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Largo di Torre Argentina: l'area sacra dove fu assassinato Cesare
Di Alex (del 27/01/2026 @ 11:00:00, in Tecnologia, letto 20 volte)
Vista dall'alto dell'Area Sacra di Largo Argentina con i resti dei quattro templi repubblicani e le colonne della Curia di Pompeo dove morì Cesare
Vista dall'alto dell'Area Sacra di Largo Argentina con i resti dei quattro templi repubblicani e le colonne della Curia di Pompeo dove morì Cesare

Nel cuore di Roma, metri sotto il livello stradale moderno, giace un complesso di quattro templi repubblicani e i resti della Curia di Pompeo, teatro dell'assassinio di Giulio Cesare il 15 marzo 44 avanti Cristo. Recenti lavori hanno reso accessibile quest'area, permettendo di camminare nella Roma antica. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Una scoperta archeologica nel cuore della città moderna
Largo di Torre Argentina è oggi uno dei luoghi più trafficati di Roma, incrocio nevralgico attraversato quotidianamente da migliaia di romani e turisti. Pochi sanno che proprio sotto i loro piedi, a circa sei metri di profondità rispetto al livello stradale contemporaneo, si estende uno dei complessi archeologici più importanti della Roma repubblicana. La differenza di quota testimonia i millenni di stratificazione urbana: la Roma antica giace letteralmente sepolta sotto la città moderna.

L'area fu scoperta casualmente negli anni Venti del Novecento durante i lavori di demolizione e ricostruzione urbanistica voluti dal regime fascista. Tra il 1926 e il 1929, archeologi guidati da Giuseppe Marchetti Longhi portarono alla luce un complesso di quattro templi di epoca repubblicana, perfettamente conservati nella loro pianta e in molti elementi strutturali. La scoperta fu sensazionale: emergeva un intero quartiere sacro della Roma arcaica e repubblicana, congelato nel tempo.

L'area prende il nome dalla Torre Argentina, una costruzione medievale appartenuta a Johannes Burckardt, vescovo di Strasburgo (in latino Argentoratum), che possedeva un palazzo nella zona nel quindicesimo secolo. Questa torre, oggi scomparsa, diede il nome al largo e, per estensione, all'area archeologica sottostante, creando un curioso collegamento linguistico tra Medioevo e antichità.

I quattro templi repubblicani
Gli archeologi identificarono quattro templi distinti, convenzionalmente denominati con le lettere A, B, C e D, procedendo da sud a nord. Questi edifici sacri coprono un arco temporale di circa tre secoli, dal quarto al primo secolo avanti Cristo, testimoniando l'evoluzione architettonica e religiosa della Roma repubblicana.

Il Tempio A, il più meridionale, risale probabilmente al terzo secolo avanti Cristo ed è caratterizzato da un alto podio e da colonne ancora parzialmente in piedi. Gli studiosi hanno proposto diverse identificazioni, tra cui quella con il tempio di Giuturna, ninfa delle fonti, anche se l'attribuzione rimane incerta. Il podio conserva tracce dell'antico pavimento in travertino e delle scale di accesso.

Il Tempio B è il più piccolo dei quattro ma forse il più affascinante dal punto di vista architettonico. Costruito nel secondo secolo avanti Cristo, presenta una pianta circolare, elemento architettonico relativamente raro nei templi romani di epoca repubblicana. Il podio circolare è ancora ben conservato, e al centro dell'area interna si trovava la base per la statua di culto della divinità venerata, probabilmente la Fortuna Huiusce Diei, la Fortuna del Giorno Presente.

Il Tempio C è il più antico dell'intero complesso, datato al quarto o terzo secolo avanti Cristo. La sua identificazione con il tempio di Feronia, dea italica della fertilità e protettrice dei liberti, è supportata da fonti storiche che collocano questo santuario in quest'area. Il tempio fu ricostruito dopo un incendio nel primo secolo avanti Cristo, e gli strati archeologici mostrano chiaramente le diverse fasi costruttive.

Il Tempio D è il più grande e monumentale del complesso. Costruito probabilmente nel secondo secolo avanti Cristo, presenta un imponente podio rettangolare con gradinate di accesso frontali. Gli studiosi lo identificano con il tempio dei Lari Permarini, divinità protettrici dei naviganti, edificato dal console Lucio Emilio Regillo per commemorare una vittoria navale. Parti delle colonne e del podio sono eccezionalmente ben conservate.

La Curia di Pompeo: teatro del più famoso assassinio della storia
Dietro i quattro templi, sul lato orientale dell'area archeologica, si trovano i resti di quello che è probabilmente il luogo più drammaticamente significativo dell'intero complesso: la Curia di Pompeo. Questo edificio cambiò per sempre il corso della storia occidentale il 15 marzo del 44 avanti Cristo, giorno passato alla storia come le Idi di Marzo.

La Curia era parte di un vasto complesso architettonico fatto costruire da Gneo Pompeo Magno intorno al 55 avanti Cristo. Il complesso comprendeva il primo teatro permanente in muratura di Roma, noto come Teatro di Pompeo, e questa curia o sala riunioni che serviva da sede alternativa per il Senato romano quando la Curia nel Foro non era disponibile. Pompeo mascherò la costruzione del teatro, considerata eccessivamente ellenica e poco romana dai conservatori, presentandolo come semplice cavea per un tempio dedicato a Venere Vincitrice posto sulla sommità.

Il 15 marzo del 44 avanti Cristo, il Senato si riunì nella Curia di Pompeo perché la Curia ufficiale nel Foro era in restauro. Giulio Cesare, perpetuo dittatore dopo anni di guerre civili e conquiste, si presentò alla seduta nonostante numerosi presagi e avvertimenti che la moglie Calpurnia riferì di aver ricevuto in sogno. Un gruppo di senatori congiurati, capeggiati da Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, aveva pianificato meticolosamente l'assassinio.

Secondo le fonti antiche, principalmente Plutarco e Svetonio, Cesare entrò nella Curia e prese posto sulla sua sedia curule. I congiurati, una sessantina di senatori, lo circondarono con il pretesto di presentare petizioni. A un segnale concordato, Lucio Tillio Cimbro afferrò la toga di Cesare tirandola dalle spalle, e Publio Servilio Casca vibrò il primo colpo di pugnale, colpendolo al collo.

Cesare cercò di difendersi con lo stilo, lo strumento appuntito usato per scrivere sulle tavolette di cera, ma fu sopraffatto dalla furia dei congiurati che lo colpirono ripetutamente. Secondo Svetonio, Cesare ricevette ventitré pugnalate, anche se solo una si rivelò mortale. Quando vide tra gli aggressori anche Marco Bruto, che considerava quasi un figlio, pronunciò le famose ultime parole in greco: "Kai su, teknon" (Anche tu, figlio), distorte dalla tradizione in "Tu quoque, Brute, fili mi".

Cesare cadde ai piedi della statua di Pompeo, suo antico alleato nella prima triumvirato poi divenuto nemico nelle guerre civili e ucciso in Egitto nel 48 avanti Cristo. L'ironia di morire proprio sotto l'effige del suo vecchio rivale non sfuggì agli storici antichi, che videro in questo un segno del destino. Il corpo rimase lì abbandonato per diverse ore prima che tre schiavi lo portassero via su una lettiga, con un braccio che pendeva inerte lungo il fianco.

Le conseguenze storiche dell'assassinio
L'assassinio di Cesare nelle Idi di Marzo del 44 avanti Cristo non portò il risultato sperato dai congiurati. Invece di restaurare la Repubblica romana e il potere del Senato, l'uccisione del dittatore scatenò una nuova serie di guerre civili devastanti che si conclusero con la fine definitiva della Repubblica e l'instaurazione dell'Impero sotto Ottaviano Augusto, figlio adottivo di Cesare.

Marco Antonio, fedele luogotenente di Cesare e console in carica, pronunciò un celebre discorso funebre che infiammò la plebe romana contro i congiurati. Mostrando la toga insanguinata di Cesare e leggendo il testamento che lasciava trecento sesterzi a ogni cittadino romano, Antonio scatenò la furia popolare. I congiurati furono costretti a fuggire da Roma, e molti di loro morirono nei successivi scontri militari.

La battaglia di Filippi nel 42 avanti Cristo vide la sconfitta definitiva di Bruto e Cassio per mano di Antonio e Ottaviano. Entrambi i capi della congiura si suicidarono dopo la disfatta. Nel giro di pochi anni, anche il triumvirato tra Antonio, Ottaviano e Lepido si sfaldò, portando alla guerra finale tra Antonio (alleato con Cleopatra in Egitto) e Ottaviano, conclusasi con la vittoria di quest'ultimo nella battaglia di Azio nel 31 avanti Cristo.

Nel 27 avanti Cristo, Ottaviano ricevette dal Senato il titolo di Augustus e divenne di fatto il primo imperatore romano, pur mantenendo formalmente le istituzioni repubblicane. La Repubblica che i congiurati avevano cercato di salvare uccidendo Cesare era morta definitivamente, sostituita da un sistema monarchico che sarebbe durato per secoli. L'assassinio nelle Idi di Marzo si rivelò quindi tragicamente controproducente per i suoi perpetratori.

L'area oggi: un museo a cielo aperto accessibile
Per decenni dopo la scoperta negli anni Venti, l'Area Sacra di Largo Argentina rimase visibile solo dall'alto, circondata da recinzioni che permettevano ai passanti di affacciarsi e osservare le rovine dall'alto ma non di camminarvi dentro. L'area divenne famosa anche per ospitare una numerosa colonia di gatti randagi, curati da volontari in quello che divenne noto come il Rifugio Felino di Torre Argentina.

Nel 2012 iniziarono lavori di restauro e valorizzazione finanziati dalla maison italiana Bulgari, che investì un milione di euro nel progetto. I lavori si concentrarono sulla pulizia, il consolidamento strutturale delle rovine e, soprattutto, sulla creazione di percorsi pedonali che permettessero finalmente ai visitatori di scendere al livello dell'antica Roma e camminare tra i templi.

Nel giugno 2023, dopo ulteriori lavori e ritardi dovuti anche alla pandemia, l'area fu finalmente aperta al pubblico con passerelle moderne che serpeggiano tra le rovine antiche. I visitatori possono ora letteralmente camminare nella Roma repubblicana, passando accanto ai podii dei templi e sostando nel punto approssimativo dove Cesare fu assassinato. Pannelli informativi multilingue spiegano la storia di ogni struttura.

L'illuminazione notturna dell'area archeologica crea uno spettacolo suggestivo, con le antiche colonne e i podii dei templi che emergono drammaticamente dall'oscurità, visibili dalle strade circostanti e dai bus e tram che passano continuamente. Il contrasto tra il flusso incessante del traffico moderno e l'immobilità millenaria delle rovine sottolinea la stratificazione temporale unica di Roma.

La colonia felina, divenuta essa stessa un'attrazione turistica, continua a popolare l'area. Un piccolo rifugio sotterraneo ospita i volontari che si occupano dei gatti, e molti visitatori combinano la visita archeologica con l'osservazione dei numerosi felini che hanno eletto questo luogo a loro dimora, creando un'atmosfera peculiare dove antico e contemporaneo, tragedia storica e vita quotidiana si intrecciano in modo unico.

Largo di Torre Argentina rappresenta uno degli incroci più affascinanti tra storia e quotidianità nella città eterna. Qui, a pochi metri di profondità sotto il caos del traffico contemporaneo, riposano i templi che i romani repubblicani frequentarono per secoli e il luogo esatto dove un pugnale cambiò il corso della civiltà occidentale. Camminare tra queste rovine significa letteralmente attraversare il confine tra presente e passato, toccando le stesse pietre che videro la fine della Repubblica e l'alba dell'Impero.