
Il personaggio di Senza Volto (Kaonashi) è uno dei più complessi della filmografia Ghibli. Si tratta di un'entità senza identità propria che può solo rispecchiare i desideri di chi gli sta vicino: nello stabilimento termale — ambiente di avidità e transazioni — diventa un mostro bulimico che divora lavoratori e li trasforma in oro falso per ottenere l'attenzione degli altri. Lontano dallo stabilimento, con la sola Chihiro, torna a essere quieto e innocuo.

Miyazaki ha confermato che Senza Volto è una critica alla società dei consumi giapponese degli anni Novanta, segnata da una bolla economica scoppiata e da una crisi identitaria collettiva: un essere che non sa chi è se non attraverso l'acquisto e la possessione. La sua redenzione arriva non attraverso la ricchezza ma attraverso l'ospitalità della strega Zeniba, dove impara a filare in silenzio — lavoro manuale, paziente, non mercificabile.

L'architettura della nostalgia: il pastiche stilistico come poetica
Lo stabilimento termale di Yubaba è un'architettura impossibile: mescola elementi di ryokan tradizionali dell'epoca Meiji, strutture di legno vernacolare, dettagli occidentali vittoriani e geometrie fantastiche che non appartengono ad alcuna tradizione storica reale. Miyazaki definì questa scelta come la ricerca di un senso di "nostalgia per un passato mai esistito" — un'emozione malinconica per qualcosa di perduto o mai raggiunto che il cinema Ghibli traduce in immagini con coerenza poetica eccezionale.

Questo pastiche architettonico non è disorganizzato: è coerente nella sua incoerenza storica, creando un ambiente che sembra antico e familiare pur essendo completamente inventato. La scena delle lanterne che si accendono al tramonto sullo stabilimento, ripresa dall'alto con una prospettiva che ricorda le vedute degli insegni di locande ukiyo-e, è tra i momenti visivamente più carichi di significato culturale del cinema Ghibli.

Il cinema di Miyazaki è, nella sua essenza più profonda, un tentativo di restituire al mondo moderno il senso del sacro che la razionalizzazione industriale ha eroso. Lo shintoismo animato di Ghibli non propone un ritorno impossibile a un'età dell'oro pre-moderna: propone uno sguardo capace di riconoscere che il fiume che scorre fuori dalla nostra finestra contiene qualcosa che merita rispetto, e che il mondo va meglio quando riusciamo a sentirlo.