Nino Castelnuovo e Daria Nicolodi nello sceneggiato Ritratto di donna velata
Trasmesso nell'autunno del millenovecentosettantacinque, Ritratto di donna velata unì il fascino delle necropoli etrusche ai segreti dell'ipnosi regressiva, costruendo un giallo gotico di rara eleganza visiva e psicologica. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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L'ombra degli etruschi e le nebbie di Volterra
Nell'agosto del millenovecentosettantacinque la Rai programmò sul Canale Nazionale la miniserie in cinque puntate intitolata Ritratto di donna velata, diretta da Flaminio Bollini. La sceneggiatura, firmata da Nino Palumbo e dallo stesso Bollini, scelse come scenario privilegiato la provincia di Pisa, sfruttando le geometrie severe di Volterra, i silenzi spettrali delle colline toscane e i cunicoli ipogei delle necropoli etrusche. L'archeologo Luigi Certaldo, interpretato da Nino Castelnuovo, giunge nei luoghi attratto da un enigma sepolto nel sottosuolo: una misteriosa statuetta votiva raffigurante una figura femminile velata, la cui fattura sembra celare una maledizione tramandata nei secoli. La narrazione instaurava sin dalle prime inquadrature un clima di costante allarme psicologico, in cui l'erudizione archeologica faceva da contrappunto a delitti inspiegabili e improvvise sparizioni.
L'ipnosi regressiva e il fascino magnetico di Daria Nicolodi
Il fulcro drammatico della vicenda ruotava attorno alla figura eterea e perturbante di Elisa, personificata da una magnifica Daria Nicolodi, già musa del cinema thriller italiano contemporaneo. La giovane donna sembrava vivere in uno stato di sonnambulismo permanente, vittima di visioni e reminiscenze appartenenti a un'epoca remota. L'inserimento dell'ipnosi regressiva nelle dinamiche dell'indagine consentì agli autori di esplorare la frontiera tra suggestione clinica, inconscio e credenza esoterica, evocando atmosfere prossime a quelle celebrate pochi anni prima da Il segno del comando. Accanto ai protagonisti, attori del calibro di Massimo Girotti, Luciana Negrini e Corrado Gaipa conferivano alla recitazione uno spessore teatrale impeccabile, tratteggiando figure ambigue di collezionisti d'arte e studiosi corrotti dall'avidità.
La struttura narrativa e i dettagli produttivi rispecchiavano l'eccellenza dello sceneggiato Rai:
Cinque serate di mistero: programmazione dal trentuno agosto al ventotto settembre millenovecentosettantacinque con grande seguito di critica
Location storiche suggestive: riprese dal vero tra le balze volterrane, San Gimignano e i reperti museali della civiltà etrusca
Colonna sonora evocativa: musiche composte da Riz Ortolani, capaci di alternare lirismo malinconico e improvvise dissonanze orchestrali di terrore puro
Opera
Anno
Regista
Interpreti di Rilievo
Ambientazione
Ritratto di donna velata
1975
Flaminio Bollini
Nino Castelnuovo, Daria Nicolodi, Massimo Girotti
Volterra e necropoli toscane
Una gemma del mistero tra giallo e folklore ancestrale
A distanza di decenni Ritratto di donna velata rimane un modello insuperato di horror gotico moderno trapiantato nel paesaggio italiano. Lontano dalle soluzioni semplicistiche del consumo rapido, lo sceneggiato sfruttava la cadenza lenta delle inquadrature e l'uso espressivo delle ombre per trasmettere il peso di una colpa ancestrale mai espiata. La terra d'Etruria non fungeva da mero sfondo decorativo, ma si imponeva come organismo vivente custode di segreti inaccessibili alla logica positivista, confermando l'età dell'oro della finzione televisiva pubblica.
Il sodalizio artistico tra Nino Castelnuovo e Daria Nicolodi ha regalato agli annali della televisione un incubo ad occhi aperti, dove la bellezza del patrimonio storico convive con l'eterno timore dell'inconoscibile.