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Eunice Newton Foote e la scoperta dell'effetto serra
Di Alex (del 04/01/2026 @ 07:00:00, in Donne scienziate, letto 97 volte)
Eunice Newton Foote nel suo laboratorio domestico con cilindri di vetro e termometri esposti alla luce solare
Eunice Newton Foote nel suo laboratorio domestico con cilindri di vetro e termometri esposti alla luce solare

Nel 1856, tre anni prima di John Tyndall, Eunice Newton Foote condusse un esperimento rivoluzionario: dimostrò che l'anidride carbonica intrappola il calore solare molto più dell'aria comune. Con pochi strumenti e grande ingegno, intuì che un'atmosfera ricca di CO₂ avrebbe innalzato la temperatura globale. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Un esperimento di elegante semplicità
Nell'estate del 1856, mentre l'Europa scientifica si preparava alle grandi scoperte della fisica termodinamica, una scienziata americana conduceva un esperimento apparentemente semplice ma dalle implicazioni straordinarie. Eunice Newton Foote, nata il 17 luglio 1819 nel Connecticut, aveva trasformato parte della sua casa in un piccolo laboratorio. Con quattro termometri a mercurio, due cilindri di vetro lunghi circa 70 centimetri e una pompa manuale, Foote si propose di testare un'ipotesi audace: i diversi gas atmosferici assorbivano il calore solare in modo differente.

Il protocollo sperimentale era lineare ma ingegnoso. Foote riempì i cilindri con gas diversi: aria secca, aria umida, idrogeno, ossigeno e quello che all'epoca veniva chiamato acido carbonico, oggi noto come anidride carbonica. Dopo aver portato tutti i cilindri alla stessa temperatura iniziale, li espose ai raggi del sole, registrando meticolosamente le variazioni di temperatura ogni tre minuti. Successivamente ripeté le misurazioni ponendo i cilindri all'ombra per studiare il raffreddamento. I risultati furono inequivocabili: il cilindro contenente anidride carbonica si riscaldava molto più degli altri, raggiungendo temperature fino a 52 gradi Celsius, e soprattutto tratteneva il calore più a lungo dopo la rimozione dalla fonte luminosa.

La profezia climatica del 1856
Nelle conclusioni del suo articolo intitolato Circumstances affecting the heat of the sun's rays, pubblicato sull'American Journal of Science and Arts nel novembre 1856, Foote scrisse una frase che oggi suona drammaticamente profetica: "Un'atmosfera formata da quel gas porterebbe la nostra Terra a una temperatura più alta". Non si limitò a descrivere i risultati empirici, ma collegò le sue osservazioni alla paleoclimatologia, ipotizzando che nei periodi geologici precedenti al Carbonifero, quando l'atmosfera conteneva concentrazioni maggiori di CO₂, la Terra dovesse aver conosciuto temperature significativamente più elevate di quelle attuali.

Questa intuizione anticipava di oltre un secolo la moderna scienza del clima. Foote aveva compreso il principio fondamentale dell'effetto serra antropogenico proprio nel momento in cui la Rivoluzione Industriale stava accelerando l'immissione di anidride carbonica nell'atmosfera attraverso la combustione di carbone e altri combustibili fossili. La correlazione tra attività umana, aumento della CO₂ atmosferica e riscaldamento globale era implicita nel suo lavoro, anche se le conseguenze sarebbero diventate evidenti solo nel secolo successivo. Nel 1856 la concentrazione atmosferica di CO₂ era di circa 285 parti per milione; oggi ha superato le 420 parti per milione, un incremento del 47 percento.

Una scienziata invisibile
Il 23 agosto 1856, all'ottavo congresso annuale dell'American Association for the Advancement of Science ad Albany, New York, il lavoro di Eunice Newton Foote venne presentato pubblicamente. Ma non fu lei a salire sul podio: il professor Joseph Henry dello Smithsonian Institution lesse la ricerca al suo posto. Sebbene l'AAAS fosse una delle poche società scientifiche dell'epoca ad ammettere donne tra i suoi membri, il diritto di parlare durante i congressi era riservato esclusivamente ai membri professionali, categoria dalla quale le donne erano sistematicamente escluse. Foote sedette tra il pubblico, costretta ad assistere alla presentazione del proprio lavoro da parte di un uomo.

La pubblicazione dell'articolo non garantì a Foote il riconoscimento che meritava. Sebbene alcuni giornali scientifici dell'epoca, come il Scientific American e il Canadian Journal of Industry, Science and Art, riportassero brevi sintesi della sua ricerca, le riviste europee trattarono il lavoro con superficialità. L'Edinburgh New Philosophical Journal del 1857 pubblicò un riassunto che ometteva completamente le conclusioni sul legame tra CO₂ e temperatura globale, e addirittura attribuì erroneamente la scoperta a "Elisha Foote", il marito di Eunice, matematico e giudice. Questo errore simboleggia perfettamente l'invisibilità sistematica delle donne nella scienza ottocentesca, dove anche i contributi documentati potevano essere cancellati o attribuiti agli uomini più prossimi.

L'attivista per i diritti delle donne
La vita di Eunice Newton Foote non si ridusse alla scienza. Nel 1848, otto anni prima del suo celebre esperimento sui gas serra, partecipò alla prima Convenzione per i diritti delle donne a Seneca Falls, New York, un evento fondamentale nella storia del femminismo americano. Insieme al marito Elisha, Eunice firmò la Dichiarazione dei sentimenti, documento che richiedeva l'uguaglianza delle donne nello status sociale, legale ed economico, incluso il diritto di voto. Questa partecipazione non fu casuale: Foote aveva studiato al Troy Female Seminary, una delle poche istituzioni educative dell'epoca che incoraggiava le studentesse a seguire corsi di scienze e a partecipare attivamente ai laboratori di chimica.

La discriminazione che Foote subì nel mondo scientifico era speculare a quella che combatteva come attivista. Le donne dell'Ottocento erano largamente escluse dalle università, dalle società scientifiche e dalle opportunità di ricerca professionale. Per condurre i suoi esperimenti, Foote dovette allestire un laboratorio domestico, lavorando in isolamento rispetto alla comunità scientifica. Oltre all'esperimento sull'effetto serra, brevettò diverse invenzioni, tra cui un'imbottitura in gomma per eliminare il cigolio delle scarpe e un nuovo tipo di carta più resistente. Nel 1857 pubblicò un secondo articolo scientifico sull'elettricità statica e i gas atmosferici, dimostrando che il suo interesse per la scienza non era episodico ma profondamente radicato.

Centocinquanta anni di oblio
Eunice Newton Foote morì il 30 settembre 1888 a 69 anni, senza aver mai ricevuto il riconoscimento che il suo lavoro meritava. Per oltre un secolo e mezzo, il suo nome scomparve dalla storia della scienza. Nel 1859, tre anni dopo la pubblicazione di Foote, il fisico irlandese John Tyndall condusse esperimenti più sofisticati sull'assorbimento del calore da parte dei gas atmosferici, utilizzando strumentazioni avanzate che gli permisero di quantificare con maggiore precisione l'effetto serra. Tyndall divenne il riferimento universale per la scienza del clima, e la sua priorità cronologica rispetto a Foote rimase ignota per generazioni. Non esistono prove che Tyndall conoscesse il lavoro di Foote: il suo articolo non aveva circolato adeguatamente in Europa, e la comunità scientifica non gli aveva dato l'importanza dovuta.

La riscoperta di Eunice Newton Foote avvenne solo nel 2010, quando il geologo in pensione Raymond Sorenson si imbatté casualmente nel suo articolo del 1856 sfogliando un volume dell'Annual Scientific Discovery del 1857. Sorenson comprese immediatamente l'importanza storica di quella pubblicazione e nel gennaio 2011 rese pubbliche le sue scoperte attraverso un articolo su AAPG Search and Discovery. La notizia suscitò grande interesse: Sorenson ricevette più risposte per quel lavoro che per qualsiasi altra sua ricerca precedente. Nel novembre 2019 l'Università della California organizzò una conferenza per riconoscere il contributo di Foote alla scienza del clima. John Perlin, ricercatore presso il Dipartimento di Fisica, la definì "la Rosa Parks della scienza".

Oggi, mentre il mondo affronta la crisi climatica causata dall'accumulo di gas serra nell'atmosfera, il lavoro di Eunice Newton Foote assume un significato ancora più potente. La scienziata che nel 1856 aveva intuito il legame tra CO₂ e riscaldamento globale è finalmente uscita dall'ombra, diventando simbolo della lotta contro l'invisibilità delle donne nella scienza. Il suo esperimento con i cilindri di vetro resta un esempio di eleganza scientifica e di come l'ingegno possa compensare la mancanza di risorse sofisticate. La storia di Foote ci ricorda che la conoscenza scientifica può essere oscurata dai pregiudizi, ma la verità emerge sempre. E ci ammonisce che già 167 anni fa avremmo potuto agire per prevenire la catastrofe climatica che stiamo vivendo oggi.