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Monemvasia nel Peloponneso: la cittadella bizantina scolpita nella roccia marina
Di Alex (del 17/10/2026 @ 14:00:00, in Beni Arte e patrimonio UNESCO, letto 43 volte)
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Scorcio delle mura fortificate e dei tetti in pietra della cittadella bizantina di Monemvasia a picco sul mare
Scorcio delle mura fortificate e dei tetti in pietra della cittadella bizantina di Monemvasia a picco sul mare
Scolpita sui fianchi di un gigantesco promontorio roccioso unito al Peloponneso da un sottile istmo, la fortezza medievale di Monemvasia incanta con i suoi vicoli voltati dromoi, le chiese bizantine e i palazzi in pietra affacciati sull'Egeo. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.

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La fortezza naturale sul mare e la genesi dell'istmo a unico accesso
Lungo la costa sud-orientale della penisola della Laconia, nel Peloponneso, si innalza una mastodontica rupe monolitica di calcare bruno che emerge dalle acque del mar Egeo per oltre trecento metri di altezza e un chilometro e mezzo di lunghezza. Questo imponente scoglio roccioso, soprannominato per la sua maestosa solitudine la Gibilterra della Grecia, era originariamente parte della terraferma prima che un tremendo terremoto sottomarino lo separasse dalla costa nel 375 dopo Cristo. La sua identitą storica e toponomastica nacque nel sesto secolo dopo Cristo, quando gli abitanti della vicina Sparta, in fuga dalle devastanti invasioni degli slavi e degli avari, scelsero la scogliera per fondare un insediamento inespugnabile battezzato Monemvasia, dai termini greci mone embasis, che significano letteralmente unico accesso. La cittadella era infatti collegata al continente unicamente attraverso una sottile striscia artificiale di terra e un ponte levatoio ligneo, risultando totalmente invisibile e inattaccabile dal lato della terraferma grazie alla parete montuosa verticale che la proteggeva alle spalle.

Urbanistica difensiva bizantina, i vicoli dromoi e le volte in pietra
L'architettura urbana di Monemvasia č un prodigio di ingegneria militare e adattamento morfologico che si articola su due livelli altimetrici distinti: la Cittą Alta, arroccata sulla sommitą dell'altopiano pianeggiante dove risiedeva la guarnigione militare e il governatore bizantino, e la Cittą Bassa, che degrada verso il mare protetta da una possente cinta muraria merlata a forma di tenaglia. Le strade dell'abitato, chiamate dromoi, sono strettissimi corridoi pedonali selciati con ciottoli marini, progettati con curve improvvise e passaggi voltati a galleria per spezzare l'impeto del vento invernale e impedire a eventuali invasori penetrati dalle mura di muovere in formazione serrata. Le case-torri dei notabili, edificate in blocchi regolari di calcare locale e malta di pozzolana, presentavano aperture minime al pianterreno e cisterne ipogee per la raccolta capillare delle acque piovane, consentendo alla popolazione di resistere ad assedi marittimi durati fino a tre anni consecutivi senza mai capitolare per sete o fame.

Il gioiello di Santa Sofia, il vino Malvasia e la memoria della dominazione veneziana
Il patrimonio artistico e spirituale del borgo raggiunge il suo culmine nei quaranta edifici di culto storici edificati tra l'apogeo bizantino e le alterne dominazioni della Repubblica di Venezia e dell'Impero Ottomano. Sulla vertiginosa scarpata della Cittą Alta svetta la spettacolare chiesa di Santa Sofia, fondata nel dodicesimo secolo dopo Cristo dall'imperatore Andronico II Paleologo: la sua pianta ottagonale sormontata da una cupola maestosa affrescata custodisce capitelli istoriati e frammenti di mosaici che dialogano costantemente con la linea dell'orizzonte marino sottostante. Oltre che come bastione militare, Monemvasia fu celebre in tutte le corti rinascimentali d'Europa come emporio commerciale d'eccellenza per la produzione e l'esportazione del Malvasia, il celebre vino liquoroso dolce e aromatico ricavato dai vigneti terrazzati della Laconia, imbarcato sulle galee veneziane per dissetare i mercanti di Londra, Bruges e Venezia, lasciando un'impronta indelebile nella storia agraria e culturale dell'intero Mediterraneo.

Monemvasia conserva intatta la solennitą di una nave di pietra ancorata all'Egeo, dove il silenzio dei vicoli voltati e l'eco lontana delle onde continuano a custodire la memoria gloriosa e immortale della civiltą bizantina.

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