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Groenlandia Crisi Geopolitica Trump
Di Alex (del 21/01/2026 @ 12:00:00, in Tecnologia, letto 10 volte)
Groenlandia, la crisi geopolitica dopo le dichiarazioni di Trump
Mappa delle esercitazioni militari europee in Groenlandia con frecce dai paesi NATO verso l'isola artica
Mappa delle esercitazioni militari europee in Groenlandia con frecce dai paesi NATO verso l'isola artica

Le recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump sulla Groenlandia hanno scatenato una crisi diplomatica senza precedenti. L'isola artica, territorio autonomo danese, è al centro di tensioni tra Stati Uniti ed Europa, con l'operazione Arctic Endurance che vede schierati contingenti militari di otto paesi NATO per ribadire la sovranità danese. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Le minacce di Trump e la reazione europea
Nel gennaio 2025, Donald Trump ha riproposto con forza l'idea di acquisire la Groenlandia, definendola essenziale per la sicurezza nazionale americana. Le sue dichiarazioni, che includevano la possibilità di non escludere l'uso della forza militare, hanno provocato reazioni sdegnate a Copenaghen e in tutta Europa. Il primo ministro danese ha immediatamente respinto ogni ipotesi di cessione del territorio, ricordando che i confini nazionali e la sovranità degli Stati si basano sul diritto internazionale.

A gennaio 2026, Trump ha intensificato la pressione, nominando Jeff Landry come inviato speciale per la Groenlandia e minacciando dazi del dieci percento dal primo febbraio contro otto paesi europei che si oppongono ai suoi piani: Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. La minaccia prevede un aumento delle tariffe al venticinque percento dal primo giugno 2026 fino al raggiungimento di un accordo per l'acquisto completo dell'isola.

L'operazione Arctic Endurance e la risposta militare
In risposta alle mire espansionistiche americane, la Danimarca ha lanciato l'operazione Arctic Endurance, un'esercitazione militare congiunta che ha visto l'arrivo dei primi contingenti europei in Groenlandia il quindici gennaio 2026. Francia, Germania, Svezia, Norvegia, Finlandia, Regno Unito, Paesi Bassi ed Estonia hanno inviato truppe sull'isola artica, in quello che rappresenta il primo coordinamento militare europeo di questo tipo nella regione.

Sebbene si tratti di poche decine di soldati, il significato politico dell'operazione è enorme. Il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen ha proposto al segretario generale della NATO Mark Rutte la creazione di una missione di monitoraggio permanente in Groenlandia. Le esercitazioni, previste per durare da uno a due anni secondo il generale Soren Andersen, mirano a rafforzare la sorveglianza delle installazioni strategiche, assistere le autorità locali e dimostrare una presenza continuativa europea nell'Artico.

Il rispetto del diritto internazionale come pilastro fondamentale
La crisi groenlandese solleva questioni fondamentali sul rispetto del diritto internazionale. L'alta rappresentante per la politica estera europea Kaja Kallas ha ribadito con fermezza che l'integrità territoriale e la sovranità sono principi essenziali del diritto internazionale che devono essere tutelati. La Groenlandia appartiene al suo popolo e nessuna minaccia di dazi può cambiare questa realtà.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che la Groenlandia appartiene al popolo groenlandese e che le minacce tariffarie minano le relazioni transatlantiche, rischiando di innescare una pericolosa spirale. La cancelliera tedesca e i leader di altri paesi europei hanno sottolineato che i colloqui con gli Stati Uniti devono sempre basarsi sul rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale.

Anche l'arcivescovo Timothy Broglio, ordinario militare per gli Stati Uniti d'America, ha espresso preoccupazione, dichiarando alla BBC che i militari cattolici americani potrebbero dover considerare di disobbedire a ordini militari ingiusti riguardanti la Groenlandia. Il diritto internazionale e i principi morali dovrebbero guidare tutti, ha affermato, e non esiste circostanza in cui l'occupazione della Groenlandia con la forza possa soddisfare i criteri di una guerra giusta.

La posizione di Russia e Cina sulla crisi
Le dichiarazioni di Trump hanno attirato l'attenzione anche di Russia e Cina, che hanno respinto le accuse americane di voler conquistare la Groenlandia. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha affermato di non avere dubbi che Washington sia perfettamente consapevole dell'assenza di piani di conquista da parte di Mosca e Pechino. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha concordato con la posizione cinese secondo cui le accuse contro i due paesi per l'escalation intorno alla Groenlandia sono inaccettabili.

Pechino ha invitato l'amministrazione Trump a smettere di usare la cosiddetta minaccia cinese come pretesto per interessi personali. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha ribadito che il diritto internazionale, basato sugli scopi e sui principi della Carta delle Nazioni Unite, è il fondamento dell'ordine internazionale esistente e deve essere tutelato.

Lavrov ha osservato che la situazione groenlandese solleva enormi sfide per la NATO e l'Unione Europea, con discussioni che prima sarebbero state difficili da immaginare. Mosca ha manifestato preoccupazione per l'invio di truppe europee in Groenlandia, pur riconoscendo che si tratta di una questione che riguarda il Regno di Danimarca e il diritto internazionale.

Le implicazioni strategiche per l'Artico
La Groenlandia riveste un'importanza strategica fondamentale nell'Artico. L'isola ospita la base militare americana di Pituffik, ex Thule, parte integrante del sistema di difesa missilistica statunitense. Con il riscaldamento globale, si prevede che nuove rotte marittime artiche diventino navigabili per diversi mesi all'anno, aumentando l'importanza geopolitica della regione.

L'isola è inoltre ricca di minerali rari essenziali per la transizione energetica e le tecnologie di intelligenza artificiale, tra cui terre rare, rame e zinco. Si stima che l'Artico contenga il trenta percento delle riserve mondiali non ancora scoperte di gas e il tredici percento di quelle di petrolio. Questi fattori spiegano l'interesse crescente delle grandi potenze per la regione.

La risposta dell'Unione Europea e le contromisure
L'Unione Europea si sta preparando a rispondere alle minacce di Trump. Il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa ha convocato una riunione straordinaria dei leader europei per il ventidue gennaio 2026 per discutere le relazioni transatlantiche. Secondo il Financial Times, gli ambasciatori dei paesi membri starebbero valutando di colpire gli Stati Uniti con dazi per novantatré miliardi di euro utilizzando lo strumento anti-coercizione approvato nel 2023.

Emmanuel Macron ha proposto di attivare questo meccanismo, originariamente pensato per contrastare minacce cinesi ma mai utilizzato fino ad ora. Il presidente francese ha scritto su X che nessuna intimidazione potrà influenzare l'Europa e che le minacce tariffarie sono inaccettabili e non hanno alcun posto in questo contesto.

Il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis ha dichiarato che l'Unione è pronta a reagire, ma anche a cercare un'interazione costruttiva con gli Stati Uniti sulla base del chiaro principio del rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale. La posizione europea rimane ferma: i principi del diritto internazionale non sono negoziabili.

Le divisioni all'interno della NATO
La crisi groenlandese sta mettendo a dura prova la coesione della NATO. Trump ha dichiarato in un'intervista al New York Times che potrebbe dover scegliere tra la Groenlandia e preservare l'esistenza stessa dell'Alleanza atlantica. Questa affermazione ha sollevato interrogativi sulla tenuta dell'organizzazione di fronte a un conflitto tra due dei suoi membri fondatori.

Non tutti i paesi europei hanno partecipato all'operazione Arctic Endurance. L'Italia ha deciso di non inviare truppe, con il ministro della Difesa Guido Crosetto che ha affermato che un'iniziativa del genere dovrebbe essere coordinata dalla NATO e ha liquidato l'esercitazione come una gara priva di senso. Anche la Polonia non partecipa, sebbene il primo ministro Donald Tusk abbia avvertito che un intervento militare degli Stati Uniti in Groenlandia sarebbe un disastro e la fine del mondo come lo conosciamo.

Il rischio di una nuova guerra commerciale
La minaccia di dazi rappresenta il rischio concreto di una nuova guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sottolineato che i dazi vengono solitamente pagati dai consumatori del paese importatore, in questo caso gli americani, e che danneggerebbero anche l'economia europea e in particolare quella tedesca.

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha definito le tariffe completamente sbagliate, insistendo sul fatto che il futuro della Groenlandia riguarda solo i groenlandesi e i danesi. Gli otto paesi europei colpiti dai dazi hanno emesso una dichiarazione congiunta in cui affermano che le minacce tariffarie minano le relazioni transatlantiche e rischiano di innescare una pericolosa spirale che finisce per danneggiare la popolazione.

Le conseguenze per l'ordine internazionale
La crisi groenlandese rischia di avere conseguenze profonde sull'ordine internazionale post-seconda guerra mondiale. L'idea che uno stato membro della NATO possa tentare di annettere con la forza il territorio di un altro membro rappresenta una minaccia sistemica all'architettura di sicurezza consolidatasi negli ultimi settantacinque anni.

La premier danese Mette Frederiksen ha dichiarato che esiste ancora un disaccordo fondamentale dopo gli incontri a Washington, perché l'ambizione americana di conquistare la Groenlandia rimane intatta. Si tratta di una questione seria che richiede un impegno continuo per impedire che questo scenario diventi realtà.

L'ironia della situazione, osservano alcuni analisti, è che Russia e Cina potrebbero essere i maggiori vincitori della crisi, nonostante Trump giustifichi le sue azioni in nome della dissuasione di entrambe. L'alienazione dell'Europa occidentale e la rottura della coesione transatlantica rappresentano obiettivi storici della strategia russa.

La crisi groenlandese del 2026 rappresenta un momento cruciale per il futuro delle relazioni transatlantiche e per il rispetto del diritto internazionale. La ferma risposta europea, basata sulla difesa della sovranità e dell'integrità territoriale, insieme al richiamo ai principi della Carta delle Nazioni Unite, costituisce un segnale importante per tutte le potenze che potrebbero essere tentate di mettere in discussione l'ordine internazionale. Solo attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e l'adesione ai principi del diritto internazionale sarà possibile superare questa crisi e preservare la pace e la stabilità nella regione artica e nel mondo.