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George de Mestral e il Velcro: quando la natura ispira l'industria
Di Alex (del 16/02/2026 @ 08:00:00, in Storia delle Invenzioni, letto 61 volte)
Dettaglio microscopico del Velcro inventato da George de Mestral ispirandosi agli uncini delle lappole di bardana
Dettaglio microscopico del Velcro inventato da George de Mestral ispirandosi agli uncini delle lappole di bardana

Nel 1941 l'ingegnere svizzero George de Mestral tornò da una passeggiata con i vestiti coperti di lappole. Quella curiosità lo spinse a inventare il Velcro, brevettato nel 1955 e oggi presente in ogni settore, dall'abbigliamento alla conquista dello spazio. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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La passeggiata che cambiò il mondo
Il 1941 fu l'anno in cui George de Mestral, ingegnere elettrico svizzero nato nel 1907 a Colombier-sur-Morges, nel canton Vaud, tornò da una battuta di caccia sulle Alpi con un problema insolito: i suoi pantaloni di lana e il pelo del suo cane erano letteralmente ricoperti di fiori di bardana (Arctium lappa), le famose lappole. La maggior parte delle persone avrebbe strappato via quei fastidiosi semini con irritazione. De Mestral, invece, li esaminò al microscopio nella sua abitazione di Ginevra. Quello che vide lo affascinò profondamente: ogni lappola era dotata di centinaia di minuscoli uncini ricurvi, talmente elastici e resistenti da agganciarsi saldamente ai cappi del tessuto di lana senza spezzarsi. Quel meccanismo era perfetto, elegante, efficiente. Nella mente dell'ingegnere prese forma immediatamente un'idea: replicarlo artificialmente per creare un sistema di chiusura pratico e riutilizzabile.

Dal microscopio al brevetto: un cammino lungo quattordici anni
La strada dall'intuizione al prodotto commerciale si rivelò molto più lunga e difficile del previsto. De Mestral si rivolse dapprima ai tessitori tradizionali di Lione, i maestri dell'industria tessile francese, che derisero la sua idea considerandola stravagante e impraticabile. Non si scoraggiò. Continuando la ricerca da solo, comprese che il cotone non era il materiale adatto: si logorò troppo in fretta. La svolta arrivò con il nylon, polimero sintetico allora relativamente nuovo, che si rivelò abbastanza resistente da sopportare migliaia di cicli di apertura e chiusura senza deteriorarsi. La seconda sfida tecnica riguardava la creazione degli uncini: de Mestral scoprì che sottoponendo il nylon a raggi infrarossi durante la tessitura si ottenevano piccoli ganci rigidi che mantenevano la forma anche dopo un uso intenso. Nel 1955 brevettò il suo sistema con il nome Velcro, fusione delle parole francesi velours (velluto) e crochet (uncino).

I primi anni e il ruolo decisivo della NASA
Inizialmente il mercato accolse il Velcro con scarso entusiasmo. I primi clienti furono principalmente aziende di abbigliamento sportivo e produttori di attrezzatura da sci, che apprezzarono la praticità del sistema rispetto a zip e bottoni nelle condizioni climatiche estreme. Il vero salto di scala arrivò grazie alla NASA, che nei primi anni Sessanta cercava soluzioni di fissaggio affidabili per le tute spaziali degli astronauti. In assenza di gravità, zip e bottoni erano difficili da gestire con i guanti rigidi delle tute. Il Velcro era la soluzione ideale: silenzioso, leggero, resistente e utilizzabile anche con i guanti. Dopo l'adozione da parte della NASA, la tecnologia acquisì una visibilità mondiale. Si diffuse rapidamente nei mercati medico, militare e dell'abbigliamento per bambini, dove la facilità d'uso era particolarmente apprezzata. Ancora oggi si stima che ogni anno vengano prodotti oltre 90 milioni di metri lineari di Velcro.

La biomimesi: imparare dalla natura per innovare
L'invenzione di George de Mestral è considerata uno degli esempi fondativi della biomimesi, la disciplina scientifica che studia i sistemi naturali per ricavarne principi applicabili alla tecnologia e all'ingegneria. Il meccanismo della lappola è straordinariamente ottimizzato dall'evoluzione: gli uncini devono essere abbastanza rigidi da agganciarsi, abbastanza flessibili da non spezzarsi e abbastanza numerosi da garantire una presa robusta anche su superfici di tessuto variabile. Replicare queste caratteristiche in materiali sintetici richiese anni di ricerca, ma il risultato fu un prodotto che supera sotto molti aspetti il modello naturale: il Velcro industriale è più resistente, più duraturo e disponibile in varianti specializzate per temperature estreme, ambienti acquatici e carichi elevatissimi. La storia del Velcro ha ispirato generazioni di ingegneri a guardare alla natura come a un laboratorio di soluzioni già testate dall'evoluzione nel corso di milioni di anni.

Il Velcro oggi: evoluzione di un'invenzione senza età
Negli ultimi decenni il Velcro ha continuato a evolversi ben oltre l'applicazione originale come sistema di chiusura per indumenti. Esistono oggi versioni in metallo per applicazioni aerospaziali, varianti sommergibili per l'industria marina, formulazioni mediche biocompatibili per bendaggi e protesi e sistemi di fissaggio ad altissimo carico per l'edilizia. I ricercatori della Stanford University hanno sviluppato un adesivo ispirato simultaneamente al Velcro e alle zampe del geco, capace di supportare pesi enormi su superfici lisce. In campo biomedico, varianti del principio Velcro vengono studiate per sistemi di rilascio controllato di farmaci e per protesi avanzate. George de Mestral, che morì nel 1990, non avrebbe potuto immaginare quante declinazioni avrebbe avuto la sua intuizione. Il brevetto originale scadde nel 1978, aprendo il mercato a decine di produttori concorrenti, ma il nome Velcro rimane ancora oggi sinonimo del prodotto in tutto il mondo.

La storia di George de Mestral insegna che l'innovazione non nasce necessariamente da laboratori sofisticati o da enormi investimenti: nasce dalla curiosità di osservare attentamente ciò che la natura ha già risolto. Un uomo, un microscopio e una lappola di bardana: tre elementi che, uniti da una mente aperta, hanno cambiato per sempre il modo in cui l'umanità stringe e slaccia le cose.