Navi arrugginite nel deserto salino dell'Aralkum e acque del Lago d'Aral
Un tempo quarto lago più esteso del pianeta, il Lago d'Aral ha vissuto una catastrofe ecologica senza precedenti a causa di deviazioni agricole indiscriminate. La diga di Kokaral guida oggi un faticoso e prezioso recupero idrologico. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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Il dissesto idrogeologico provocato dalle deviazioni intensive sovietiche
Fino alla metà del ventesimo secolo, il Lago d'Aral rappresentava un mare interno gigantesco esteso su oltre sessantottomila chilometri quadrati al confine tra Kazakhstan e Uzbekistan, alimentato dai due grandi fiumi dell'Asia centrale, l'Amu Darya e il Syr Darya. A partire dagli anni sessanta del novecento, le autorità centrali sovietiche avviarono un colossale piano di ingegneria idraulica volto a trasformare le aride steppe dell'Asia centrale nella prima regione produttrice di cotone al mondo. Milioni di chilometri cubi di acqua vennero deviati lungo canali sterrati non impermeabilizzati, privando il bacino lacustre del proprio apporto idrico vitale. Nel volgere di tre decenni, il volume del lago si ridusse di oltre il novanta per cento, frammentando lo specchio d'acqua in bacini isolati e causando il totale collasso delle ventiquattro specie ittiche autoctone e della fiorente industria della pesca che sosteneva intere città costiere.
La desertificazione salina dell'Aralkum e le conseguenze sanitarie
Il prosciugamento delle acque ha esposto all'aria aperta oltre cinquantaquattromila chilometri quadrati di fondale lacustre inaridito, dando origine a una nuova landa desertica denominata dai geografi deserto dell'Aralkum. Questo immenso fondale arido non è composto da semplice sabbia, bensì da una crosta di sali minerali tossici, cloruro di sodio, solfati e residui di fitofarmaci e pesticidi chimici impiegati massicciamente nelle coltivazioni intensive e trascinati per decenni dalle acque reflue. I violenti venti continentali sollevano ogni anno decine di milioni di tonnellate di polveri salino-tossiche, scatenando tempeste chimiche che viaggiano per migliaia di chilometri fino all'Himalaya e ai ghiacciai dell'Artico, provocando un drammatico incremento di patologie respiratorie, anemie, tumori esofagei e mortalità infantile tra le popolazioni locali.
L'ingegneria idraulica della diga di Kokaral e il recupero del Piccolo Aral
Nel duemilacinque, grazie a una cooperazione finanziaria e scientifica tra il governo del Kazakhstan e la Banca Mondiale, è stata completata la diga di Kokaral, una sbarra in terra battuta e cemento lunga tredici chilometri progettata per separare il bacino settentrionale, noto come Piccolo Aral, dalle voragini prosciugate del bacino meridionale. Trattenendo le acque convogliate dal fiume Syr Darya all'interno del bacino settentrionale, la diga ha permesso l'innalzamento del livello idrico di oltre quattro metri in pochi anni, riducendo drasticamente la salinità dell'acqua dolce. Il prodigioso ritorno biologico del luccioperca, della carpa e dello storione ha riattivato le comunità di pescatori ad Aralsk, dimostrando che l'ingegneria riparativa può sanare porzioni di territorio altrimenti condannate alla morte biologica.
La tragedia e la parziale rinascita del Lago d'Aral costituiscono una delle lezioni più severe della storia ecologica moderna, ricordando che la distruzione degli equilibri fluviali genera ferite climatiche globali sanabili unicamente con decenni di cooperazione e rigore scientifico.