La lavatrice elettrica Thor del 1908 con tamburo galvanizzato rotante e motore elettrico progettata da Alva J Fisher per Hurley Company
Nel 1908 Alva J Fisher brevettò la Thor, prima lavatrice elettrica commerciale con tamburo rotante a inversione automatica. Nonostante i motori esposti causassero scosse, l'invenzione liberò le donne da giorni di lavaggio manuale, permettendo ingresso nel mercato del lavoro e trasformando le dinamiche sociali del Novecento. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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Il lavaggio dei panni prima dell'elettrificazione
All'inizio del ventesimo secolo, il lavaggio dei panni rappresentava uno dei compiti domestici più fisicamente estenuanti e dispendiosi in termini di tempo nelle economie domestiche occidentali. Le donne impiegavano giornate intere in questo lavoro, che richiedeva riscaldamento di grandi quantità d'acqua su fornelli a legna o carbone, strofinamento manuale vigoroso dei tessuti su tavole corrugate, risciacquo ripetuto e strizzatura tramite mangani manuali che causavano lesioni alle mani e alla schiena.[web:79][web:82]
Esistevano macchine lavatrici manuali a manovella, introdotte nel diciannovesimo secolo, che riducevano parzialmente lo sforzo fisico ma richiedevano comunque energia muscolare continua per azionare meccanismi di agitazione o rotazione del bucato. Il processo completo, dall'ebollizione iniziale alla stiratura finale, occupava frequentemente due giorni interi alla settimana, sottraendo tempo ed energie che le donne non potevano dedicare ad attività educative, lavorative o ricreative.[web:79][web:82]
La Thor del 1908: prima lavatrice elettrica
Nel 1907, l'ingegnere Alva J Fisher, dipendente della Hurley Electric Laundry Equipment Company di Chicago, progettò la prima lavatrice azionata da motore elettrico, commercializzata con il nome Thor. Il dispositivo utilizzava un tamburo galvanizzato rotante montato orizzontalmente, azionato da un motore elettrico che invertiva periodicamente la direzione di rotazione per evitare l'aggrovigliamento dei tessuti e distribuire uniformemente l'azione lavante su tutta la massa di biancheria.[web:79][web:82]
Il brevetto per la Thor fu concesso a Fisher il 9 agosto 1910, tre anni dopo la prima commercializzazione del prodotto. La lavatrice rappresentava un'innovazione rivoluzionaria perché eliminava completamente la necessità di energia muscolare umana durante il ciclo di lavaggio, richiedendo all'operatore solo di caricare i panni, aggiungere acqua e sapone, e avviare il motore. Il tempo di supervisione diretta si riduceva drasticamente, permettendo di dedicarsi ad altre attività mentre la macchina operava.[web:79][web:82]
Problemi tecnici e pericoli delle prime versioni
Le prime versioni della Thor presentavano significativi problemi di sicurezza elettrica. I motori erano spesso esposti o inadeguatamente isolati, e la presenza inevitabile di acqua e umidità durante il funzionamento causava frequenti cortocircuiti e dispersioni elettriche. Gli utenti, prevalentemente donne con scarsa familiarità con l'elettricità, subivano scosse elettriche pericolose che potevano risultare letali in circostanze particolarmente sfortunate.[web:79][web:82]
Nonostante questi pericoli, la domanda per lavatrici elettriche crebbe rapidamente, spingendo i produttori a migliorare progressivamente l'isolamento elettrico e a sviluppare sistemi di sicurezza. Nel corso degli anni venti, gli standard di sicurezza migliorarono drasticamente con introduzione di motori sigillati, isolamento migliorato e, successivamente, interruttori differenziali che tagliavano automaticamente l'alimentazione in caso di dispersione. L'innovazione concettuale di Fisher fu sufficientemente solida da giustificare l'adozione nonostante i rischi iniziali.[web:79][web:82]
Impatto sociale e liberazione femminile
Molti sociologi considerano l'impatto sociale della lavatrice elettrica paragonabile a quello della pillola anticoncezionale per la liberazione delle donne nel ventesimo secolo. Riducendo il lavaggio da un'attività che occupava due giorni interi alla settimana a poche ore di supervisione, la lavatrice liberò tempo ed energie fisiche che le donne poterono riallocare verso istruzione, lavoro retribuito e partecipazione sociale. Questa trasformazione fu particolarmente significativa per famiglie operaie dove ogni ora risparmiata poteva essere convertita in reddito.[web:79][web:82]
L'adozione diffusa delle lavatrici elettriche negli anni venti e trenta, resa possibile dall'elettrificazione crescente delle abitazioni urbane e suburbane, contribuì all'aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro e all'istruzione superiore. Le dinamiche familiari mutarono quando le donne poterono dedicare meno tempo ai compiti domestici più faticosi, ridistribuendo responsabilità e creando spazio per ambizioni professionali e personali precedentemente irrealistiche per la maggioranza.[web:79][web:82]
Evoluzione tecnologica e diffusione di massa
Dopo la Thor, la tecnologia delle lavatrici evolvette rapidamente. Negli anni venti furono introdotte vasche con agitatori centrali verticali, più efficaci nel pulire i tessuti rispetto ai tamburi rotanti orizzontali. Gli anni trenta videro l'introduzione di timer automatici che consentivano cicli di lavaggio pre-programmati, mentre i cinquanta portarono lavatrici automatiche completamente integrate che eseguivano lavaggio, risciacquo e centrifugazione senza intervento manuale tra le fasi.[web:79][web:82]
La diffusione delle lavatrici elettriche seguì l'espansione della rete elettrica. Negli Stati Uniti, nel 1920 meno del 10 percento delle abitazioni rurali aveva accesso all'elettricità, limitando l'adozione alle città. Con i programmi di elettrificazione rurale degli anni trenta sotto Roosevelt, la penetrazione delle lavatrici aumentò drasticamente, trasformando anche le economie domestiche agricole. Nel secondo dopoguerra, la lavatrice divenne simbolo di modernità e progresso nei paesi industrializzati, elemento standard nelle abitazioni del ceto medio.[web:79][web:82]
L'invenzione di Alva J Fisher trasformò un compito domestico massacrante in un processo meccanizzato semplice, liberando miliardi di ore di lavoro femminile attraverso il ventesimo secolo e contribuendo in modo determinante all'emancipazione economica e sociale delle donne, dimostrando come innovazioni tecnologiche apparentemente umili possano avere conseguenze sociali profonde e durature.