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Piramide Cestia: l'egittomania romana costruita nel 12 avanti Cristo
Di Alex (del 28/01/2026 @ 11:00:00, in Tecnologia, letto 56 volte)
La Piramide Cestia si staglia contro il cielo di Roma, con il suo rivestimento in marmo bianco e la forma slanciata tipica delle piramidi nubiane
La Piramide Cestia si staglia contro il cielo di Roma, con il suo rivestimento in marmo bianco e la forma slanciata tipica delle piramidi nubiane

Nel 12 avanti Cristo fu eretta a Roma una piramide che testimonia l'ossessione per l'Egitto seguita alla conquista del 30 avanti Cristo. Costruita per Gaio Cestio, mostra pendenza acuta e calcestruzzo rivestito di marmo, adattamento romano di forme esotiche che dominavano la moda imperiale. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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L'Egitto conquista Roma dopo essere stato conquistato
Nel 30 avanti Cristo, Ottaviano completò la conquista romana dell'Egitto sconfiggendo Marco Antonio e Cleopatra nella battaglia di Azio. Questo evento segnò non solo la fine dell'ultimo regno ellenistico indipendente, ma anche l'inizio di una straordinaria fascinazione culturale che avrebbe pervaso Roma per decenni. L'egittomania divenne una vera e propria febbre che colpì l'aristocrazia romana, manifestandosi nell'arte, nell'architettura, nella religione e persino nella moda.

Obelischi egizi furono trasportati a Roma e innalzati nelle piazze più importanti della città. Culti egizi come quello di Iside trovarono adepti entusiasti tra i romani. Mosaici con scene nilotiche decorarono le ville dei ricchi, e statue di sfingi e divinità egizie divennero elementi decorativi ambiti. In questo clima di ossessione per tutto ciò che era egizio, Gaio Cestio Epulone, un magistrato romano di rango pretorio, decise di costruirsi un monumento funebre che sarebbe rimasto impresso nella memoria della città per millenni.

Chi era Gaio Cestio e perché scelse una piramide
Gaio Cestio Epulone apparteneva all'ordine senatoriale e ricoprì diverse cariche pubbliche importanti, tra cui quella di pretore e di epulone, un sacerdote addetto ai banchetti rituali in onore degli dei. Era membro del collegio dei Septemviri Epulonum, una delle più prestigiose cariche sacerdotali di Roma. La sua posizione sociale ed economica gli permetteva di permettersi un monumento funebre ambizioso e costoso.

La scelta di una piramide come sepolcro personale non era casuale né particolarmente originale per l'epoca. Dopo la conquista dell'Egitto, diverse piramidi furono costruite a Roma come monumenti funebri privati. Fonti storiche citano l'esistenza di altre piramidi nella capitale, oggi scomparse, tra cui quella di Romolo nella zona vaticana. La piramide rappresentava agli occhi dei romani non solo un omaggio all'antica civiltà egizia, ma anche un simbolo di eternità e permanenza.

Secondo l'iscrizione ancora leggibile sul monumento, la costruzione fu completata in soli trecentotrentasei giorni, un tempo notevolmente breve che testimonia l'efficienza dell'organizzazione cantieristica romana e probabilmente l'urgenza degli eredi di Cestio di rispettare disposizioni testamentarie che condizionavano l'eredità al completamento rapido del sepolcro.

Le caratteristiche architettoniche uniche del monumento
La Piramide Cestia si distingue nettamente dalle piramidi egizie più famose per diverse caratteristiche strutturali e stilistiche. L'aspetto più evidente è la pendenza molto più acuta delle pareti: circa sessanta gradi rispetto ai quarantacinque-cinquanta gradi tipici delle grandi piramidi di Giza. Questa inclinazione riflette in realtà l'influenza delle piramidi nubiane del regno di Meroe, nell'attuale Sudan, che i romani avevano conosciuto durante le campagne militari in quella regione.

La struttura interna è costruita con la tipica tecnica romana dell'opus caementicium, il calcestruzzo romano fatto di malta, pozzolana e caementa (frammenti di pietra). Questo nucleo resistente è poi completamente rivestito da lastre di marmo bianco di Luni, l'odierna Carrara, accuratamente lavorate e disposte. La base quadrata misura circa trenta metri per lato, mentre l'altezza raggiunge i trentasei metri e mezzo, creando una struttura imponente ma molto più slanciata delle piramidi egizie classiche.

All'interno, la camera sepolcrale è un ambiente rettangolare voltato a botte, completamente affrescato con eleganti decorazioni in stile pompeiano del secondo periodo. Le pareti mostrano vittorie alate, candelabri vegetali e figure femminili, testimoniando che l'interno seguiva i canoni decorativi romani piuttosto che egizi. Purtroppo, la tomba fu violata già in epoca antica e i resti di Cestio insieme ai suoi corredi funerari andarono perduti.

La piramide attraverso i secoli
La storia della Piramide Cestia dopo la sua costruzione è altrettanto affascinante quanto le sue origini. Nel terzo secolo dopo Cristo, durante il regno dell'imperatore Aureliano, Roma fu dotata di nuove mura difensive in risposta alle crescenti minacce barbariche. La Piramide Cestia si trovò incorporata in queste Mura Aureliane, diventando parte integrante del sistema difensivo della città presso la Porta Ostiensis, oggi nota come Porta San Paolo.

Questa integrazione nelle mura salvò probabilmente il monumento dalla distruzione o dallo smantellamento per recuperare i materiali da costruzione, destino toccato a molti altri edifici antichi durante il Medioevo. La piramide divenne un punto di riferimento lungo la via Ostiense, la strada che collegava Roma al porto di Ostia, e la sua forma inconfondibile la rese facilmente identificabile per viaggiatori e pellegrini.

Durante il Medioevo, in assenza di conoscenza storica precisa sull'origine del monumento, fiorirono leggende fantasiose. Molti credevano che fosse la tomba di Remo, fratello di Romolo, confondendola con un'altra piramide oggi scomparsa che si trovava in Vaticano e che era effettivamente chiamata Meta Romuli. Questa confusione persistette per secoli, testimoniando come la memoria storica accurata si fosse persa.

Nel Rinascimento, con la riscoperta dell'antichità classica, studiosi e architetti cominciarono a documentare il monumento con maggiore attenzione. L'iscrizione dedicatoria fu finalmente letta e interpretata correttamente, restituendo al monumento il suo vero significato e dedicatario. Artisti come Giovanni Battista Piranesi inclusero la piramide nelle loro celebri vedute di Roma, contribuendo alla sua fama internazionale.

Il cimitero acattolico e il contesto moderno
Nel diciottesimo secolo, proprio accanto alla Piramide Cestia, fu istituito il Cimitero Acattolico di Roma, destinato alla sesepoltura di non cattolici che morivano nella città pontificia. Questo luogo di riposo finale ospita le tombe di numerose personalità illustri, tra cui i poeti romantici John Keats e Percy Bysshe Shelley, lo scrittore Carlo Emilio Gadda, il politico Antonio Gramsci e molti altri intellettuali, artisti e viaggiatori stranieri.

La presenza della piramide ha conferito a questo cimitero un'atmosfera unica, quasi surreale, dove l'antico monumento pagano veglia sulle tombe moderne in un giardino lussureggiante popolato da una colonia di gatti che è diventata essa stessa una caratteristica iconica del luogo. Il contrasto tra la monumentalità geometrica della piramide e il verde romantico del cimitero crea uno degli scorci più suggestivi e meno conosciuti di Roma.

Oggi la Piramide Cestia è visitabile su prenotazione, permettendo ai visitatori di accedere alla camera funebre interna e ammirare gli affreschi ancora parzialmente conservati. Il monumento è illuminato di notte, creando uno spettacolo visivo impressionante per chi transita lungo viale Piramide Cestia o esce dalla stazione metro Piramide. È uno dei pochi monumenti dell'antica Roma che conserva praticamente intatto il suo rivestimento marmoreo originale.

La Piramide Cestia rappresenta un affascinante paradosso culturale: un monumento profondamente romano che celebra una civiltà straniera, un simbolo dell'apertura di Roma verso culture esterne unite alla capacità di adattarle al proprio linguaggio architettonico. Sopravvissuta per oltre duemila anni attraverso imperi, barbari, papi e repubbliche, questa piramide continua a testimoniare quel momento unico della storia in cui l'Egitto conquistò l'immaginario romano, lasciando un'impronta indelebile nel paesaggio della Città Eterna.